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Oggi: 19 Feb, 2026

Tassa sui pacchi, i 2 euro fanno scattare l’IVA? Risponde l’Agenzia Dogane

Dal 2026 la tassa sui pacchi ha debuttato in dogana: i 2 euro non aumentano l’IVA, ma cambiano le regole fiscali. A spiegarlo è l'Agenzia Dogane
1 settimana fa
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Foto © Investireoggi

Dal 2026 è entrato in scena un contributo fisso da 2 euro legato ad alcune importazioni di merci provenienti da Paesi extra-UE di “modesto valore”. Nel linguaggio comune, questo importo viene spesso percepito come un costo aggiuntivo sulle spedizioni: è più noto come tassa sui pacchi. La novità nasce con la Legge di Bilancio 2026 (art. 1, co. 126-128, L. 199/2025) e serve a finanziare le spese amministrative collegate agli adempimenti doganali.

Il punto centrale, però, non è solo l’introduzione del contributo. L’aspetto più rilevante per famiglie e operatori riguarda l’IVA: l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con Circolare ADM n. 4/2026, ha chiarito che i 2 euro non devono essere conteggiati nella base imponibile IVA dovuta in importazione.

Tassa sui pacchi: perché i 2 euro non aumentano l’IVA

Il chiarimento della Circolare ADM n. 4/2026 si fonda su una distinzione importante: la tassa sui pacchi non viene trattata come dazio né come diritto doganale. Anche se l’importo viene riscosso “insieme” alle altre somme dovute al momento dello sdoganamento, la sua funzione è diversa: copre costi di gestione e attività amministrative, e non rappresenta un tributo che incide sul valore doganale della merce.

In pratica, nella liquidazione dell’IVA all’importazione, la base imponibile resta legata al valore della merce (e agli eventuali oneri che vi rientrano secondo le regole IVA/doganali), mentre questo contributo resta “fuori calcolo”. Per questo, la tassa sui pacchi non fa aumentare l’IVA da versare: è un costo separato, con finalità amministrativa, che non modifica il valore fiscale della merce importata.

Quando si paga e quando no

L’obbligo di pagamento della tassa sui pacchi è collegato a specifici tracciati dichiarativi utilizzati in dogana: H1 (dichiarazione ordinaria) e H7 (dichiarazione semplificata per invii di basso valore).

In questi casi, il tributo può essere richiesto quando l’operazione è un’importazione “definitiva”, cioè con immissione in libera pratica della merce e applicazione degli eventuali tributi dovuti.

Ci sono però esclusioni precise. Il contributo non è dovuto se la merce rientra in una reimportazione temporanea, secondo quanto previsto dall’art. 72, Allegato 1, D. Lgs. 141/2024. Inoltre non si applica quando vengono usati regimi doganali particolari indicati come 61, 63, 68.

Per le dichiarazioni H1 viene anche specificato che il contributo risulta dovuto solo in presenza dei regimi 40, 42 o 45, tutti collegati all’immissione in libera pratica, ma con diverse modalità e destinazioni della merce. In altre parole, la tassa sui pacchi non scatta “sempre”, ma segue le regole tecniche della dichiarazione doganale e del regime applicato.

Effetti pratici e punti da ricordare sulla tassa sui pacchi

Sul piano concreto, la presenza di un importo fisso da 2 euro, come previsto dalla Legge Bilancio 2026, può incidere soprattutto sugli acquisti di piccolo importo provenienti da fuori Unione europea. Tuttavia, l’esclusione dall’imponibile IVA evita un doppio effetto: il contributo resta un costo amministrativo, ma non genera ulteriore IVA da pagare. Questa impostazione allinea il contributo ad altri oneri che non influiscono sul valore fiscale delle merci.

Da ultimo, va ricordato che le nuove indicazioni aggiornano quanto era stato illustrato in precedenza dalla Circolare n. 37/2025, intervenendo per rendere più chiaro quando il contributo è dovuto. In sintesi: importo fisso € 2, finalità amministrativa, esclusione dalla base IVA, applicazione legata a tracciati e regimi doganali. È questo il perimetro operativo della tassa sui pacchi.

Riassumendo

  • Dal 2026 è arrivata la tassa sui pacchi: contributo fisso di 2 euro sulle importazioni extra-UE.
  • La tassa sui pacchi finanzia costi amministrativi, non è un dazio né un tributo doganale.
  • I 2 euro non rientrano nella base imponibile IVA all’importazione.
  • Applicazione legata alle dichiarazioni doganali H1 e H7 e a specifici regimi.
  • Esclusioni previste per reimportazioni temporanee e regimi doganali particolari.
  • La tassa sui pacchi incide come costo fisso, senza aumentare l’IVA dovuta.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.