Sono molti i contribuenti che, a luglio, rischiano di restare senza Assegno di Inclusione oppure di percepire un importo più basso rispetto a quello ricevuto finora. Il problema nasce dall’ISEE e riguarda chi, a inizio anno, ha utilizzato un particolare tipo di attestazione che ora è in scadenza. Il rischio è concreto, ma è possibile intervenire subito per evitare di perdere una prestazione spettante.
Assegno di Inclusione tagliato o sospeso a luglio, ecco come anticipare il problema
L’Assegno di Inclusione, come è noto, è il sussidio che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza, abolito dal Governo Meloni all’inizio della legislatura.
Come ogni altra misura di sostegno economico, anche l’Assegno di Inclusione è strettamente collegato all’ISEE.
Sia il diritto alla prestazione sia il suo importo dipendono infatti dalla situazione economica del nucleo familiare.
Se l’ISEE aumenta — ma incidono anche redditi e patrimoni — l’importo dell’Assegno di Inclusione si riduce, fino a cessare del tutto quando vengono superate le soglie previste dalla normativa.
Perché allora proprio a luglio alcuni beneficiari rischiano di vedersi ridurre o addirittura sospendere il sussidio? La risposta è semplice: dipende dall’ISEE corrente, che ha una validità limitata a sei mesi. Una volta scaduto, se non viene rinnovato, torna automaticamente valido l’ISEE ordinario. Ed è proprio in questo passaggio che possono sorgere i problemi.
Requisiti dell’Assegno di Inclusione, ecco come funziona la misura
L’Assegno di Inclusione è destinato ai nuclei familiari nei quali sia presente almeno una delle categorie tutelate: persone con almeno 60 anni, minorenni, soggetti con disabilità, persone prese in carico dai servizi sociali oppure componenti con carichi di cura.
Accanto ai requisiti soggettivi vi sono quelli economici. In particolare, occorre possedere:
- un ISEE non superiore a 10.140 euro;
- un reddito familiare fino a 6.500 euro annui per il singolo, moltiplicato per il parametro della scala di equivalenza nei nuclei più numerosi;
- un patrimonio immobiliare non superiore a 30.000 euro, escludendo la casa di abitazione.
È previsto inoltre un limite al patrimonio mobiliare, fissato a 6.000 euro per il singolo e incrementato in base al numero e alle caratteristiche dei componenti del nucleo familiare.
L’importo del beneficio viene calcolato proprio sulla base dell’ISEE e del reddito familiare. Per una persona sola si può arrivare a percepire fino a 845 euro al mese, ma soltanto se vive in affitto con un contratto regolarmente registrato, poiché una parte del beneficio è destinata proprio al sostegno del canone di locazione.
La quota che varia maggiormente in funzione dell’ISEE è quella destinata all’integrazione del reddito. Per il singolo può arrivare fino a 541,66 euro mensili, cifra che corrisponde al limite annuo di 6.500 euro diviso per dodici mensilità.
Se il beneficiario percepisce altri redditi, questi si sottraggono dall’importo spettante. Ogni euro di reddito aggiuntivo riduce di pari importo l’Assegno di Inclusione.
Calcoli e tagli, ecco cosa evitare di fare
Molti contribuenti, all’inizio dell’anno, pur avendo un ISEE ordinario elevato perché basato sui redditi del 2024, hanno presentato un ISEE corrente per fotografare una situazione economica peggiorata.
La differenza tra le due attestazioni è sostanziale. L’ISEE ordinario prende in considerazione redditi e patrimoni riferiti ai due anni precedenti, mentre l’ISEE corrente tiene conto della situazione economica più recente, facendo riferimento agli ultimi dodici mesi.
Chi, ad esempio, ha perso il lavoro negli ultimi mesi ha potuto aggiornare la propria posizione attraverso l’ISEE corrente, ottenendo così un Assegno di Inclusione più elevato.
Il problema è che l’ISEE corrente ha validità di sei mesi. Chi lo ha presentato a gennaio rischia quindi che giugno sia l’ultimo mese utile in cui l’INPS utilizza quell’attestazione per calcolare il beneficio.
Per evitare una riduzione dell’importo o addirittura la sospensione della prestazione, è opportuno rinnovare tempestivamente l’ISEE corrente. Così da prorogarne la validità per altri sei mesi.
In questo modo, se permangono le condizioni previste dalla normativa, l’Assegno di Inclusione continuerà a essere erogato senza variazioni.