Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 19 Feb, 2026

Tagli alle pensioni, importi in calo, ecco i penalizzati con assegni sempre più bassi

Regole di calcolo delle pensioni e tagli in arrivo, ecco perché dal 2027 le cose cambiano e chi ci rimette di più.
4 settimane fa
2 minuti di lettura
tagli alle pensioni
© Licenza Creative Commons

Se dal 2027 i requisiti per le pensioni anticipate saliranno, come previsto dalla legge di Bilancio salvo nuovi interventi nel 2026 da parte dei legislatori, per i futuri pensionati c’è anche di peggio all’orizzonte. Infatti, non solo servirà più tempo per andare in pensione, ma si percepiranno anche assegni più bassi. Requisiti in crescita e importi in calo dipendono dalla medesima causa: l’aumento dell’aspettativa di vita della popolazione. Per questo motivo, i pensionati del 2027 e del 2028 dovranno fare i conti con tagli agli importi delle pensioni.

Tagli alle pensioni: importi in calo e chi sarà penalizzato

A partire dal 2027, le pensioni subiranno una riduzione dal punto di vista degli importi.

Le pensioni del futuro, anche non troppo lontano, saranno più basse rispetto a quelle attuali. Il motivo è il meccanismo di adeguamento dei coefficienti di trasformazione legato all’aspettativa di vita, da sempre discusso e contestato.

Per chi rientra nel sistema contributivo puro, l’impatto sarà particolarmente rilevante. Ma anche chi ha diritto al calcolo misto non sarà immune dagli effetti negativi. Una parte della pensione risulterà infatti più bassa rispetto a quella percepita da chi è andato in pensione nel biennio 2025-2026.

Il quadro è piuttosto chiaro: ogni due anni il sistema previdenziale si adegua alla stima di vita della popolazione, sia in termini di requisiti di accesso sia in termini di regole di calcolo. Nel 2027 e nel 2028 verranno applicati coefficienti di trasformazione più bassi rispetto a quelli attuali, con un effetto diretto sulla riduzione degli assegni pensionistici.

Calcolo contributivo della pensione: perché nel 2027 arrivano nuovi tagli

Il calcolo contributivo della pensione è relativamente semplice da comprendere.

Si parte dal montante contributivo, cioè dalla somma di tutti i contributi versati nel corso della carriera lavorativa. Questo montante viene rivalutato annualmente in base all’inflazione e poi moltiplicato per specifici coefficienti di trasformazione.

Questi coefficienti sono tanto più favorevoli quanto più elevata è l’età anagrafica di uscita, ma si aggiornano ogni due anni in base alla speranza di vita. Se la vita media aumenta, i coefficienti diventano meno vantaggiosi; se diminuisce, diventano più favorevoli.

Qui emerge una differenza importante rispetto all’adeguamento dei requisiti di accesso. Dopo il calo della speranza di vita registrato nel periodo post-pandemico, i coefficienti erano più favorevoli, mentre i requisiti anagrafici e contributivi sono rimasti congelati. Quei quattro mesi di riduzione sono stati infatti accantonati e ora vengono recuperati.

Oggi la stima di vita è cresciuta di sette mesi: sottraendo i quattro mesi di calo precedenti, resta un aumento netto di tre mesi, che spiega l’innalzamento dei requisiti previsto per il biennio 2027-2028 (un mese nel 2027 e due mesi nel 2028).

Sistema misto e contributivo: cosa cambia davvero dal 2027

Per i nati nel 1960 e per tutti coloro che accederanno alla pensione di vecchiaia o ad altre misure nel 2027, iniziano dunque le difficoltà. A parità di età anagrafica e di montante contributivo, la pensione sarà più bassa rispetto a quella di chi è uscito negli anni precedenti.

Il problema riguarda tutti, ma chi ha una pensione interamente contributiva paga il prezzo più alto. Chi invece beneficia ancora di una quota calcolata con il sistema retributivo non subirà tagli su quella parte della pensione. Le riduzioni interesseranno esclusivamente la quota contributiva.

Si tratta dei periodi successivi al 31 dicembre 1995, oppure al 31 dicembre 2011 per chi, al 31 dicembre 1995, aveva già maturato almeno 18 anni di contributi. In quest’ultimo caso, l’impatto dei tagli sarà molto più contenuto, ma comunque presente.

In sintesi, dal 2027 andare in pensione significherà attendere di più e incassare meno, con un sistema sempre più sbilanciato a svantaggio delle generazioni future.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

sport famiglia
Articolo precedente

Sport figli under 18, ecco il bonus famiglia con ISEE fino a 20.000 euro

La caduta dei bond giapponesi
Articolo seguente

Bond giapponesi in ripresa sulle rassicurazioni del ministro, reminiscenze del “Truss effect”