Misure di welfare per le famiglie ce ne sono tante nel nostro sistema. E per famiglie con figli non mancano le agevolazioni. Ci sono le maternità, ci sono i bonus nido, i premi alla nascita e c’è l’Assegno Unico. Uno strumento moto usato ma che spesso viene compreso male dai genitori è il congedo parentale. Si tratta di assenze dal porto di lavoro retribuite. In termini pratici, il congedo parentale è un periodo di assenza dal lavoro, a facoltà del diretto interessato, e che riguarda sia le mamme che i papà anche se con regole differenti. Nella legge di Bilancio entrata in vigore nel 2026, c’è un potenziamento di questo strumento.
Ecco una guida dettagliata alle possibilità che vengono offerte ai genitori da questo punto di vista.
Congedo parentale da non confondere con la maternità
Partiamo dal principio. Il congedo parentale è uno strumento che a differenza della maternità, per esempio, spetta ad entrambi i genitori e non solo alla mamma. Inoltre, la maternità, almeno in parte, è obbligatoria, mentre il congedo è lasciato alla facoltà dei genitori. Che possono decidere liberamente se usarlo o meno in base alle loro esigenze. L’ultimo intervento normativo che ha definito i perimetri del congedo parentale e su cui si basano adesso le norme recentemente modificate dalla legge di Bilancio è il Dlgs numero 105 del 30 giugno 2022. In base al tipo di soggetto richiedente cambia la durata di questo congedo.
In linea di massima il congedo si può chiedere entro i 12 anni di vita del figlio o della figlia. Sia alla madre che al padre spettano massimo 6 mesi, ma al padre possono spettare anche 7 mesi nel caso l’astensione dal lavoro sia protratta per almeno 3 mesi.
Se il congedo è preso da entrambi, il limite massimo è di 10 mesi che possono diventare 11 mesi come detto prima. Anche per il genitore single spettano nel limite massimo di 11 mesi questi giorni di astensione.
Cosa è cambiato nella legge di Bilancio 2026
Andando all’attualità, la nuova legge di Bilancio 2026 ha potenziamento il congedo parentale modificando la regola che voleva fino a massimo 12 anni di vita del figlio, il periodo entro cui fruire dei congedi. Adesso si passa a 14 anni. Inoltre, viene ritoccato anche il periodo di congedo extra nel caso di malattia dei figli. Anche in questo caso, migliora il tutto. Per figli che hanno già compiuto almeno 3 anni e fino ai 14 anni di età, ci sono 10 giorni di lavoro che si possono saltare con questo genere di congedo parentale.
Congedi parentali, la guida alla domanda e gli importi
La domanda per il congedo parentale è telematica sempre. Bisogna fare tutto tramite il sito dell’INPS magari avvalendosi di un Patronato. O in alternativa, usando la via dell’area riservata, accessibile come sempre con SPID, CIE o CNS. Naturalmente la domanda presentata all’INPS prevede il rilascio di una ricevuta che poi andrà presentata al datore di lavoro.
Dal punto di vista della retribuzione, il congedo nasce al 30% della retribuzione giornaliera percepita dal lavoratore.
Ma per i primi 3 mesi di congedo, si può chiedere la maggiorazione fino all’80% della retribuzione giornaliera.
