E’ arrivata quasi inattesa la novità di venerdì sera riguardo ai nostri titoli di stato: l’agenzia S&P, nell’aggiornare la valutazione sull’Italia, ha comunicato di avere mantenuto invariato il rating a BBB+ e di promuovere nel frattempo l’outloook da “stabile” a “positivo”. Una decisione che arriva dopo che nei mesi scorsi aveva già alzato il rating di un “notch” da BBB. Le motivazioni hanno a che vedere con la dimostrata resilienza dell’economia italiana in una fase turbolenta, caratterizzata dall’imposizione di dazi da parte degli Stati Uniti. Il nostro Paese sta accrescendo ulteriormente il suo avanzo corrente, che è atteso salire dal 13% del Pil nel terzo trimestre del 2025 al 18% entro il 2029. Nel 2013, nota ancora S&P, l’Italia registrava un disavanzo del 23%.
Possibile promozione in A nel 2026
Outlook sui BTp positivo anche per il miglioramento della situazione fiscale. Anche se il debito pubblico è atteso in lieve crescita rispetto al Pil fino al 2027, il rapporto dovrebbe scendere negli anni successivi, quando verrà meno il peso del Superbonus sui conti pubblici. La crescita è attesa in accelerazione dallo 0,5% del 2025 allo 0,8% di quest’anno, grazie all’accelerazione del governo sugli investimenti con il Pnrr. Premiata, infine, la stabilità politica.
L’annuncio di S&P può implicare una promozione vera e propria del rating al prossimo aggiornamento di quest’anno. Se accadesse, i nostri BTp salirebbero da BBB+ ad A-. Tornerebbero definitivamente in A dopo che anche l’agenzia DBRS ad ottobre li aveva già promossi ad A(low). I titoli del debito italiano si allontanano ulteriormente dall’area speculativa o “spazzatura”.
Un passo necessario per consolidare la fiducia degli investitori sui mercati finanziari.
Outlook BTp migliora, non più “periferici”
Quella di venerdì scorso è stata l’ottava promozione in un anno dei nostri BTp. Lo spread in questi mesi è sceso ai livelli minimi dal 2008 e la scorsa settimana è stato anche sotto i 60 punti base o 0,60%. Il premio che gli investitori richiedono per acquistare BTp al posto dei Bund è ormai minimo. Al debutto del governo Meloni si aggirava intorno al 2,30%. Ed è per questo che negli ultimi tempi stiamo assistendo ad una minore volatilità dei rendimenti italiani. I nostri bond non vengono più trattati come “periferici”, ma “semi-core”. Un processo opposto agli Oat della Francia, oggetto di svariati declassamenti e con rendimenti saliti sopra i livelli italiani sul tratto lungo della curva.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
