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Dall’INPS 1.500 euro di pensione a 63 anni nel 2026 se smetti di lavorare

La pensione dai 63 anni e 5 mesi e fino ai 67 non può superare 1.500 euro al mese, ecco il vincolo INPS per l'Ape sociale.
19 Febbraio 2026
Nuova circolare INPS su maggiorazioni e trattamenti di famiglia per pensionati e autonomi al di fuori della disciplina ANF.
Foto © Pixabay

Vuoi andare in pensione prima? Allora devi smettere di lavorare e l’INPS ti riconosce un trattamento fino a 1.500 euro al mese già a partire da 63 anni e 5 mesi. Non è la prima volta che nel sistema previdenziale vengono introdotte misure che consentono l’uscita anticipata a condizione che l’interessato cessi realmente l’attività lavorativa.

Oggi, venute meno Quota 100, Quota 102 e Quota 103 (quest’ultima cessata il 31 dicembre scorso), l’attenzione si concentra sull’Ape sociale. L’Anticipo Pensionistico prevede infatti l’obbligo di interrompere il lavoro e consente di percepire fino a 1.500 euro lordi mensili, secondo regole ben precise che delimitano platea e condizioni.

Il divieto di cumulare i redditi da lavoro con i redditi da pensione

Andare in pensione in anticipo è un obiettivo raggiungibile solo per chi rientra in una delle misure previste dall’attuale sistema. Oggi, oltre alle pensioni anticipate ordinarie e contributive, agli scivoli per lavori usuranti, alle soluzioni legate all’invalidità e alla Quota 41 per precoci, resta l’Ape sociale come principale strumento di accompagnamento alla pensione.

Si tratta di una misura a termine: accompagna il beneficiario fino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia e si interrompe automaticamente al raggiungimento dei 67 anni. È erogata dall’INPS con le stesse modalità e gli stessi calendari di una normale pensione, ma con una caratteristica fondamentale: durante la fruizione dell’Ape sociale non è possibile svolgere attività lavorativa, salvo limitate eccezioni.

Il divieto di cumulo tra reddito da pensione e reddito da lavoro è infatti una delle condizioni centrali della misura. Una regola che in passato valeva anche per le quote e che oggi resta sostanzialmente in vigore solo per l’Ape sociale.

Dall’INPS 1.500 euro di pensione a 63 anni nel 2026 se smetti di lavorare

Nel 2026 potranno accedere all’Ape sociale le stesse categorie già previste negli anni precedenti:

  • i caregiver che da almeno sei mesi assistono un familiare con disabilità grave convivente;
  • i disoccupati che hanno terminato integralmente la Naspi;
  • gli invalidi civili con almeno il 74% di riduzione della capacità lavorativa;
  • gli addetti ai lavori gravosi, a condizione di aver svolto tali mansioni per almeno 7 degli ultimi 10 anni (oppure 6 degli ultimi 7).

I requisiti contributivi variano: 30 anni di contributi per caregiver, disoccupati e invalidi; 36 anni per i lavoratori gravosi.

L’importo massimo è pari a 1.500 euro lordi al mese, per 12 mensilità. Non sono previste tredicesima, assegni familiari, integrazioni al minimo o maggiorazioni. È una misura ponte, non una pensione definitiva.

Durante il periodo di fruizione vige, come detto, il divieto di cumulo con redditi da lavoro. L’unica eccezione riguarda il lavoro autonomo occasionale, consentito entro il limite di 5.000 euro annui. Superata tale soglia, la prestazione viene sospesa e l’interessato è tenuto a restituire le somme percepite nell’anno in cui si è verificata la violazione.

In sintesi, l’Ape sociale rappresenta oggi l’unica vera forma di uscita anticipata con assegno garantito prima dei 67 anni, ma a una condizione non negoziabile: smettere di lavorare.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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