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Oggi: 11 Feb, 2026

Lavoro record e pensioni più sostenibili: cosa sta cambiando davvero

I numeri della previdenza italiana migliorano grazie all'aumento dell'occupazione e prospettano minori criticità future.
4 settimane fa
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Migliorano i conti della previdenza
Migliorano i conti della previdenza © Investireoggi.it

Ci sono buone notizie per la previdenza italiana, almeno una volta tanto. Migliora il rapporto tra occupati e pensionati, che nel 2024 è salito al dato record di 1,4758. Lo ha reso noto Itinerari Previdenziali nel suo Report su assistenza e previdenza da poco presentato. Grazie all’aumento dell’occupazione e al recupero dell’inflazione passata con il rinnovo dei contratti, il gettito contributo è salito a 260,59 miliardi di euro, più che compensando l’aumento del 7,1% a 286,14 miliardi della spesa previdenziale.

Previdenza, saldi negativi migliorano

In conseguenza di ciò, il saldo resta negativo, ma risulta migliorato dai -30,72 miliardi del 2023 a -25,55 miliardi.

Non c’è spazio per l’autocompiacimento, perché nei prossimi anni dovremo fronteggiare la pressione legata al pensionamento dei “baby boomer” (nati dal dopoguerra al 1980). Tuttavia, spiega il Report, l’Italia potrà ambire ad un rapporto tra occupati e pensionati di 1,6-1,7 proseguendo sulla strada dell’aumento dell’occupazione. Questa è sì salita su livelli record, ma resta ai livelli più bassi d’Europa.

Produttività del lavoro cruciale per la sostenibilità

Lo stesso rapporto invita, però, ad affrontare il tema della produttività. Senza di essa, la crescita degli stipendi e del Pil non è possibile. Il miglioramento dell’occupazione rischia di produrre scarsi effetti sulla previdenza, se non coincide con un aumento visibile della massa salariale. E questa è legata alla produttività. Si tratta, in altri termini, di aumentare le dimensioni della torta, non già di tagliarla in fette più piccole. Ai fini dei conti previdenziali, importa che il gettito contributivo cresca e renda sostenibile i pensionamenti futuri.

Torniamo al nocciolo della questione.

In Italia, abbiamo circa 24 milioni di occupati contro 16 milioni di pensionati. Un rapporto che garantisca la sostenibilità della previdenza è stimato in almeno 1,5. Ci siamo vicinissimi. Il punto è un altro: se i lavoratori versano pochi contributi, in quanto guadagnano poco, il problema persiste. Paradossalmente, può risultare più benefico per i conti Inps che ci siano minori occupati con redditi dichiarati proporzionalmente più elevati. L’importante è che la massa contributiva cresca.

La produttività del lavoro costituisce il vero ostacolo alla crescita economica italiana. Essa è e resta relativamente bassa. Non stiamo insinuando che sia colpa dei lavoratori. Diversi fattori contribuiscono, tra cui le piccole dimensioni medie aziendali con annessi scarsi investimenti nell’innovazione, ma anche la bassa scolarizzazione media che rende il mercato del lavoro poco qualificato. Remano contro anche le infrastrutture carenti, l’alta pressione fiscale e contributiva, una certa rigidità legislativa nel regolare i rapporti tra impresa e lavoratore e l’eccessiva burocrazia.

Decontribuzioni e assistenza pesano sui bilanci

L’evoluzione dei conti per la previdenza italiana appare positiva, ma il Professore Alberto Brambilla avverte sulla necessità di requisiti più stringenti sulle forme di pensionamento anticipato. Nota, ad esempio, che l’età media effettiva per le pensioni anticipate fosse di 62,4 anni nel 2019, scendendo a 61,7 anni nel 2024. Servirebbe, spiega, anche porre fine agli incentivi per l’occupazione attraverso le decontribuzioni, le quali costituiscono debito occulto 500 miliardi nei prossimi 10 anni. L’aggravio negli ultimi 3 anni delle “nuove decontribuzioni” sarebbe stato di 100 miliardi.

Infine, bisognerebbe separare la previdenza dall’assistenza per fare chiarezza su chi finanzia cosa. E’ un problema rilevante per le comparazioni internazionali. L’Italia si colloca in testa alle classifiche per incidenza della spesa pensionistica sul Pil insieme alla Grecia, ma in essa rientrano voci che all’estero sono classificate in altre righe del bilancio statale e che finiscono per peggiorare il giudizio di mercati e Commissione. Scorporando gli assistiti dai pensionati puri, i secondi scenderebbero a 13,5 milioni e il rapporto attivi/pensionati salirebbe a 1,77. Più che sostenibile per l’Inps.

Previdenza sostenibile con riforme strutturali

In conclusione, la previdenza italiana presenta senza dubbio alcune criticità legate all’invecchiamento demografico da una parte e da un mercato del lavoro meno dinamico che all’estero. Tuttavia, l’evoluzione è positiva e con qualche accortezza anche sul piano della classificazione delle voci di spesa, riusciremmo a migliorare la nostra posizione. E resta l’invito ad implementare riforme strutturali che favoriscano la crescita nel medio-lungo periodo e sostengano la produttività del lavoro e gli stessi stipendi.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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