Un evento raro e che starebbe accadendo a distanza di 15 anni: lo yen si è rafforzato contro il dollaro USA ai massimi da oltre due mesi e mezzo sulle voci di un possibile intervento congiunto di Banca del Giappone e Federal Reserve a sostegno del tasso di cambio. La coppia valutaria è scesa a un rapporto fino a 153,89 yen per 1 dollaro dai 157,85 della chiusura di venerdì scorso. Un guadagno che è arrivato a superare il 2,5% dopo che l’istituto di Atlanta, commentando il tasso di cambio al termine della settimana passata, ha evidenziato il rischio di un intervento concordato tra le due banche centrali.
Yen contro dollaro, precedente del 2011
L’ultima volta che ciò era accaduto, era il 2011. In quell’occasione, FED e BoJ scesero in campo per indebolire lo yen contro il dollaro dopo lo tsunami. Le compagnie di assicurazione stavano rimpatriando gli asset investiti all’estero per provvedere successivamente ai pagamenti delle polizze a copertura dei danni provocato dal disastro naturale. Pensate che il cambio toccò il minimo storico di 76, risultando praticamente più che dimezzato rispetto ai livelli attuali. La svalutazione funzionò, ma con lentezza. Pensate che ancora a fine 2012 il cambio era salito solamente a 82-83, perdendo il 7% dai massimi.
Questa volta, si tratterebbe di rafforzare lo yen. Come? Vendendo dollari e acquistando la valuta giapponese. Probabile che l’intervento non ci sia ancora stato, che le due banche centrali abbiano fin qui solamente ventilato l’ipotesi per dissuadere il mercato dal continuare a scommettere contro lo yen. Il ministro delle Finanze, Satsuki Katayama, non ha commentato l’indiscrezione.
In Giappone, a decidere per un intervento sul mercato valutario è proprio il Ministero delle Finanze. Il responsabile Atsuki Mimura, invece, ha confermato che il cambio resta osservazione.
Pesa divergenza sui tassi
Lo yen ha perso fino a più di un terzo del suo valore contro il dollaro dagli inizi del 2021. Un indebolimento dovuto alla divergenza monetaria di questi anni: Tokyo ha alzato solamente di poco e in ritardo i tassi di interesse, mentre la Federal Reserve li ha portati fino ai massimi dagli inizi Duemila per poi tagliarli. La tensione sul forex è tornata di recente con l’insediamento della nuova premier Sanae Takaichi, che ha varato un programma di governo impostato sull’aumento del debito pubblico e contrario all’aumento dei tassi. La scorsa settimana, ha chiesto e ottenuto dall’Imperatore Naruhito lo scioglimento della Camera per andare al voto anticipato dell’8 febbraio.
Un intervento anche solo ventilato della FED può riuscire nel breve periodo a placare le vendite ai danni dello yen. Si tratta della prima banca centrale al mondo e sui mercati vale sempre il detto “never fight the FED”, cioè “mai sfidare la FED”. Perché questa probabile discesa in campo di Atlanta? Gli Stati Uniti di Donald Trump vogliono nel complesso indebolire il dollaro contro le principali valute straniere per rilanciare la competitività delle loro imprese.
Nello specifico, la Casa Bianca ha tutto l’interesse a sostenere la rielezione di Takaichi, in carica solo da ottobre e già tra i suoi principali alleati.
Rendimenti giapponesi in calo
Uno yen che dovesse collassare in piena campagna elettorale, sarebbe un problema per il governo in carica. Serve stabilità. Fatte le dovute differenze, un po’ come quella garantita all’Argentina di Javier Milei prima delle elezioni per il rinnovo del Congresso di ottobre. I rendimenti giapponesi sono scesi dai massimi toccati una settimana fa e se la FED vendesse dollari, probabilmente comprerebbe bond nipponici a breve termine. La vera domanda è se questo possa diventare un equilibrio stabile sul forex. La risposta è negativa. Gli interventi delle banche centrali sono un segnale di debolezza, mai di reale forza. E possono servire per un po’, non all’infinito.
Lo yen è debole, perché riflette un’economia che cresce poco, in cui i tassi vengono tenuti artificiosamente bassi per consentire il rifinanziamento dell’immenso debito pubblico a costi contenuti. FED-BoJ o meno, questa sarà la situazione anche nelle prossime settimane e nei prossimi mesi o anni. Dal canto suo, in queste ore il dollaro stesso si sta indebolendo contro le principali valute mondiali sull’attesa nomina del nuovo governatore della FED. Il presidente Trump vuole un sostituto di Jerome Powell molto più accomodante sui tassi, così da consentirgli di indebitarsi a basso costo e di sostenere l’economia americana.
Yen strutturalmente debole contro dollaro
Contro l’euro il biglietto verde sta scambiando ai minimi dal settembre scorso. Probabile che i tassi americani continueranno a scendere, mentre quelli nell’Eurozona dovrebbero rimanere invariati. E in Giappone? Il governatore Kazuo Ueda li ha lasciati fermi allo 0,75% nei giorni scorsi, pur prospettando nuovi possibili rialzi contro l’inflazione. La questione resta politica. Il governo glielo consentirà, pur nel rispetto dei ruoli? Da cui la debolezza strutturale dello yen contro un dollaro di per sé non messo benissimo.
giuseppe.timpone@investireoggi.it