Nel campo della rivalutazione pensioni per il 2026, uno dei numeri più osservati è quello del trattamento minimo. Non si tratta solo di una cifra “simbolica”: questo importo, infatti, viene usato come riferimento anche per stabilire soglie e limiti in diverse prestazioni legate al reddito.
Per fare un confronto chiaro, conviene partire dai valori “ufficiali” del 2025. Dal 1° gennaio 2025, il trattamento minimo per le pensioni dei lavoratori dipendenti e autonomi è stato fissato a 603,40 euro al mese, che diventano 7.844,20 euro l’anno.
Accanto a questo dato, nella stessa tabella compare anche l’assegno vitalizio, indicato a 343,97 euro mensili e 4.471,61 euro annui. Questi importi sono importanti anche perché, come ricordato nel testo, il trattamento minimo 2025 viene preso come base per individuare i limiti necessari a riconoscere prestazioni collegate al reddito nello stesso anno.
Trattamento minimo 2026: i nuovi valori provvisori
Nella Circolare sulla rivalutazione pensioni 2026 (la n. 153/2025), l’INPS ha indicato che dal 1° gennaio del nuovo anno i valori indicati diventano più alti. Il trattamento minimo “provvisorio” per il 2026 è pari a 611,85 euro al mese, cioè 7.954,05 euro su base annua. Anche l’assegno vitalizio viene aggiornato: 348,79 euro mensili e 4.534,27 euro annui.
Il documento ribadisce inoltre che, anche nel 2026, l’importo del trattamento minimo resta un riferimento per definire i limiti delle prestazioni legate al reddito.
Il confronto 2026 e 2025, in euro
Mettendo i numeri uno accanto all’altro, la differenza è immediata:
- Trattamento minimo mensile: da 603,40 euro (2025) a 611,85 euro (2026). L’aumento è di 8,45 euro al mese.
- Trattamento minimo annuo: da 7.844,20 euro (2025) a 7.954,05 euro (2026), cioè 109,85 euro in più nell’anno.
- Assegno vitalizio mensile: da 343,97 euro (2025) a 348,79 euro (2026), pari a 4,82 euro in più.
- Assegno vitalizio annuo: da 4.471,61 euro (2025) a 4.534,27 euro (2026), con un incremento di 62,66 euro.
Perché aumenta il trattamento minimo: la rivalutazione indicata per il 2026
Nel testo della circolare viene richiamata la percentuale di variazione usata per calcolare la perequazione: per il 2026 è indicato un +1,4% dal 1° gennaio 2026, con la precisazione che si tratta di un dato provvisorio e che potrà essere oggetto di conguaglio nell’anno successivo.
Per completezza, viene anche ricordato che per il 2025 la percentuale definitiva è stata fissata a +0,8% e che non risultano conguagli dovuti per la rivalutazione del 2025.
L’incremento aggiuntivo per chi è al minimo: cosa succede nel 2026
Oltre alla rivalutazione generale, il documento parla di un incremento specifico per le pensioni pari o inferiori al trattamento minimo. La proroga di questa misura arriva fino al 2026 e, soprattutto, cambia la percentuale: +2,2% per il 2025 e +1,3% per il 2026.
Per il 2026, la tabella riporta anche i numeri concreti dell’incremento massimo:
- trattamento minimo di riferimento: 611,85 euro;
- percentuale incremento: 1,3%;
- incremento massimo mensile riconosciuto: 7,95 euro;
- importo massimo riconosciuto: 619,8 euro.
L’INPS chiarisce inoltre alcuni aspetti pratici: l’incremento viene applicato sull’importo mensile in pagamento calcolato secondo le regole precedenti alla norma che lo ha introdotto; non dipende dai redditi posseduti; e cambia il modo di calcolo a seconda che la pensione sia o meno integrata al minimo (con regole specifiche anche per le pensioni in convenzione internazionale).
Riassumendo il trattamento minimo 2026
- Il trattamento minimo è il riferimento centrale per pensioni e limiti delle prestazioni legate al reddito.
- Nel 2025 vale 603,40 euro mensili, pari a 7.844,20 euro l’anno.
- Nel 2026 sale a 611,85 euro al mese, cioè 7.954,05 euro annui.
- L’aumento tra 2025 e 2026 è di 8,45 euro mensili.
- La rivalutazione provvisoria per il 2026 è fissata all’1,4 per cento.
- Per pensioni al minimo nel 2026 è previsto un incremento aggiuntivo dell’1,3 per cento.
