Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 10 Gen, 2026

Arretrati Assegno Unico sui figli, meglio rifare l’ISEE prima del 31 dicembre 2025, ecco perché

Ecco come si fa a recuperare gli arretrati sull'Assegno Unico e Universale sui figli a carico rinnovando subito l'ISEE.
3 settimane fa
3 minuti di lettura
assegno unico e universale figli
Foto © Investireoggi

L’Assegno Unico e Universale sui figli a carico è ormai la principale misura di welfare per le famiglie italiane e per il sostegno alla genitorialità. Si tratta di uno strumento unico, che riguarda indistintamente tutte le famiglie con figli. Da quando è stato introdotto l’Assegno Unico sono infatti scomparsi gli Assegni per il Nucleo Familiare (ANF) sui figli, le detrazioni per figli a carico, così come i vari Bonus Bebè e i premi alla nascita. Solo di recente il governo ha introdotto un Bonus Nuovi Nati da 1.000 euro.

Sono sopravvissuti all’Assegno Unico e Universale soltanto i Bonus Nido, la maternità dei Comuni e poco altro.

Un segnale evidente del fatto che ci troviamo davanti a una misura davvero “unicum” nel suo genere. Tanto è vero che riguarda lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, disoccupati e perfino titolari di sussidi e aiuti di Stato.

Ecco perché parliamo di una misura molto importante, che offre un aiuto economico mensile concreto, erogato dall’INPS tramite bonifico, alle famiglie con figli a carico fino ai 21 anni di età. Proprio per questo è fondamentale fare le cose per bene, per evitare di perdere soldi.

Arretrati Assegno Unico sui figli, meglio rifare l’ISEE prima del 31 dicembre 2025, ecco perché

Fare le cose per bene è necessario anche quando si parla di Assegno Unico e Universale. Esistono infatti arretrati che alcune famiglie possono recuperare, ma solo se entro la fine dell’anno vengono rispettati determinati passaggi. È essenziale rinnovare l’ISEE quanto prima, perché se il 2025 si chiude senza averlo fatto, il rischio concreto è quello di perdere parte degli importi spettanti.

Il riferimento è soprattutto alle famiglie che hanno avuto un lieto evento sul finire del 2025.

Ma procediamo con ordine e vediamo come funziona, in estrema sintesi, l’Assegno Unico.

La misura non richiede obbligatoriamente un ISEE in corso di validità per essere richiesta. L’assegnazione e l’erogazione dipendono infatti dalla presentazione della domanda sul sito dell’INPS. Occorre accedere all’area riservata “My INPS” e autenticarsi tramite SPID, Carta di Identità Elettronica (CIE) o CNS. In alternativa, ci si può rivolgere a patronati o professionisti per l’espletamento della pratica.

Cifre variabili, ecco perché l’ISEE è necessario

Una volta effettuato l’accesso, bisogna entrare nella sezione dedicata all’Assegno Unico, compilare la domanda inserendo i dati dell’altro genitore (quelli del dichiarante sono già precompilati) e i dati dei figli. È inoltre necessario indicare se vi sono figli con disabilità, se entrambi i genitori lavorano e se entrambi sono presenti nel nucleo familiare, informazioni utili per il riconoscimento di eventuali maggiorazioni.

L’Assegno Unico prevede infatti importi variabili, che dipendono dall’età dei figli (i più piccoli danno diritto a somme più elevate), dal numero dei figli e dalla situazione del nucleo familiare. Ma gli importi variano anche in base all’ISEE.

Per il 2025, l’importo minimo è pari a 57,50 euro al mese per ciascun figlio minorenne. Ed è riconosciuto alle famiglie senza ISEE o con un ISEE superiore a 45.939,56 euro.

L’importo massimo, pari a 201 euro al mese per figlio, spetta invece ai nuclei con un ISEE fino a 17.227,33 euro, con una riduzione graduale al crescere dell’indicatore.

Occhio alle nascite di fine anno, si rischia di perdere gli arretrati

L’Assegno Unico viene riconosciuto a partire dal settimo mese di gravidanza. Tuttavia, per le nascite avvenute sul finire dell’anno è necessario prestare particolare attenzione. C’è chi, infatti, in caso di nascita a dicembre, decide di rimandare tutto a gennaio 2026. Ovvero presentazione della DSU, richiesta dell’ISEE e domanda di Assegno Unico.

Così facendo, però, si rischia di perdere degli arretrati. La soluzione corretta è presentare subito dopo la nascita una nuova DSU, inserendo anche il nuovo nato nel nucleo familiare ai fini ISEE.

L’ISEE 2025 scade il 31 dicembre. Dal primo gennaio sarà necessario un ISEE 2026 in corso di validità, e non sarà più possibile presentare una DSU riferita all’anno precedente per ottenere retroattivamente un ISEE 2025.

In concreto, chi lascia scadere il 2025 senza rinnovare l’ISEE rischia di vedersi negare gli arretrati dell’Assegno Unico relativi ai mesi del 2025. Compresi quelli precedenti e successivi alla nascita. Nella migliore delle ipotesi, per chi presenta la domanda ma dimentica la DSU, l’INPS erogherà l’Assegno Unico solo nella misura minima prevista per chi non ha ISEE o ha un indicatore troppo alto.

Per questo motivo è fondamentale fare tutto per tempo, senza attendere il nuovo anno, e provvedere entro il 31 dicembre 2025.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

Eurobond UE tornano sul tavolo
Articolo precedente

Eurobond UE dopo l’accordo sugli asset russi: perché sono tornati al centro

Dietro i vecchi film di Natale c'è il business della nostalgia
Articolo seguente

Perché a Natale rivediamo sempre gli stessi film: la nostalgia è un affare miliardario