Il 2025 sarà ricordato come l’anno in cui le obbligazioni sono tornate protagoniste nelle scelte d’investimento e termometro dello stato di salute delle economie. Per moltissimi anni, a partire dagli inizi del decennio passato, le banche centrali avevano perseguito la repressione finanziaria attraverso politiche monetarie ultra-espansive e con l’obiettivo di comprimere ai minimi termini i costi dei debiti sovrani e privati. I rendimenti dei titoli di stato e dei corporate bond furono a lungo così bassi da risultare inappetibili per il pubblico dei risparmiatori. Per le scadenze medio-brevi scesero sottozero e divennero negativi lungo l’intera curva in Germania con la pandemia.
2025 anno delle obbligazioni
Fino al 2025 le obbligazioni erano state per un periodo di tempo abbastanza lungo non una vera scelta d’investimento, quanto una semplice alternativa alla liquidità. In realtà, già con il boom dell’inflazione nel 2022 si era assistito a una rotazione dei portafogli in favore dei bond. Tenere il denaro fermo in banca diventava all’improvviso costoso a causa dell’elevata perdita del potere di acquisto. Tuttavia, l’inflazione nell’Eurozona aveva continuato a superare i rendimenti offerti e per quanto questi fossero già allettanti in un’ottica di medio-lungo periodo, i risparmiatori sono soliti fare confronti tra il rendimento iniziale e il contesto macro vigente.
Ecco perché il 2025 può considerarsi a tutti gli effetti l’anno del ritorno delle obbligazioni. L’inflazione in Europa è sostanzialmente rientrata, pur restando più alta dei livelli pre-Covid. Al contrario, i rendimenti a lungo termine sono rimasti alti dopo essere scesi dai massimi raggiunti nell’autunno del 2023. I titoli di stato non sono più un semplice rifugio dalle tensioni internazionali o un’alternativa scarsamente fruttifera alla liquidità sui conti in banca.
Ora, sono nuovamente un’opzione d’investimento redditizia. Anche se, come vedremo, i dubbi rimangono per il medio-lungo periodo.
Rendimenti alti opportunità d’investimento
Quando siamo ormai alla fine dell’anno, abbiamo che il BTp a 10 anni offre ancora attorno al 3,50% contro il 2,90% del Bund di pari durata. Lo spread è sì crollato ai minimi dal 2009, ma i rendimenti italiani e “core” tedeschi sono alti. Anzi, i secondi sono i più alti da decenni a questa parte. E’ una buona notizia per i risparmiatori, i quali potranno continuare a spostare la liquidità dai conti al comparto obbligazionario per mettere a reddito il loro denaro.
Perché è arrivato questo cambio “epocale”? A dire il vero, siamo tornati all’era pre-Lehman Brothers. Ad essere sinceri, ci eravamo dimenticati che sui mercati finanziari i bond offrissero rendimento anche in termini reali e che le azioni apportassero guadagni aggiuntivi a fronte di un rischio maggiore. Dopo che per anni avevamo sentito l’espressione “cash is king”, la situazione si è normalizzata. La liquidità va bene se nell’ottica di pazientare prima di cogliere nuove opportunità d’investimento, ma di base è un costo-opportunità per la perdita dei guadagni conseguenti al suo impiego e diretto per via dell’inflazione.
Fine del denaro gratis
Le banche centrali hanno posto fine all’era del denaro gratis. Non lo hanno fatto per loro volere, bensì costrette dalla realtà. Esse si sono ritrovate a combattere l’inflazione dopo che per un decennio era rimasta sotto i target. Hanno dovuto alzare repentinamente i tassi di interesse, innescando un innalzamento complessivo dei tassi sul mercato monetario. Al resto ci hanno pensato gli stessi obbligazionisti, che sono tornati a pretendere rendimenti nominali più alti per proteggersi dal rischio a lungo termine.
Mercato dei bond spia dei conti pubblici
Ma nel 2025 è accaduto qualcosa di ancora più particolare per le obbligazioni: sono tornate a scontare anche il rischio fiscale per quegli emittenti fino a pochi mesi fa considerati al riparo da possibili tensioni dei conti pubblici. Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Giappone hanno visto tutti risalire i rendimenti dei loro bond. A Berlino è bastato annunciare il riarmo in deficit per scatenare a marzo il tracollo dei Bund come non si vedeva dalla fine degli anni Novanta. A Washington i dazi hanno assestato inizialmente un duro colpo al mercato dei Treasury, mentre i rendimenti francesi sono saliti sopra i livelli italiani per la prima volta in 20 anni. Tensioni forti anche a Londra e Tokyo.
Obbligazioni nel 2025 tornate termometro macro
Grazie ai rendimenti nominali elevati e reali positivi, il retail in questo 2025 si è riavvicinato alle obbligazioni. Non senza qualche patema d’animo. Ad inizio anno qualcuno aveva comprato bond lunghi nella convinzione che si sarebbero apprezzati in breve tempo. E’ accaduto il contrario. I timori su inflazione, rischi fiscali e tensioni geopolitiche hanno invertito il trend. Il mercato obbligazionario è diventato nuovamente il termometro dello stato di salute delle varie economie, mentre nel recente passato le valutazioni apparivano sconnesse dai fondamentali per la sopra citata repressione finanziaria. Le borse continuano a salire, ignorando guerre, Pil e instabilità politica. Continuano a mostrarsi un indicatore meno affidabile per giudicare il breve e medio periodo.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
