Buoni fruttiferi postali: risparmiatore chiede 123 mila euro ma Poste vuole liquidare solo 52 mila euro

Risparmiatore non accetta calcolo di Poste Italiane inerente ai suoi buoni fruttiferi postali: avrebbe dovuto ricevere interessi maggiori.

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Risparmiatore non accetta calcolo di Poste Italiane inerente ai suoi buoni fruttiferi postali: avrebbe dovuto ricevere interessi maggiori.

Un bellunese aveva tra le mani 2 buoni fruttiferi postali di 5 milioni di lire ognuno dei quali sottoscritto nell’ufficio postale di Mel. Alla scadenza dei titoli l’uomo si è presentato presso gli uffici di Poste Italiane insieme ad un avvocato in quanto era sicuro che gli venissero applicati tassi sfavorevoli e così è stato. L’uomo avrebbe dovuto ricevere secondo le stime di un perito la cifra di 123 mila 438,90 euro ma ciò non è stato possibile.

Il caso dei buoni fruttiferi postali

Lo studio legale Righes è quello al quale si è affidato un risparmiatore bellunese per ottenere quanto gli spettava realmente dalla liquidazione dei bfp in suo possesso dopo essersi recato sia alle Poste di Mel che a quelle di Belluno senza ottenere nulla di quanto si aspettava. I legali hanno spiegato qual è il problema: i buoni nella parte posteriore presentavano una tabella che era già obsoleta quando venivano firmati senza che il risparmiatore ne fosse a conoscenza. In realtà tali buoni erano titoli di serie antecedenti con tabelle e tassi passati decisamente migliori che Poste aveva però aggiornato con i nuovi timbri. Nel caso del signore bellunese, poi, c’era addirittura un timbro doppio, un’opzione non prevista nei Decreti.

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La non stampa dei nuovi buoni

Lo studio legale Righes ha comunicato che nel 1986 quando l’inflazione è scesa il Decreto ha variato i rendimenti in maniera negativa emanando nuovi buoni della serie Q. Poste Italiane, però, non ha stampato nuovi buoni ma ha continuato ad utilizzare la modulistica inerente a quelli delle serie P ed O che riportava i vecchi rendimenti (che ovviamente erano migliori dei nuovi) aggiornandoli con dei timbri. Questi ultimi sul davanti del buono indicavano la nuova serie ovvero la Q mentre sul retro i nuovi rendimenti. Il problema è che alle volte il timbro di dietro riportava soltanto i rendimenti inerenti ai primi 20 anni per cui quelli dal 21° al 30° anno restavano invariati.

Lo studio legale Righes ha spiegato che questo è proprio il caso del risparmiatore bellunese.

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I buoni del risparmiatore bellunese

Il risparmiatore di Belluno aveva un buono fruttifero postale del 1982 della serie O che era stato fatto firmare da Poste Italiane nel 1989 con il timbro della serie “P” e successivamente della serie “QP”. Lo studio legale Righes ha però comunicato che tale titolo prevedeva dal 21° al 30° anno circa 900 euro ogni 2 mesi in quanto l’aggiornamento con i timbri è avvenuto in modo incompleto.

Proprio per questo il signore si è fatto assistere dall’avvocato Campeis dello studio legale su indicato che ha inviato a Poste Italiane una lettera nella quale informava l’azienda che avrebbe assistito il suo cliente allo sportello per ottenere l’importo dovuto dei buoni ovvero circa 123 mila. Le Poste, però, hanno comunicato che l’importo massimo che spettava al signore era di 52 mila euro totali. Il risparmiatore è quindi tornato allo studio legale che ha inviato una diffida a Poste Italiane affinché liquidasse in breve tempo i buoni secondo i termini riportati dietro di essi. I tempi sono però scaduti senza che Poste abbia fatto nulla per cui ora ci si affiderà al Tribunale che procederà con un decreto ingiuntivo.

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