L’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran è arrivato, anticipato con un tweet dallo stesso presidente americano Donald Trump e confermato dal Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale di Teheran. Ed è già effetto Hormuz sui mercati finanziari. La riapertura dello stretto dopo tre mesi e mezzo ha provocato l’ulteriore caduta per i prezzi del petrolio, con il Brent sceso a 83,70 dollari e ai minimi dai primi di marzo. Pur restando ancora quasi del 15% più caro dei livelli pre-bellici, si allontana sempre più dai massimi toccati in questi ultimi mesi. E anche l’oro crolla fin sotto i 4.300 dollari l’oncia, ai minimi dal dicembre scorso.
Effetto Hormuz: petrolio e rendimenti giù
Il metallo giallo ci ha abituati ad un andamento all’apparenza illogico con la guerra tra USA e Iran, salendo nelle fasi di distensione e scendendo in quelle di maggiore tensione. In questo caso, sta risalendo appena dai minimi degli ultimi sei mesi, pur restando molto debole tra tassi di interesse globali attesi in rialzo ed economia globale in rallentamento. Festeggiano le borse asiatiche: l’indice Nikkei-225 a Tokyo ha segnato l’ennesimo record a 69.308 punti, guadagnando circa il 34% da inizio anno. A +5% il KOSPI alla Borsa di Corea, che si riavvicina ai massimi di inizio giugno e segna +98% da inizio 2026.
L’effetto Hormuz si nota anche sul mercato dei bond. Il rendimento decennale italiano è sceso nella mattinata di oggi sotto il 3,70% e lo spread con il Bund di pari durata stringe a 73 punti base. Ora che le petroliere stanno tornando ad attraversare lo stretto, si prevede che l’offerta di energia entro poche settimane si normalizzerà.
La discesa dei prezzi attenuta i timori sull’inflazione e gli investitori si accontentano di rendimenti obbligazionari più bassi.
Economia globale in rallentamento
Nel frattempo, l’inflazione americana a maggio è salita al 4,2%, dato massimo da oltre tre anni. E la Banca Centrale Europea ha iniziato ad alzare i tassi con una stretta dello 0,25% annunciata giovedì scorso. Non a caso, i leader di Regno Unito, Germania, Italia e Francia si sono espressi favorevolmente all’accordo di pace. Sebbene l’effetto collaterale della chiusura di Hormuz resti, perlomeno si allontana lo scenario più buio di prezzi energetici alle stelle e a lungo. L’Eurozona ha già dovuto rivedere al ribasso le stime di crescita, fissate per quest’anno sotto l’1%.
Verso revoca sanzioni contro Iran
C’è un aspetto interessante in questo accordo: non si torna allo status quo pre-bellico. Gli Stati Uniti s’impegnano a ritirare le sanzioni contro le esportazioni petrolifere dell’Iran. Una misura su cui concordano i leader europei. Tradotto: ci saranno almeno 1,5 milioni di barili al giorno di petrolio in più e in via ufficiale sul mercato. E sembrerebbe che Washington sbloccherà anche gli asset iraniani “congelati” nel mondo per decine di miliardi di dollari, seppure progressivamente e dietro l’adempimento degli impegni presi da Teheran.
La repubblica islamista rinuncerebbe all’uso del nucleare a scopi militari. Su questo punto vedremo meglio nei prossimi giorni.
giuseppe.timpone@investireoggi.it