Esistono diverse soluzioni per lasciare il mondo del lavoro e andare in pensione. Ci sono le pensioni ordinarie e quelle in deroga, quelle di vecchiaia e quelle anticipate. Tra misure ancora attive e misure ormai cessate ma con diritto cristallizzato, le alternative alla pensione di vecchiaia a 67 anni di età – requisito valido almeno fino al 31 dicembre 2026, prima degli aumenti previsti dal 2027 – sono numerose.
Molto dipende dalle regole di calcolo applicate, dalla misura scelta e dalla carriera contributiva del lavoratore interessato. Non esistono infatti pensioni identiche per tutti né sistemi di calcolo perfettamente standardizzati.
Ogni situazione cambia da contribuente a contribuente.
Lo dimostra anche il simulatore della pensione futura disponibile sul sito dell’INPS, che consente di ottenere una stima dell’assegno pensionistico al termine della carriera lavorativa.
Eppure, farsi un’idea della propria pensione futura non è impossibile. Certo, difficilmente si riuscirà a ottenere un importo preciso al centesimo, ma è comunque possibile individuare una fascia realistica entro cui si collocherà il futuro assegno previdenziale.
Quali sono gli elementi utili al calcolo della pensione?
Perché i calcoli cambiano da caso a caso?
Prima di tutto va chiarito che non dipende dalle regole generali, che sono uguali per tutti. A cambiare sono piuttosto la storia contributiva del lavoratore, l’età di uscita e la misura previdenziale utilizzata.
Chi ha iniziato a versare contributi prima del 1996 può avere:
- una pensione interamente retributiva se la carriera si è conclusa entro il 31 dicembre 1995;
- una pensione mista se i contributi sono proseguiti anche dopo quella data;
- una pensione interamente contributiva se l’attività lavorativa è iniziata dal 1° gennaio 1996 in poi.
Nel sistema retributivo, la pensione viene calcolata soprattutto sulla base delle ultime retribuzioni percepite, che diventano il punto di partenza del calcolo.
Nel sistema contributivo, invece, ciò che conta maggiormente è l’ammontare dei contributi effettivamente versati durante la vita lavorativa.
Anche in questo caso, però, le retribuzioni restano fondamentali, perché i contributi dipendono direttamente dagli stipendi percepiti.
Il sistema contributivo, almeno dal punto di vista teorico, permette di individuare abbastanza facilmente una stima dell’importo pensionistico futuro, anche se non perfettamente precisa.
Quanto prendo di pensione anticipata? Ecco il calcolo da fare
L’elemento più importante è il cosiddetto montante contributivo.
Si tratta della somma complessiva di tutti i contributi versati anno dopo anno durante la carriera lavorativa.
Altro fattore determinante è l’età di uscita dal lavoro, perché il montante deve essere trasformato in pensione attraverso i cosiddetti coefficienti di trasformazione.
E questi coefficienti risultano tanto più favorevoli quanto più elevata è l’età pensionabile.
Anche per le pensioni anticipate il meccanismo di calcolo è sostanzialmente lo stesso. E questo spiega perché posticipare l’uscita dal lavoro comporta quasi sempre una pensione più alta:
- si versano ulteriori contributi;
- cresce il montante contributivo;
- si applicano coefficienti di trasformazione più vantaggiosi.
Montante contributivo, rivalutazione ed età di uscita: ecco come funziona il calcolo
Per stimare la propria pensione futura bisogna quindi partire dal totale dei contributi versati durante la vita lavorativa.
Il dato può essere recuperato consultando l’estratto conto contributivo INPS, meglio ancora se certificativo.
In alternativa, è possibile effettuare un calcolo approssimativo partendo dalla retribuzione annua lorda e applicando a ogni anno lavorativo l’aliquota contributiva prevista.
Per i lavoratori dipendenti iscritti al Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti (FPLD), l’aliquota ordinaria è pari al 33% della retribuzione.
Una volta individuato il montante contributivo complessivo, questo deve essere rivalutato attraverso il cosiddetto coefficiente di capitalizzazione, cioè il tasso utilizzato per aggiornare annualmente il valore dei contributi versati.
Questo coefficiente varia ogni anno. Per il 2026, per esempio, il tasso di capitalizzazione è pari al 4,04%.
Dopo la rivalutazione, il montante viene infine moltiplicato per il coefficiente di trasformazione corrispondente all’età di pensionamento.
Anche questi coefficienti cambiano periodicamente – generalmente ogni due anni – e sono collegati all’andamento delle aspettative di vita.
Se la speranza di vita aumenta, i coefficienti tendono a peggiorare, perché la pensione dovrà essere erogata per un periodo mediamente più lungo. Se invece l’aspettativa di vita diminuisce, i coefficienti risultano più favorevoli.