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Lavoratori all’estero, contributi da rifare? La finestra 2026 per correggere gli errori

Lavoratori all'estero, nuovi calcoli 2026: contributi, conguagli e regolarizzazioni diventano decisivi per evitare errori nelle denunce aziendali.
22 Giugno 2026
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Foto © Investireoggi

Sono arrivate, qualche giorno fa, anche per il 2026 le indicazioni operative sulle retribuzioni convenzionali da usare per calcolare i contributi previdenziali e assistenziali dovuti per i lavoratori all’estero. Il documento di riferimento è la Circolare INPS n. 66/2026. Il tema riguarda le aziende italiane che inviano personale in Paesi fuori dall’Unione europea, quando non esistono accordi internazionali di sicurezza sociale con l’Italia.

In questi casi non si prende come riferimento la paga effettiva corrisposta al dipendente, ma un valore stabilito ogni anno con decreto ministeriale. Le nuove regole servono a uniformare gli adempimenti contributivi e a permettere ai datori di lavoro di correggere eventuali versamenti già effettuati nei primi mesi dell’anno.

Lavoratori all’estero: le regole sulle retribuzioni convenzionali 2026

Il quadro per il 2026 nasce dal decreto interministeriale del 29 maggio 2026, richiamato dall’INPS con la citata Circolare n. 66 del 18 giugno 2026. Il decreto individua le retribuzioni convenzionali da applicare ai fini contributivi per i dipendenti inviati in Paesi extracomunitari non convenzionati.

La base normativa resta quella del decreto-legge n. 317 del 31 luglio 1987, convertito dalla legge n. 398 del 3 ottobre 1987. Tale disciplina regola la tutela previdenziale dei dipendenti operanti fuori dal territorio nazionale in Stati con i quali l’Italia non ha stipulato intese specifiche in materia di sicurezza sociale.

In sostanza, per determinare i contributi non si guarda a ogni singola voce erogata in busta paga, ma alla fascia retributiva prevista dalle tabelle annuali. Questo sistema rende più semplice il calcolo e garantisce una base contributiva uniforme.

Chi rientra nel campo di applicazione

Le regole interessano i dipendenti assunti in Italia e mandati a svolgere attività in Stati extra UE privi di accordi previdenziali con il nostro Paese.

La disciplina non riguarda soltanto i cittadini italiani. Può applicarsi anche ai cittadini di altri Paesi dell’Unione europea e ai cittadini extracomunitari, purché regolarmente assunti in Italia e successivamente destinati a lavorare fuori dai confini nazionali.

Restano, invece, fuori dal perimetro gli Stati membri dell’Unione europea, i Paesi dello Spazio economico europeo e la Svizzera. Sono esclusi anche gli Stati con cui l’Italia ha firmato convenzioni bilaterali di sicurezza sociale. In questi casi valgono le regole contenute negli accordi internazionali, che possono prevedere criteri diversi per l’assicurazione previdenziale e per il pagamento dei contributi.

Per le imprese è quindi essenziale verificare il Paese di destinazione. La stessa prestazione svolta all’estero può avere conseguenze contributive diverse a seconda dello Stato in cui viene resa.

Come si individua la base imponibile

Per calcolare la contribuzione dei lavoratori all’estero, il datore di lavoro deve individuare la retribuzione nazionale prevista dal contratto collettivo applicato. In questa valutazione rientrano gli elementi economici stabiliti tra azienda e dipendente, ma non l’indennità estero.

Una volta individuato il trattamento economico nazionale, occorre collocarlo nella fascia corrispondente indicata dalle tabelle ministeriali. Il valore così ottenuto diventa la base su cui calcolare i contributi previdenziali e assistenziali.

Occorre prestare attenzione ai cambiamenti che possono intervenire durante l’anno.

Se il dipendente cambia qualifica, livello o trattamento economico, la fascia inizialmente individuata può non essere più corretta. Lo stesso vale quando maturano compensi variabili che modificano in modo significativo il riferimento retributivo. In queste ipotesi può diventare necessario rifare il calcolo e procedere al conguaglio dei contributi.

Il meccanismo serve a evitare che la contribuzione resti ancorata a un valore ormai superato. Per questo la gestione amministrativa deve seguire l’evoluzione del rapporto di lavoro.

Regolarizzazione dei contributi da gennaio a giugno 2026

Un aspetto rilevante riguarda i versamenti già effettuati nei primi sei mesi del 2026. Poiché le tabelle sono state definite con decreto del 29 maggio 2026 e le istruzioni INPS sono arrivate con la Circolare n. 66 del 18 giugno 2026 (circolare sulle retribuzioni convenzionali 2026), alcune aziende potrebbero avere calcolato i contributi su importi non più allineati ai nuovi valori.

L’INPS consente la sistemazione delle posizioni riferite al periodo da gennaio a giugno 2026 senza applicare oneri aggiuntivi, purché l’adeguamento avvenga entro il termine indicato dall’Istituto. La correzione deve essere effettuata tramite il flusso Uniemens, secondo le modalità operative previste per la denuncia contributiva.

Questa possibilità evita penalizzazioni per i datori di lavoro che hanno agito prima della pubblicazione delle istruzioni definitive. Tuttavia, la regolarizzazione richiede controlli puntuali su imponibili, fasce applicate e contributi già denunciati.

Lavoratori all’estero: perché le aziende devono aggiornare i calcoli

Le retribuzioni convenzionali 2026 non sono un dettaglio tecnico secondario. Incidono direttamente sul costo del lavoro, sulla corretta posizione assicurativa dei dipendenti e sulla regolarità contributiva dell’impresa.

Per i lavoratori all’estero, l’uso della fascia corretta assicura che i contributi siano calcolati secondo le regole previste dalla legge. Per le aziende, invece, l’aggiornamento riduce il rischio di errori nelle denunce mensili e di successive contestazioni.

Il punto centrale è la tempestività. Le imprese interessate devono controllare i rapporti in essere, verificare i Paesi di destinazione, individuare la retribuzione nazionale corretta e adeguare gli invii Uniemens. Solo così la gestione dei lavoratori all’estero potrà risultare coerente con il decreto interministeriale 29 maggio 2026 e con la circolare INPS n.

66/2026.

Riassumendo

  • I lavoratori all’estero seguono le retribuzioni convenzionali 2026 per i contributi.
  • La disciplina riguarda Paesi extra UE senza accordi previdenziali con l’Italia.
  • Restano esclusi UE, SEE, Svizzera e Stati convenzionati.
  • La base imponibile deriva dalla retribuzione nazionale, senza indennità estero.
  • Cambi di qualifica o compensi variabili possono richiedere conguagli.
  • I versamenti gennaio-giugno 2026 sono regolarizzabili tramite Uniemens.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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