Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 26 Giu, 2026

Pensioni a 64 anni: perché pochi le sfruttano e quali sono i limiti

Come è complicato andare in pensione a 64 anni per i contributivi puri, ecco i motivi di queste difficoltà.
26 Giugno 2026
pensione 64 anni
Foto © Investireoggi

Una porzione sempre più ampia di contribuenti potrebbe rientrare nella possibilità di andare in pensione a 64 anni. Aumenta infatti il numero di lavoratori che si avvicinano a questa età avendo versato contributi esclusivamente nel sistema contributivo.

Per questo motivo cresce anche la platea di chi può verificare il diritto alla pensione anticipata contributiva. Il problema è che si tratta di una misura tutt’altro che semplice da utilizzare. La possibilità di uscire a 64 anni esiste, ma quanti riescono davvero a soddisfare tutti i requisiti richiesti?

“Salve, volevo un chiarimento. Ho cominciato a lavorare nel 1997. Ho tutti i contributi, circa 25 anni, versati nel sistema contributivo. Compio 64 anni a dicembre. I requisiti per la pensione anticipata contributiva, che se non erro consente l’uscita a 64 anni, li maturerò proprio a dicembre. Ma come si fa a raggiungere una pensione pari a tre volte l’assegno sociale? Con il simulatore dell’INPS ho verificato che, con i miei 25 anni di contributi, arriverei a una pensione lorda di circa 1.000 euro.”

Pensioni a 64 anni: perché pochi le sfruttano e quali sono i limiti

La pensione anticipata contributiva rappresenta, senza dubbio, la misura che offre il maggiore vantaggio ai cosiddetti contributivi puri, cioè ai lavoratori che non hanno alcun versamento precedente al 1° gennaio 1996.

Per questa categoria è infatti prevista la possibilità di lasciare il lavoro già a 64 anni di età.

La misura prevede una finestra mobile di tre mesi e richiede almeno 20 anni di contributi effettivi, escludendo quindi i periodi coperti da contribuzione figurativa per malattia indennizzata o disoccupazione.

Sono numerosi i contribuenti che possiedono già questi requisiti.

Non è raro, infatti, trovare lavoratori che hanno superato i 20 anni di contribuzione effettiva e che hanno già compiuto, o stanno per compiere, i 64 anni.

Va però ricordato che dal 2027 anche questa misura sarà interessata dall’adeguamento alla speranza di vita: serviranno 64 anni e 1 mese, mentre dal 2028 il requisito salirà a 64 anni e 3 mesi.

Ecco tutti i problemi che ci sono per le pensioni a 64 anni di età

Il vero ostacolo, come ha potuto verificare direttamente il lettore del quesito, è rappresentato dal requisito aggiuntivo previsto dalla normativa: l’importo minimo della pensione.

La pensione anticipata contributiva, infatti, non può essere concessa se l’assegno maturato risulta inferiore a tre volte l’importo dell’assegno sociale.

Prendendo come riferimento il valore dell’assegno sociale nel 2026, pari a 546,24 euro mensili, la pensione necessaria per accedere alla misura deve superare abbondantemente i 1.600 euro lordi al mese.

Dal 2027 la situazione potrebbe diventare ancora più complessa. Non soltanto aumenterà l’età richiesta per il pensionamento, ma con ogni probabilità crescerà anche il valore dell’assegno sociale, facendo salire ulteriormente la soglia minima della pensione da raggiungere.

Si tratta di un vincolo particolarmente penalizzante.

Nemmeno le lavoratrici beneficiano di un vantaggio decisivo, pur potendo usufruire di una soglia ridotta grazie ai figli avuti: 2,8 volte l’assegno sociale con un figlio e 2,6 volte con due o più figli.

Anche in questi casi, tuttavia, raggiungere gli importi richiesti resta tutt’altro che semplice.

Perché è così difficile arrivare a pensioni elevate con il sistema contributivo?

La difficoltà nasce dal funzionamento stesso del sistema contributivo, che produce generalmente assegni più contenuti rispetto al precedente sistema retributivo.

La pensione viene infatti calcolata partendo dal montante contributivo, cioè dalla somma di tutti i contributi versati durante la carriera lavorativa. Rivalutata nel tempo e successivamente moltiplicata per il coefficiente di trasformazione previsto all’età di pensionamento.

Nel caso dei lavoratori dipendenti, i contributi corrispondono al 33% della retribuzione lorda. Per maturare una pensione elevata è quindi necessario aver accumulato un montante contributivo molto consistente. Risultato che si ottiene soltanto con stipendi medio-alti e carriere lavorative lunghe e continuative.

A rendere ancora più difficile il raggiungimento della soglia richiesta interviene anche il coefficiente di trasformazione, che risulta meno favorevole per chi sceglie di andare in pensione a 64 anni anziché attendere età più elevate, come i 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.