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Oggi: 17 Feb, 2026

Perché le riserve di petrolio del Venezuela non sono davvero le più alte al mondo

Il Venezuela vanta di possedere le più alte riserve di petrolio al mondo, ma il dato risalente all'era Chavez non è considerato attendibile.
3 settimane fa
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Riserve di petrolio del Venezuela
Riserve di petrolio del Venezuela © Investireoggi.it

Gli occhi del mondo sono stati puntati all’inizio di quest’anno sul Venezuela. Con la cattura di Nicolas Maduro, lo stato andino può sperare in una svolta, sebbene il potere istituzionali resti per il momento nelle mani del regime “chavista” e ora guidato da Delcy Rodriguez, fino a poche settimane fa la numero due a Caracas. Per quanto l’economia emergente sia marginale persino nella stessa America Latina, dispone delle riserve di petrolio più alte al mondo. Per questo, assume un’importanza ben maggiore alle sue dimensioni sul piano globale.

Riserve di petrolio più alte al mondo?

Lo stesso presidente americano Donald Trump ha tenuto a precisare, con la franchezza che lo caratterizza, che gli Stati Uniti siano andati laggiù per gestire direttamente le immense risorse energetiche.

Quasi un ventennio fa, il Venezuela annunciava al mondo di possedere 303 miliardi di barili nel sottosuolo. Il dato superava le riserve di petrolio accertate della stessa Arabia Saudita (267 miliardi di barili), che fino a quel mondo era prima nel mondo.

Da quel momento, tutti ripetiamo come un mantra che il Venezuela sia lo stato con le più alte riserve di petrolio. E la cosa appare ancora più paradossale, considerato che dall’annuncio le estrazioni giornaliere siano crollate dei due terzi e adesso viaggino attorno a 1 milione di barili. A questi ritmi, alla compagnia statale PDVSA servirebbero quasi 820 anni per tirare fuori dal sottosuolo fino all’ultima goccia di oro nero. Ad Aramco, invece, basterebbero circa 73 anni. Riad ha una produzione di 10 milioni di barili al giorno e che può salire all’occorrenza fino a 12,5 milioni.

E questa differenza con Caracas non è secondaria per il mercato: i sauditi riuscirebbero a monetizzare la materia prima molto più in fretta dei venezuelani.

Basse estrazioni e non convenienza economica

Ipotizzando quotazioni del Brent fisse per i prossimi decenni e secoli, va da sé che un barile venduto a 60 dollari oggi valga molto di più di un barile venduto nell’anno di grazia 2900. Questo è solo un aspetto del problema. La vera domanda è la seguente: il Venezuela dispone per davvero delle più alte riserve di petrolio al mondo? La risposta è complessa. Non sono mai state effettuate ricerche indipendenti, né nuove da parte dello stesso governo allora guidato da Hugo Chavez. Fino al 2007 il dato era fermo intorno ai 100 miliardi di barili; all’improvviso, esso venne triplicato.

Un gioco di prestigio del regime? Sì e no. Quando si parla di riserve di petrolio per questo o quel Paese, si fa riferimento a quelle accertate in base alle tecnologie attualmente disponibili e alla convenienza economica. Tra il 2007 e il 2008 accadde che il prezzo del greggio sui mercati internazionali esplose. Da una media di 65 dollari al barile, schizzò prima a 72 e poi a 97 dollari. Prima del crac di Lehman Brothers aveva toccato il record storico dei 140 dollari, ad oggi il più alto di sempre. Molto di quel greggio che prima in giro per il mondo era considerato “non estraibile”, in quanto più costoso dei ricavi prodotti, ad un tratto diventava commerciabile.

Costi di raffinazione più alti per greggio pesante

Il Venezuela approfittò di questo boom per aggiornare le proprie stime. Nel suo caso, i prezzi fanno la differenza. La repubblica bolivariana ha un greggio cosiddetto “pesante”, vale a dire molto ricco di zolfo e che per questo comporta costi di raffinazione più alti e viene venduto a sconto sui mercati internazionali. Molte delle sue riserve di petrolio risultano non profittevoli quando i prezzi sono bassi. Rystard Energy ha stimato che con quotazioni sotto 100 dollari, il Venezuela può ambire al massimo ad estrarre 100 miliardi di barili. E attualmente le quotazioni del Brent si aggirano attorno ai 65 dollari, quelle del Venezuela sono ben sotto i 60 dollari.

Nell’ipotesi più ottimistica, PDVSA potrebbe estrarre appena un terzo delle riserve di petrolio teoriche. Guarda caso, trattasi del dato ufficiale prima della rivalutazione nel 2008. A differenza di Aramco, che in patria vanta costi di estrazione attorno ai 10 dollari al barile, la compagnia venezuelana non può estrarre a costi inferiori ai 90 dollari, secondo alcune stime indipendenti, per quanto riguarda il greggio pesante nella Cintura di Orinoco. E ci sono persino difficoltà tecniche nel trivellare nelle acque al largo delle coste. Senza cospicui investimenti, poi, risulterebbe difficile mantenere anche gli attuali livelli di produzione.

Riserve di petrolio non problema per mercato

Guardando ai dati reali e non “gonfiati” dalla propaganda del regime, scopriamo che le riserve di petrolio in Venezuela continuerebbero ad essere molto elevate, ma nulla di comparabile con quanto dichiarato. La stessa OPEC, organizzazione di cui Caracas fa parte ed è fondatrice, non ha finora potuto effettuare ricerche proprie per convalidare le cifre ufficiali. Poco importa per il mercato, che si basa sulle condizioni attuali e future prevedibili. E già la volontà di Washington di triplicare le estrazioni per riportarle ai massimi storici di inizio millennio appare un’impresa. Servirebbero 185 miliardi di dollari e fino a 15 anni di tempo. Quanto basta per ignorare la verità sull’effettiva quantità di barili recuperabili dal sottosuolo.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
Il suo motto è “Il lettore al centro grazie a una corretta informazione”; ogni suo articolo si pone la finalità di accrescerne le informazioni, affinché possa farsi un'idea dell'argomento trattato in piena autonomia.

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