Sono sostanzialmente due le cose che accadranno alle pensioni dal 1° gennaio 2027. E si tratta di due novità decisamente negative per chi dovrà lasciare il lavoro nei prossimi anni.
In entrambi i casi parliamo degli effetti del collegamento che la normativa ha stabilito tra pensioni e aspettativa di vita della popolazione. Un meccanismo che, quando aumenta la speranza di vita degli italiani, produce due conseguenze: l’innalzamento dei requisiti per il pensionamento e la riduzione degli importi delle future pensioni.
In parole semplici, se si vive più a lungo, si va in pensione più tardi e si percepiscono assegni più bassi.
Ecco lo scenario che si prospetta a partire dal 2027.
In pensione a che età si esce nel 2027, 2028 e nel biennio 2029/2030
La vita media degli italiani è tornata a crescere. Dopo gli anni della pandemia era quasi inevitabile. Durante quel periodo, infatti, la speranza di vita si era ridotta di circa quattro mesi. Successivamente, però, il recupero è stato superiore, arrivando a circa sette mesi.
Da qui deriva il già noto aumento di tre mesi dei requisiti pensionistici nel biennio 2027-2028. Il Governo, con l’ultima Legge di Bilancio, ha deciso di distribuire questo incremento nel tempo: un mese in più verrà introdotto nel 2027 e altri due mesi nel 2028.
L’aumento non riguarderà soltanto la pensione di vecchiaia, ma anche le pensioni anticipate, attraverso l’innalzamento del requisito contributivo.
Saranno esclusi dagli adeguamenti soltanto i lavoratori impiegati in attività gravose o usuranti.
Ecco i requisiti dei prossimi anni
Ricapitolando, i requisiti pensionistici sono destinati a crescere e, secondo le stime attuali, continueranno ad aumentare anche nel biennio 2029-2030.
Confermati i 20 anni di contributi richiesti, la pensione di vecchiaia sarà accessibile alle seguenti età:
- 2027: 67 anni e 1 mese;
- 2028: 67 anni e 3 mesi;
- 2029/2030: 67 anni e 6 mesi.
Per quanto riguarda invece le pensioni anticipate ordinarie, che non prevedono alcun requisito anagrafico, serviranno:
- 2027: 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne;
- 2028: 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne;
- 2029/2030: 43 anni e 4 mesi per gli uomini e 42 anni e 4 mesi per le donne.
Come già evidenziato, questi aumenti non riguarderanno gli addetti ai lavori gravosi e usuranti. Tuttavia, per beneficiare dell’esenzione, occorrerà rispettare specifiche condizioni legate alla durata dell’attività svolta.
In pensione a che età si esce come lavoro gravoso e usurante
È prevista una vera e propria deroga per chi svolge attività particolarmente faticose, secondo quanto indicato dall’INPS nel messaggio n. 1808 del 29 maggio 2026.
Nel dettaglio, la sospensione degli adeguamenti alla speranza di vita riguarda i lavoratori impiegati nelle attività usuranti previste dal D.Lgs. n. 67/2011, purché abbiano svolto tali mansioni per almeno 7 degli ultimi 10 anni oppure per almeno la metà dell’intera vita lavorativa.
Questi lavoratori continueranno ad accedere alla pensione di vecchiaia con:
- 66 anni e 7 mesi di età;
- almeno 30 anni di contributi effettivi.
Per la pensione anticipata ordinaria resteranno invece validi gli attuali requisiti:
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
- 41 anni e 10 mesi per le donne.
La stessa tutela è prevista per gli addetti alle attività gravose, come individuate dalle Leggi di Bilancio 2017 e 2018.
In questo caso sarà necessario aver svolto l’attività gravosa per almeno 7 degli ultimi 10 anni di lavoro. I requisiti resteranno quindi invariati:
- pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi con almeno 20 anni di contributi;
- pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Se invece il lavoro gravoso è stato svolto per almeno 6 degli ultimi 7 anni, il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia resterà fissato a 67 anni, con almeno 30 anni di contributi.