Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 20 Feb, 2026

Quando il debito divorava il risparmio con la lira in tempesta

L'esplosione del debito pubblico italiano vista da una nuova angolazione: calante capacità di assorbimento del risparmio con la lira debole.
2 giorni fa
4 minuti di lettura
Quando il debito saliva rispetto al risparmio, con la lira debole
Quando il debito saliva rispetto al risparmio, con la lira debole © Investireoggi.it

Quando parliamo di debito pubblico, ci concentriamo spesso sul suo attuale rapporto con il Pil e perdiamo di vista la sua evoluzione storica. In questo articolo, vi proponiamo una lettura differente. Cercheremo di dimostrare come la sua esplosione sia legata all’instabilità finanziaria negli anni Settanta e Ottanta, quando la lira era strutturalmente debole e il risparmio domestico non riuscì più a tenere il passo con la mole delle emissioni del Tesoro.

Risparmio italiano tra debito in aumento e lira debole

Nella tabella di sotto, sono indicati i rendimenti decennali alla fine di ciascun anno durante il ventennio considerato (1970-1989).

Allo stesso tempo, troviamo i tassi medi d’inflazione e, infine, i rendimenti reali dei titoli di stato. Come potete notare, l’inflazione in gran parte degli anni Settanta e fino al 1980 superò spesso il rendimento offerto dallo stato sui titoli del debito. E questo fece sì che il suo rapporto con il Pil venisse tenuto a bada, dato che il rendimento reale restava perlopiù negativo.

Anno Rendimento nominale 10‑yr (%) Inflazione media (%) Rendimento reale ≈ nominale − inflazione (%)
1970 ~ 7.7 5.36 ~ +2.3
1971 ~ 7.0 4.61 ~ +2.4
1972 ~ 6.6 7.38 ~ −0.8
1973 ~ 6.9 12.52 ~ −5.6
1974 ~ 9.6 24.50 ~ −14.9
1975 ~ 10.0 11.24 ~ −1.2
1976 ~ 12.7 20.50 ~ −7.8
1977 ~ 14.7 14.06 ~ +0.6
1978 ~ 13.0 11.60 ~ +1.4
1979 ~ 13.0 18.82 ~ −5.8
1980 ~ 15.2 19.55 ~ −4.3
1981 ~ 19.4 18.11 ~ +1.3
1982 ~ 20.2 16.44 ~ +3.8
1983 ~ 18.3 12.29 ~ +6.0
1984 ~ 15.6 9.37 ~ +6.2
1985 ~ 13.7 8.89 ~ +4.8
1986 ~ 11.5 4.15 ~ +7.4
1987 ~ 10.6 5.19 ~ +5.4
1988 ~ 10.9 5.38 ~ +5.5
1989 ~ 12.8 6.28 ~ +6.5

Inflazione giù, rendimenti meno

La situazione cambia definitivamente dal 1981, quando i rendimenti nominali iniziano a superare in maniera stabile l’inflazione italiana. Cosa accadde in quell’anno? Il famoso “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia: la seconda non ebbe più l’obbligo di acquistare i titoli di stato rimasti invenduti all’asta, così da eliminare alla radice la principale causa dell’inflazione di quegli anni, ossia l’accomodamento monetario. I critici sostengono che tale misura fece esplodere la spesa per interessi. I sostenitori ne carpiscono gli effetti positivi sull’inflazione.

Chi ha ragione?

Dalla tabella di sopra, emerge quanto segue: l’inflazione italiana effettivamente iniziò a contrarsi dal 19,55% del 1980 al minimo del 4,15% nel 1986. Tuttavia, i rendimenti nominali dei BTp a 10 anni rimasero altissimi, cioè scesero molto più lentamente. E ciò portò a un rendimento reale da -4,3% del 1980 a un massimo del +7,4% nel 1986. Come mai? E qui veniamo al cuore della nostra analisi. Il sistema Italia non era percepito credibile dall’esterno, dovendosi affidare quasi esclusivamente al risparmio domestico.

Investitori stranieri alla finestra con lira debole

In effetti, ai tempi i mercati erano ancora relativamente chiusi. I capitali circolavano perlopiù all’interno degli stessi stati in cui venivano originati. Ciò poneva un grosso limite alla finanza, tenendo i costi d’indebitamento alti. Nel caso dell’Italia, però, ci fu l’aggravante della lira debole. In pochi volevano comprare debito italiano, sapendo che dopo la conversione in marchi tedeschi, dollari USA, sterline, ecc., rischiavano di accusare anche grosse perdite.

Periodo Cambio iniziale Cambio finale Variazione %
1970 → 1975 171,99 265,52 +54,4 %
1975 → 1980 265,52 471,08 +77,4 %
1980 → 1985 471,08 650,26 +38,1 %
1985 → 1990 650,26 741,60 +14,0 %

La tabella di cui sopra evidenzia il problema: tra il 1970 e il 1989 la lira italiana perse in tutto il 77% di valore contro il marco tedesco. La cosa ancora più negativa fu la costanza di questo declino, a causa delle frequenti svalutazioni necessarie per tenere conto del differenziale d’inflazione rispetto agli altri membri del cosiddetto SME o “serpente monetario”. In pratica, dal 1979 tutte le valute dell’Europa occidentale del tempo furono fissate tra di loro attorno a una parità, rispetto alla quale potevano oscillarsi per poco più del 2% in alto e in basso.

All’Italia (e non solo) venne garantita una banda di oscillazione più ampia, ma non bastò lo stesso a compensare l’alta inflazione.

Quel che accadde, fu semplice: l’alta inflazione italiana richiedeva con frequenza la svalutazione della lira, che a sua volta teneva alta l’inflazione stessa. La spirale allontanava gli investitori stranieri dai titoli del debito pubblico italiano, i quali dovevano confidarsi quasi del tutto sulla domanda interna. Essa proveniva dal risparmio privato.

