Il settore degli affitti brevi non è più considerabile una nicchia, ma una filiera industriale a tutti gli effetti. In quanto tale, contribuisce a sostenere il PIL e l’occupazione nazionale.
Affitti brevi: i numeri 2026
Ad oggi, la gestione professionale degli immobili ad uso turistico rappresenta:
• Capitale Umano: Oltre 45.000 imprenditori (Property Manager) che operano con elevati standard qualitativi.
• Occupazione: Una forza lavoro stimata in circa 150.000 dipendenti diretti e indiretti (pulizie, manutenzioni, gestione check-in, concierge).
• Il peso dei proprietari: Su circa 560.000 unità immobiliari immesse sul mercato, il 96% appartiene a singoli proprietari.
Ecco perché le leggi restrittive contro questo settore non colpiscono solamente “piattaforme digitali straniere”, come taluni pensano, ma di fatto sottraggono reddito a oltre 700.000 famiglie italiane.
Circa 2,8 milioni di persone per le quali l’affitto breve si è trasformato non di rado nella principale fonte di sostentamento.Abbiamo fatto il punto della situazione con Marco Celani, Presidente AIGAB. Alla luce del recente incontro con il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi. Focus dell’incontro, che ha permesso di discutere prospettive future del settore degli affitti brevi in Italia, è stato il riconoscimento della figura professionale del Property Manager.
Il riconoscimento del Property Manager
Nel corso dell’incontro con il Ministro avete rilanciato la richiesta di riconoscere formalmente la figura del Property Manager. Quali vantaggi concreti porterebbe questo riconoscimento non solo agli operatori, ma anche ai proprietari, ai Comuni e ai turisti?

Di fatto varie normative già identificano i Property Manager come attori indispensabili, tanto da aver assegnato più di un codice ATECO in funzione delle attività svolte. È arrivato il momento che questa figura sia riconosciuta formalmente.
Norme e prospettive future
Negli ultimi anni gli affitti brevi sono stati al centro di numerosi interventi normativi. Quali sono oggi, a vostro avviso, le tre priorità legislative che il Governo dovrebbe affrontare per garantire sviluppo, trasparenza e certezza agli investimenti?
In molte Regioni è in corso una caccia alle streghe contro gli affitti brevi. Per evitare la conflittualità esplosa a livello locale a causa della frammentazione normativa sarebbe utile uno sforzo di armonizzazione delle regole a livello nazionale coinvolgendo la Conferenza Stato Regioni sul tema. Se le norme continueranno a divergere, gli investimenti nel settore si fermeranno, le imprese di property management smetteranno di crescere e i proprietari preferiranno non affittare le loro case, non ristrutturarle o, peggio, ricorrere al sommerso.
Affitti brevi e crisi abitativa
Una delle critiche più frequenti riguarda il presunto impatto degli affitti brevi sul caro-affitti e sulla disponibilità di case per i residenti. Qual è la vostra risposta a queste accuse e quali dati ritenete più significativi per comprendere realmente il fenomeno?
Tutte le ricerche che abbiamo letto sul tema partono da situazioni non comparabili con il mercato italiano.
Secondo i dati ISTAT oltre l’80% della popolazione vive in case di proprietà. Secondo i dati OMI (Agenzia delle Entrate), i contratti di affitto a medio lungo termine (transitori e 4+4) sono in crescita, con una preferenza per gli strumenti più flessibili (inferiori all’anno o 3+2) e per i canoni concordati. Non emerge quindi una distrazione di portafoglio immobiliare dal lungo termine al breve termine. Del resto le case sfitte nelle città italiane sono costantemente in aumento a un ritmo di 300mila l’anno. Gli affitti aumentano nelle grandi città perché si costruisce poco o nulla e perché l’indice di rivalutazione ISTAT, che determina l’aumento dei canoni di lungo termine, è agganciato all’inflazione che dipende in gran parte dal costo delle materie prime. Si colpevolizzano gli affitti brevi per situazioni che dipendono da enormi problemi internazionali che sono sotto gli occhi di tutti.
Come sarà il settore nel 2030?
Se dovesse immaginare il mercato degli affitti brevi tra cinque anni, quale evoluzione si aspetta? Più regolamentazione, più professionalizzazione, maggiore integrazione con il settore alberghiero o nuovi modelli di ospitalità ancora da sviluppare?
Mi piacerebbe poter dire che, potendo operare in un contesto di regole stabili e uniformi a livello nazionale, in 4 anni potremmo avere 4-5 grandi gruppi di Property Manager italiani crescere fino a gestire decine di migliaia di immobili e andare all’estero a conquistare altri mercati. Città italiane che si stanno svuotando per cause demografiche sarebbero rinvigorite dalla nascita di nuove attività, anche grazie al nostro contributo. Invece, il realismo mi porta a dire che, da qui a pochi anni, continueremo ad avere una forte frammentazione di operatori incapaci di crescere perché bloccati dalle norme locali, un ritorno al sommerso da parte di molti proprietari e un impoverimento generale dei centri storici delle città che adotteranno le restrizioni più severe.