L’inflazione di gennaio negli Stati Uniti si è rivelata inferiore alle previsioni, scendendo al 2,4% e ai minimi dal maggio scorso. Un trend positivo per i mercati, tanto da potere influenzare molto presto la duration delle obbligazioni in portafoglio. Al termine della settimana scorsa, le aspettative forward d’inflazione a 5 anni tra 5 anni (5y5y) erano scese al 2,12%, ai livelli più bassi dall’annuncio dei dazi americani nell’aprile dello scorso anno. Erano salite fino al 2,41% nel luglio del 2025. Si tratta dell’inflazione attesa dai mercati tra 5 anni e per i prossimi 5 anni successivi. Può risultare astruso da comprendere, ma questo dato elimina la volatilità di breve periodo nelle rilevazioni delle aspettative.

Contrordine su duration obbligazioni?
Un’inflazione americana che scende è una buona notizia per il mercato delle obbligazioni europeo. I principali analisti internazionali prevedono per fine anno un cambio euro-dollaro tra 1,20 e 1,25. Ciò segnala alla Banca Centrale Europea (BCE) stabilità sul fronte valutario, se non un apprezzamento della moneta unica. E questo scenario rassicura sulla stabilità dei prezzi al consumo, in quanto riduce i costi delle importazioni. Perché ciò accade? Poiché l’inflazione negli USA è attesa stabile o in calo nel breve periodo, la Federal Reserve avrebbe gli strumenti per tornare a tagliare i tassi di interesse. Possibile fino a 3 volte entro la fine dell’anno per un cumulato 0,75%.
Tassi attesi più bassi deprezzano il dollaro, dato che i capitali affluiscono verso i mercati in cui i tassi sono più alti. Al momento, la divergenza tra tassi americani ed europei (Area Euro) è di 175 punti base o 1,75%.
Stando a tali previsioni, scenderebbe a 100 punti base o 1% a dicembre 2026. La minore divergenza monetaria rende in prospettiva l’euro più forte e può mutare la narrazione a proposito di obbligazioni e duration. Da quasi un anno gli investitori stanno mostrandosi più prudenti, accorciando quest’ultima nei loro portafogli. Cosa significa in pratica? Si espongono meno alle scadenze lunghe, perché i loro prezzi sono più sensibili alle variazioni dei rendimenti.
Inflazione americana giù buon segnale
Se l’inflazione americana proseguirà la discesa, la FED abbasserà i tassi e spingerà anche le altre banche centrali verso una politica monetaria meno restrittiva. La BCE sarebbe nelle condizioni o di tagliare anch’essa o di tenere invariato il costo del denaro più a lungo. Il mercato ri-prezzerebbe le obbligazioni a lunga scadenza, che risentono perlopiù dei rischi sovrani e delle aspettative d’inflazione. A quel punto, un po’ più di duration in portafoglio farebbe bene. La regola vuole che debba essere bassa quando lo sono anche i tassi e alta nello scenario opposto.
Possibile spiraglio per scadenze lunghe
In questa fase, i tassi sono relativamente bassi nel confronto internazionale e più alti degli anni pre-bellici. E’ molto improbabile che tornino ai livelli azzerati o negativi del passato. Ciò non toglie che possano restare ai livelli attuali a lungo, se il contesto geopolitico internazionale lo permette. La duration delle obbligazioni è stata ridotta nell’ultimo anno tra dazi e riarmo europeo, sul timore che crescano debiti e inflazione.
Il BTp 2072, bond del Tesoro più longevo sul mercato sovrano italiano, arrivò a scendere a 55,60 centesimi nel settembre scorso. Nelle ultime sedute, è tornato sui 60 centesimi.
Non è un indizio del trend per il tratto lungo della curva. Ad esempio, il bond austriaco a 100 anni resta bloccato attorno ai 30 centesimi da mesi. Non si nota alcuno slancio che faccia pensare ad una risalita almeno verso i 40 centesimi di un anno fa. Gli investitori sembrano tutti paralizzati dal rischio inflazione. Pensano che non sia saggio allungare la duration media delle obbligazioni nei loro portafogli. Un dilemma destinato a sciogliersi in un senso o nell’altro. Fin qui, gli scenari più cupi sono stati smentiti. Le economie mondiali si sono mostrate resilienti alle tensioni geopolitiche e commerciali e i prezzi al consumo non hanno accelerato il passo. Se questa situazione si consolida, si apre finalmente uno spiraglio per le scadenze più lunghe.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
