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Oggi: 17 Feb, 2026

Se gli USA comprassero la Groenlandia: quanto potrebbe valere davvero tra risorse, strategia e geoeconomia?

La Groenlandia non è soltanto ghiacciai, ma anche una terra ricca di risorse e con un alto valore strategico sul piano geopolitico.
1 mese fa
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Il valore di mercato della Groenlandia ricca di risorse
Il valore di mercato della Groenlandia ricca di risorse © Investireoggi.it

Per gli Stati Uniti la Groenlandia possiede un valore strategico, al punto che il presidente Donald Trump reclama l’immensa isola semi-autonoma della Danimarca e potenzialmente ricca di risorse minerarie. La premier Mette Frederiksen ha invitato la Casa Bianca a non utilizzare più questo linguaggio bellico con stati alleati. La situazione è molto tesa e sta creando visibile imbarazzo a Bruxelles, dove l’Unione Europea si trova da un lato a dover difendere un suo stato membro e dall’altro a tenere conto che l’interlocutore sia il principale alleato nello scacchiere internazionale, nonché unica superpotenza mondiale.

Il valore della Groenlandia piena di risorse

Se gli Stati Uniti invadessero la Groenlandia, “sarebbe la fine di tutto”.

Queste sono state le parole di Frederiksen, cariche di significato. L’isola artica fa parte della NATO e ad oggi non si è visto un conflitto militare tra due membri dell’organizzazione. L’alleanza andrebbe in frantumi, così come quella tra le due sponde dell’Atlantico. La geopolitica verrebbe riscritta dagli eventi. Ma il segretario di Stato, Marco Rubio, ha abbassato i toni e precisato che l’opzione militare non sia né l’unica, né quella desiderata dalla Casa Bianca.

Il responsabile della politica estera americana crede che vi siano alternative valide come la vendita o la sottoscrizione di un accordo simile a quelli che Washington ha stipulato nel tempo con diverse isole del Pacifico: sicurezza militare in cambio di assistenza finanziaria. E se davvero la Danimarca accettasse di vendere la Groenlandia agli Stati Uniti, quanto potrebbe incassare? Per quanto assurda possa apparire l’ipotesi agli occhi di noi europei, sappiate che gran parte degli attuali Stati Uniti è stata acquistata dalle colonie britanniche nel corso dei decenni successivi all’indipendenza.

Il caso più eclatante riguarda forse l’Alaska, venduto dalla Russia nel 1867.

Offerta da 100 milioni nel ’46

Già nel 1946 l’amministrazione Truman propose a Copenaghen 100 milioni di dollari per acquistare l’isola. Il regno danese rispose picche. Quella cifra, rivalutata in base all’inflazione americana, oggi varrebbe circa 1,66 miliardi. Spiccioli per una terra di 2.166.000 km quadrati. Esistono criteri oggettivi per arrivare ad una valutazione possibilmente condivisa? Tenendo per buona l’offerta del ’46 e rivalutandola all’andamento della borsa americana, oggi Washington dovrebbe pagare sui 28 miliardi. Una cifra che resterebbe di gran lunga infima.

La vendita di un intero territorio è qualcosa di unico. Non siamo nell’ambito del mercato immobiliare. Se lo fossimo, anche solo 1 dollaro per metro quadrato comporterebbe un esborso di 2.166 miliardi. Una somma elevatissima e che equivarrebbe a circa il 7% del Pil americano. Per quanto teoricamente sostenibile per gli Stati Uniti, con un debito già salito a 38.000 miliardi i mercati non la prenderebbero affatto bene. Questa cifra sarebbe persino superiore al deficit annuale, che già preoccupa gli investitori. Verosimile un pagamento rateale in un caso simile.

Possibile grande affare per la Danimarca

La Danimarca ha un debito pubblico di poco superiore al 30% del Pil, tant’è che vanta il rating tripla A. Esso ammontava a meno di 120 miliardi di euro a fine 2024. Se davvero riuscisse a vendere la Groenlandia per 2.000 miliardi di dollari o più, lo azzererebbe del tutto e rimarrebbe in possesso di una liquidità capace di dare vita al primo fondo sovrano del pianeta, superando persino quello da 1.600 miliardi della Norvegia. Uno scenario che a Copenaghen non dispiacerebbe, se è vero che rinuncerebbe a una popolazione di appena 56.000 abitanti e a risorse all’apparenza difficilmente sfruttabili.

Ciascun danese si ritroverebbe indirettamente in possesso di oltre 300.000 dollari.

Le risorse che la Groenlandia possiede sono terre rare, petrolio e gas. Per quanto le stime sulle quantità nel sottosuolo siano poco attendibili, esse si aggirano attualmente attorno a un controvalore di mercato di 30-90 miliardi. E c’è da tenere in considerazione della posizione strategica dell’isola, che è forse la vera ragione per la quale Trump la reclama a sé. Da qui ci sono le rotte commerciali che consentono il passaggio delle navi dall’Asia all’Europa e fino al Nord America. Chi controlla l’Artico, controlla tutto l’emisfero settentrionale del pianeta.

Risorse difficili da sfruttare in Groenlandia, valore reale basso?

Sul piano militare e geopolitico il controllo della Groenlandia vale molto. Ed è per questa ragione che la Danimarca, ove volesse, avrebbe titolo per pretendere un pagamento di diverse centinaia di miliardi di dollari. Senza contare che l’isola possiede il 10% di tutta l’acqua dolce del pianeta, un dato rilevantissimo a fronte dei cambiamenti climatici. Il valore commerciale dell’isola grande sette volte l’Italia per Washington, però, potrebbe sgonfiarsi a causa del clima avverso che rende quasi impossibile con le attuali tecnologie perforare il terreno per estrarre idrocarburi e metalli critici. Probabile che alla fine prevalga il raziocinio e che si giunga ad un accordo di partenariato.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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