Saldo primario negativo fino ai primi anni ’90

Di seguito, abbiamo una tabella sui saldi primari rispetto al Pil. Trattasi della differenza tra entrate e spesa, al netto degli interessi sul debito. Come vedete, essi furono costantemente negativi. All’estero, già dalla metà degli anni Ottanta giunsero al pareggio. Noi dovemmo attendere fino ai primi anni Novanta. In altre parole, anche al netto degli alti interessi continuammo ad accumulare debiti su debiti. Il miglioramento negli anni Ottanta fu assai lento, anche dopo il famoso “divorzio” Tesoro-Bankitalia.

Anno Saldo primario stimato (% PIL)
1970 ~ ‑4,0 %
1971 ~ ‑4,0 %
1972 ~ ‑4,0 %
1973 ~ ‑4,0/+‑3,5 %
1974 ~ ‑4,5 %
1975 ~ ‑4,0 %
1976 ~ ‑3,5 %
1977 ~ ‑3,5 %
1978 ~ ‑3,0 %
1979 ~ ‑3,0 %
1980 ~ ‑3,0 %
1981 ~ ‑3,5 %
1982 ~ ‑3,0 %
1983 ~ ‑2,5 %
1984 ~ ‑2,5 %
1985 ~ ‑2,5 %
1986 ~ ‑2,5 %
1987 ~ ‑2,0 %
1988 ~ ‑2,0 %
1989 ~ ‑1,5 %

Risparmio privato in calo

Questa dinamica negativa incise sulla credibilità del sistema Italia anche al suo interno. Le famiglie finanziavano volentieri lo stato, tant’è che il settore privato non finanziario domestico arrivò a detenere quasi il 60% dei titoli emessi. Il punto è che per farlo richiedevano rendimenti altissimi. E non si trattò soltanto di approfittarsi della situazione. Dalla tabella di sotto, avete modo di leggere l’andamento del risparmio lordo rispetto al Pil. Esso fu marcatamente calante negli anni Ottanta: dal 24,76% del 1980 al 21,27% del 1989.

Anno Risparmio lordo (% PIL)
1970 27.08 %
1971 25.49 %
1972 24.78 %
1973 24.98 %
1974 25.74 %
1975 24.06 %
1976 25.63 %
1977 25.63 %
1978 26.06 %
1979 26.14 %
1980 24.76 %
1981 22.51 %
1982 22.19 %
1983 22.78 %
1984 22.87 %
1985 22.47 %
1986 22.09 %
1987 21.92 %
1988 21.98 %
1989 21.27 %

Deficit alto

Mentre il risparmio diventava una frazione più piccola dell’intera economia italiana, le emissioni aumentavano a causa del crescente deficit fiscale: dal 7% ad un massimo del 12% del Pil nel 1985. Senonché la capacità di assorbimento del nuovo debito andò riducendosi. Il rapporto tra risparmio e deficit s’impennò dal 28,3% del 1980 ad un massimo del 53,4% del 1985.

A fine decennio, era ancora al 35,3%. A titolo di confronto, nel biennio 2024-2025 risulta essersi attestato ad una media del 13%.

Anno Risparmio lordo (% PIL) Deficit pubblico (% PIL) Rapporto deficit/salv. lordo (%)
1970 27,08 ‑4 ‑14,8 %
1971 25,49 ‑6 ‑23,6 %
1972 24,78 ‑6 ‑24,2 %
1973 24,98 ‑6 ‑24,0 %
1974 25,74 ‑6,5 ‑25,3 %
1975 24,06 ‑7 ‑29,1 %
1976 25,63 ‑6 ‑23,4 %
1977 25,63 ‑5 ‑19,5 %
1978 26,06 ‑5,5 ‑21,1 %
1979 26,14 ‑5,5 ‑21,0 %
1980 24,76 ‑7 ‑28,3 %
1981 22,51 ‑10 ‑44,4 %
1982 22,19 ‑10 ‑45,1 %
1983 22,78 ‑9,5 ‑41,7 %
1984 22,87 ‑11 ‑48,1 %
1985 22,47 ‑12 ‑53,4 %
1986 22,09 ‑10 ‑45,3 %
1987 21,92 ‑8 ‑36,5 %
1988 21,98 ‑8 ‑36,4 %
1989 21,27 ‑7,5 ‑35,3 %

Debito in balia del risparmio domestico con lira debole

In conclusione, ecco come spiegare la carrellata di numeri e tabelle proposti. Il debito pubblico italiano esplose negli anni Ottanta in rapporto al Pil, perché il Tesoro non riuscì ad attirare sufficiente domanda dall’estero. La lira debole non ispirava fiducia tra gli investitori stranieri. Le stesse famiglie italiane non adeguarono subito le richieste sui rendimenti al calo dell’inflazione. Poiché le emissioni salivano in rapporto al Pil, mentre il risparmio lordo scendeva, la capacità di assorbimento dell’offerta alle aste si riduceva e, di conseguenza, i costi s’impennavano. Non aiutarono neppure i saldi primari negativi, che spinsero il mercato a ritenere sempre più rischioso finanziare il governo italiano.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
Il suo motto è “Il lettore al centro grazie a una corretta informazione”; ogni suo articolo si pone la finalità di accrescerne le informazioni, affinché possa farsi un'idea dell'argomento trattato in piena autonomia.

sul tema ECONOMIA

decreto flussi 2026-2028
Articolo precedente

Decreto flussi 2026-2028: ecco la ripartizione delle quote non stagionali 2026

bonus sponsorizzazioni sportive
Articolo seguente

Bonus sponsorizzazioni sportive, domande in partenza: requisiti, importi e scadenze