Per pochi giorni di differenza si rischia un vero e proprio disastro sulla pensione, con un rinvio dell’uscita dal lavoro che può arrivare fino a tre mesi. Non si potranno definire esodati, ma poco ci manca. Basti pensare che c’è chi, con le regole attuali, sarebbe dovuto andare in pensione nel 2028 e, a causa dell’aumento dell’età pensionabile, rischia di vedersela slittare al 2029 inoltrato. E, guardando ancora più avanti, la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente, considerando i nuovi aumenti già ipotizzati.
Andare in pensione a 67 anni con soli 20 anni di contributi sarà possibile soltanto per chi riuscirà a maturare entrambi i requisiti entro la fine del 2026.
Dal 2027 servirà infatti un mese in più di età, mentre dal 2028 l’aumento complessivo salirà a tre mesi. Oggi vedremo come, per effetto di questi incrementi e di un compleanno arrivato nel momento “sbagliato”, qualcuno possa subire un doppio danno: ritardare la pensione e ottenere anche un assegno più basso.
Il grave problema della pensione del lavoratore nato nel 1961 a novembre
Oggi la pensione di vecchiaia si ottiene con 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Nel 2027 saranno necessari 67 anni e un mese, sempre con 20 anni di versamenti. Dal 2028, invece, il requisito anagrafico salirà a 67 anni e tre mesi.
Chi è nato nel 1959 andrà quindi in pensione nel 2026 al compimento dei 67 anni, con decorrenza dal primo giorno del mese successivo al compleanno.
I nati nel 1960, invece, potranno uscire con 67 anni e un mese, percependo la pensione dal primo giorno del mese successivo al raggiungimento di tale età.
Per i nati nel 1961, invece, il requisito salirà a 67 anni e tre mesi.
Con decorrenza della pensione dal mese successivo al raggiungimento dell’età richiesta.
Prendiamo il caso di un lavoratore nato nel novembre 1961. Con le regole attuali sarebbe andato in pensione nel dicembre 2028.
Con l’aumento previsto dal 2027 avrebbe comunque maturato il diritto nel dicembre 2028, iniziando a percepire la pensione da gennaio 2029. Ma con l’incremento complessivo entrato in vigore dal 2028 perderà ulteriori tre mesi, maturando il diritto soltanto a 67 anni e tre mesi. Con il primo rateo teoricamente da marzo 2029.
Attenzione, però, perché il quadro potrebbe aggravarsi ulteriormente. Per il biennio 2029-2030 sono infatti già previste nuove ipotesi di aumento dei requisiti.
Al momento non esiste alcuna decisione definitiva, ma le proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato evidenziano come ulteriori incrementi possano rendersi necessari per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale.
Di conseguenza, per effetto di una semplice data di nascita considerata “sfortunata”, un lavoratore nato nel novembre 1961 rischia concretamente di vedere rinviata una pensione che, con le regole attuali, sarebbe arrivata nel 2028 fino al 2029 inoltrato, con un requisito che potrebbe arrivare a 67 anni e sei mesi.
Pensioni nati nel 1961: 6 mesi persi e pure pensione più bassa, ecco le cose che pochi dicono
Come se il rinvio della pensione non bastasse, esiste anche un secondo effetto, spesso poco considerato.
L’aumento dei requisiti pensionistici deriva infatti dalla crescita della speranza di vita rilevata dall’ISTAT.
Ma questo stesso parametro non incide soltanto sull’età pensionabile: influenza anche il calcolo della pensione.
Nel sistema contributivo, infatti, l’importo dell’assegno si ottiene moltiplicando il montante contributivo rivalutato — cioè la somma dei contributi versati — per i cosiddetti coefficienti di trasformazione.
Questi coefficienti vengono aggiornati ogni due anni e variano in modo inversamente proporzionale all’aspettativa di vita. Infatti: più aumenta la speranza di vita, più i coefficienti diminuiscono. Con la conseguenza che, a parità di contributi versati, la pensione risulta meno elevata.
Se quindi la speranza di vita continuerà a crescere, come sembrano indicare le proiezioni che ipotizzano ulteriori aumenti dei requisiti dal 2029, anche i coefficienti di trasformazione saranno destinati a peggiorare.
È quanto già avvenuto con l’aggiornamento del biennio 2025-2026, e la stessa dinamica è prevista anche per il 2027-2028. Se il trend dovesse proseguire, un ulteriore aggiornamento penalizzante potrebbe arrivare nel biennio successivo.
In sostanza, chi avrebbe potuto andare in pensione nel 2028 ma sarà costretto a rinviare l’uscita al 2029 rischia un doppio svantaggio. Ovvero, perdere diversi mesi di pensione a causa dell’innalzamento dei requisiti e ottenere, allo stesso tempo, un assegno pensionistico più basso. Ciò per effetto dei coefficienti di trasformazione meno favorevoli.
