Dopo la morte di un genitore o di un familiare, gli eredi si trovano spesso a dover affrontare una serie di adempimenti burocratici che non sempre appaiono semplici da gestire. Tra questi c’è la successione, una procedura che può sembrare particolarmente onerosa quando il patrimonio lasciato dal defunto è molto modesto.
Una delle situazioni più frequenti riguarda il conto corrente bancario o postale. Molte persone scoprono che il familiare deceduto possedeva soltanto poche migliaia di euro depositate sul conto e si chiedono se abbia davvero senso avviare tutte le pratiche necessarie per recuperare quelle somme.
La domanda è semplice: se sul conto corrente ci sono pochi soldi, è davvero necessario occuparsi della successione?
Si tratta di un dubbio molto diffuso, soprattutto quando il valore del patrimonio sembra inferiore ai costi, al tempo e alle energie richieste dagli adempimenti amministrativi.
Cosa succede al conto corrente dopo il decesso
Quando la banca o Poste Italiane vengono informate della morte del titolare, il conto corrente entra a far parte dell’eredità.
Le somme presenti non scompaiono e non diventano automaticamente disponibili agli eredi.
Gli istituti di credito devono infatti gestire la posizione nel rispetto delle regole previste per la successione.
Per questo motivo può accadere che gli eredi si trovino impossibilitati a utilizzare il denaro fino a quando non saranno completate le verifiche richieste.
Non conta solo l’importo presente sul conto
Molti familiari concentrano la propria attenzione esclusivamente sul saldo disponibile.
Se il conto contiene poche centinaia o poche migliaia di euro, la tentazione è quella di considerare la questione poco importante.
In realtà il patrimonio ereditario deve essere valutato nel suo complesso.
Oltre al conto corrente possono infatti esistere:
- immobili;
- garage o cantine;
- libretti di risparmio;
- buoni fruttiferi;
- quote di proprietà;
- altri rapporti finanziari.
Per questo è sempre opportuno verificare con attenzione la situazione patrimoniale complessiva del defunto.
Perché gli eredi si pongono il problema
La successione viene spesso percepita come una procedura complessa.
Molte persone temono:
- costi elevati;
- lunghe attese;
- documentazione difficile da reperire;
- adempimenti fiscali poco chiari.
Quando il saldo del conto è particolarmente contenuto, il rapporto tra valore delle somme da recuperare e impegno richiesto può apparire poco conveniente.
È proprio da questa valutazione che nasce il dubbio sulla reale necessità di procedere.
Le banche possono chiedere documentazione
Per consentire agli eredi di accedere alle somme depositate, gli istituti di credito richiedono normalmente una serie di verifiche.
La documentazione può variare in base:
- al numero degli eredi;
- all’importo depositato;
- alla tipologia del rapporto bancario;
- alle procedure interne della banca.
Per questo motivo non esiste una soluzione identica per tutte le situazioni.
Il conto con poche migliaia di euro è molto frequente
Molti anziani mantengono sul conto soltanto le somme necessarie per le spese correnti.
Può quindi accadere che al momento del decesso siano presenti importi relativamente modesti.
Ad esempio:
- pensione appena accreditata;
- risparmi residui;
- somme destinate alle spese quotidiane;
- piccoli accantonamenti.
Queste situazioni sono molto più comuni di quanto si possa immaginare.
Attenzione a non trascurare il conto corrente del defunto
Cosa fare se sul conto corrente del defunto ci sono poche centinaia o decina di euro? Alcuni eredi ritengono che, trattandosi di importi ridotti, sia possibile ignorare la questione.
In realtà lasciare irrisolta la posizione può creare complicazioni nel tempo.
È sempre consigliabile comprendere con precisione:
- quale sia il saldo effettivo;
- quali siano i rapporti esistenti;
- quali documenti siano richiesti;
- quali procedure debbano essere seguite.
Una verifica preventiva consente di valutare correttamente la situazione senza prendere decisioni affrettate.
E se gli eredi sono più di uno?
La presenza di più eredi può rendere la gestione leggermente più complessa.
Le somme depositate sul conto fanno infatti parte dell’eredità e devono essere considerate nell’ambito della ripartizione complessiva del patrimonio.
Per questo motivo è importante che tutti gli interessati siano correttamente individuati e coinvolti nelle procedure necessarie.
Gli errori più frequenti
Tra le situazioni che generano maggiori problemi troviamo:
- ritenere che piccoli importi possano essere ignorati;
- non verificare l’esistenza di altri beni ereditari;
- trascurare le richieste della banca;
- confondere il saldo del conto con il patrimonio complessivo del defunto.
Molti errori nascono semplicemente dalla convinzione che somme modeste non richiedano alcun adempimento.
Quando conviene chiedere chiarimenti
Può essere utile rivolgersi a un professionista o a un CAF quando:
- non è chiaro quali beni facciano parte dell’eredità;
- sono presenti più eredi;
- esistono rapporti bancari differenti;
- si hanno dubbi sugli adempimenti necessari.
Una valutazione preliminare consente di evitare errori e di comprendere correttamente gli obblighi previsti dalla normativa.
Riassumendo
- anche un conto corrente con poche somme rientra nell’eredità del defunto;
- il saldo disponibile non è l’unico elemento da considerare;
- le banche richiedono normalmente verifiche e documentazione prima di consentire l’accesso alle somme;
- la presenza di più eredi può rendere necessaria una gestione condivisa della pratica;
- prima di prendere decisioni è opportuno valutare l’intera situazione patrimoniale del defunto.
