Assenze dal lavoro retribuite, permessi, congedi e così via dicendo, sono argomenti che spesso portano a contenziosi tra datore di lavoro e lavoratore dipendente. Un caso molto spinoso è quello che riguarda i congedi in caso di malattia di un figlio. Molti lettori ci chiedono spiegazioni al riguardo, soprattutto alla luce del fatto che tali congedi in caso di malattie dei figli, hanno subito un restyling in questo 2026. Con misure potenziate e più favorevoli per i lavoratori. Ecco una guida dettagliata a questo genere di misura.
Come sfruttare il congedo e assentarsi dal lavoro in caso di malattia del figlio
Il congedo parentale per la malattia di un figlio è un diritto del lavoratore.
E adesso alla luce delle novità del 2026, l’aumento dell’età del figlio fino a quando può essere sfruttato il periodo concesso e l’aumento dei giorni di permesso che si possono prendere, sono argomenti che vanno meglio chiariti e approfonditi. I congedi per malattia del figlio, però non sono retribuiti. In pratica, si tratta solo di assenze giustificate che non portano conseguenze disciplinari. Adesso si possono sfruttare fino ai 14 anni di età dei figli (prima era fino agli 8 anni). Ed i giorni di permesso per ogni genitore e per lo stesso figlio sono raddoppiati (passati da 5 a 10 giorni all’anno di assenza, ed a genitore). Le novità sono state recentemente introdotte dalla legge di Bilancio. Una manovra finanziaria che è in vigore dal primo gennaio, quindi anche queste regole sui congedi retribuiti per malattia dei figli sono già in vigore.
Congedo parentale figli diverso dal congedo per malattia
Il congedo giustificato ma non retribuito per malattia del figlio come misura nasce dal Dlgs numero 151 del 2001.
Si tratta del diritto che viene riconosciuto ad un lavoratore, di assentarsi dal posto di lavoro nel caso di malattia del figlio. Tutto questo rientra nella tutela dei congedi parentali, ma quello per la malattia del figlio non deve essere confuso con i congedi parentali generici, che si possono fruttare sui figli a prescindere dalle condizioni di salute degli stessi. Tanto è vero che i congedi per malattia dei figli non finiscono nel conteggio dei periodi di congedo parentali generici che si possono sfruttare fino ad una certa età dei figli. Oltretutto, all’80% inizialmente e poi al 30%, i congedi parentali generici sono retribuiti, mentre quelli per malattia come detto no.
Differenze in base all’età dei figli
In primo luogo, va sottolineato che le assenze coperte da questo congedo per malattia dei figli, se questi sono sotto i 3 anni di età, non hanno limiti e durano per tutta la malattia dei figli. Sopra i 3 anni e fino a 14 anni con le novità di recente introduzione, ogni genitore ha diritto ad assentarsi per 10 giorni all’anno. Naturalmente se i figli sono più di uno, i 10 giorni vanno considerati per ogni figlio. L’unico vincolo nel caso di entrambi i genitori lavoratori, è che il congedo lo può prendere solo uno per un determinato periodo.
In pratica, non possono restare a casa entrambi i genitori sfruttando entrambi il loro personale congedo. L’alternanza tra i due è necessaria quindi.
Retribuzione, regole e adempimenti, tutto sul congedo per malattia dei figli
Come detto, una cosa sono i normali congedi parentali che un genitore ha diritto a sfruttare, anche su base oraria, e senza limiti entro le regole prestabilite. Un’altra cosa sono questi congedi per malattia. Perché nel primo caso non serve nulla, non bisogna giustificare niente e non serve produrre alcuna documentazione. Trattandosi di malattia dei figli, necessario nel secondo caso il certificato medico. La procedura non prevede particolari adempimenti per il lavoratore. Anche se è buona cosa avvisare il datore di lavoro magari mandando una copia del certificato del medico di famiglia o del pediatra. Ma soprattutto, mandando una autocertificazione dove deve scrivere che l’altro genitore se presente, per lo stesso periodo di malattia del figlio, non ha fatto lo stesso. Per il resto, tutto digitale ed automatizzato. Infatti, questi professionisti sanitari producono il certificato medico telematico e lo mandano in piattaforma. Significa che è in tempo reale presente in banca dati all’INPS e il datore di lavoro può verificarlo seduta stante.