Raggiungere finalmente i 67 anni di età e pure i classici 20 anni di versamenti e non poter andare comunque in pensione. Potrà sembrare strano ma è esattamente così. C’è chi nonostante ha raggiunto i requisiti minimi per la pensione di vecchiaia, almeno sulla carta, dall’INPS riceve la reiezione della domanda di pensione. Significa che non potrà andare in pensione nonostante tutto. Può sembrare paradossale ma le regole del sistema pensioni nostrano effettivamente portano alcune volte a queste particolari conseguenze. Ecco il caso di un nostro lettore.
“Buonasera, mi chiamo Piero e mi sento un autentico Calimero per quanto sta succedendo. Sono single, faccio lavori saltuari praticamente da sempre.
L’ultimo, il portiere di condominio a 850 euro al mese. Vivo così praticamente da sempre. Se non ci fosse la seconda casa di mia madre, che ho in comodato d’uso gratuito, non so come avrei potuto fare. Le spese di tutti i giorni sono insostenibili con quello stipendio. Avevo una macchina che ho dismesso visto che bollo, assicurazione e tutto il resto erano spese che non riuscivo a permettermi. Compio 67 anni di età a maggio. Sono già stato al patronato. Mi hanno calcolato quasi 21 anni di contributi. Pensavo di essere a posto, cioè di poter prendere una pensione con i contributi che ho. Pensavo di prendere una pensione, anche se minima, capace, continuando a svolgere alcuni lavoretti, di aumentare il mio reddito mensile. Invece mi hanno detto che sono un contributivo e che non arrivando al minimo prestabilito, non potrò andare in pensione. Mi consigliano l’assegno sociale. Ma io so che l’assegno sociale è collegato ai miei redditi.
Cioè, se lavoro, rischio di non prenderlo o di prendere una cifra davvero irrisoria. Ma è tutto assurdo. Voi cosa mi dite, ho alternative?”
Anche 20 anni di contributi non bastano per la pensione 2026, ecco perché l’INPS può dirti di no
Sfortunato il nostro lettore, ma se può essere di consolazione, non è il solo a subire le regole assai particolari del nostro sistema pensionistico. E lui che ci chiede alternative per migliorare la situazione, deve sapere che per come la vediamo a primo impatto, la sua situazione non è rimediabile. Per assurdo dovremmo consigliargli di prendere l’assegno sociale e lavorare in nero, facendo prima di tutto una informazione sbagliata perché illegale. Ecco perché diciamo per assurdo, perché le leggi e le norme vanno sempre rispettate, ma è il sistema che a volte può spingere qualcuno all’illegalità perché diventa necessità. Il suo caso è eloquente. In base a quanto ci dice dando per buono a priori ciò che il suo patronato gli ha detto, lui ha il primo contributo versato successivo al 31 dicembre 1995. E per questo, ricade nella pensione di vecchiaia con requisito aggiuntivo, e cioè con l’importo soglia della pensione da centrare. Per andare in pensione di vecchiaia chi non ha versamenti prima del primo gennaio 1996 deve arrivare a prendere una pensione non inferiore all’importo dell’assegno sociale.
Tanto per capirci, nel 2025 bisognava arrivare ad un trattamento pari a 538,69 euro al mese. Nel 2026 invece si sfonda la soglia di 546 euro al mese vista la rivalutazione dell’assegno sociale.
Il paradosso del sistema contributivo italiano
Può sembrare una cifra bassa ma a conti fatti effettivamente è complicato per chi ha solo 20 anni di versamenti arrivare a prendere una cifra di quel genere. Soprattutto di fronte a lavori saltuari, intermittenti o semplicemente, sottopagati. Se pensiamo poi che le pensioni del sistema contributivo, anche se basse non vengono integrate da maggiorazioni sociali o integrazioni al trattamento minimo, evidente che ci siano problematiche evidenti. L’alternativa è l’assegno sociale. Ma come il nostro lettore sa bene da quello che ci scrive, si tratta di una misura sottoposta sia alla data della sua liquidazione che per la continuità di fruizione, alla prova dei mezzi. Significa che ci sono dei severi limiti reddituali da non superare. Infatti, non si può prendere l’assegno sociale se il reddito di un individuo singolo supera l‘importo dell’assegno sociale. Ed anche se non lo supera, l’assegno sociale intero non può essere percepito ma è al netto del reddito che ha l’interessato. Lavorare e prendere l’assegno sociale è possibile quindi. Ma non serve a nulla perché ogni singolo euro di reddito da lavoro va tolto all’importo dell’assegno sociale percepito. Solo a 71 anni per chi non ha versamenti prima del 1996, c’è la possibilità di prendere la pensione di vecchiaia a prescindere dal suo importo. Ed a 71 anni possono farcela anche quanti hanno maturato una carriera pari a soli 5 anni di versamenti.