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Tassazione criptovalute e regime amministrato: la rivoluzione di Cryptosmart per 2,8 milioni di italiani

Cryptosmart è il primo operatore italiano ad offrire ai clienti il servizio di regime amministrato per le tasse sulle criptovalute.
26 Maggio 2026
Regime amministrato su criptovalute con Cryptosmart
Regime amministrato su criptovalute con Cryptosmart © Licenza Creative Commons

Una rivoluzione che riguarda fino a 2,8 milioni di italiani, tanti risultavano essere i possessori di criptovalute in Italia ad inizio 2026: Cryptosmart, exchange al 100% italiano e partecipato da Banca Popolare di Cortona, offre ai clienti il servizio di regime amministrato. Una novità, che per l’utente si traduce in un risparmio di tempo e costi. Sarà la società ad occuparsi automaticamente del rapporto con l’Agenzia delle Entrate.

Regime amministrato su criptovalute in Italia

Dunque, Cryptosmart non funge più solamente da custode di criptovalute, ma anche da sostituto d’imposta sulle eventuali plusvalenze. Il calcolo avviene in automatico ad ogni operazione di compravendita.

Il cliente non è più tenuto né a compiere calcoli complicato in autonomia, né a provvedere ai pagamenti in favore del fisco, né tantomeno ad inserire nella dichiarazione le criptovalute. Si tratta dello stesso iter seguito da decenni dagli intermediari finanziari con il regime amministrativo riguardo agli asset classici come azioni, obbligazioni, fondi d’investimento, ETF, ecc.

Il founder e CEO, Alessandro Frizzoni, spiega che il regime amministrato non riguarda soltanto gli attuali clienti di Cryptosmart, ma anche coloro che posseggono criptovalute investite in altri exchange o self-custodial e che le trasferiscono sulla piattaforma italiana. Potranno così beneficiare di un ecosistema complessivo, che coniugherà sicurezza, operatività e gestione fiscale.

Sistema fiscale farraginoso, rischio di errori elevato

Sempre Frizzoni ricorda che uno dei principali benefici offerti ai clienti ha a che fare con l’evitare le complessità del nostro sistema fiscale, la cui evoluzione negli ultimi anni è stata farraginosa. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto alcune novità, tra cui l’innalzamento dal 26% al 33% dell’imposta sulle plusvalenze maturate.

E se in passato vigeva la franchigia dei 2.000 euro, ormai anche un solo euro di plusvalenza è sottoposto a tassazione per le criptovalute.

Le operazioni tassabili sono:

  • Vendita di crypto contro euro o altra valuta fiat
  • Conversione di crypto in stablecoin (USDT, USDC e simili classificate come e-money token)
  • Utilizzo di crypto per acquistare beni o servizi
  • Permuta tra crypto con caratteristiche e funzioni diverse (es. da Bitcoin a un EMT in euro)
  • Proventi da staking, lending, yield farming e airdrop (al momento della ricezione)

Le operazioni fiscalmente neutre sono le seguenti:

  • Permuta tra crypto con medesime caratteristiche e funzioni (es. da Bitcoin a Ethereum)
  • Trasferimento tra wallet o exchange di proprietà del medesimo soggetto
  • Detenzione passiva (HODL) senza vendita

Ecco, poi, quando si applica l’aliquota del 33% e la precedente (e vantaggiosa) del 26%:

  • Vendita di Bitcoin, Ethereum e altre cripto-attività: 33%
  • Vendita di stablecoin in dollari (USDT, USDC) o in valute non in euro: 33%
  • Proventi da staking, lending e attività analoghe su crypto non EMT in euro: 33%
  • Vendita di EMT in euro conformi MiCAR: 26%
  • Proventi generati su EMT in euro MiCAR-compliant: 26%
  • Rimborso o conversione di EMT in euro in valuta fiat euro: fiscalmente irrilevante

Come potete notare, la disciplina è complessa e il rischio di commettere errori con le tasse sulle crypto resta elevato.

Per questo, il regime amministrato offerto da Cryptosmart sulle criptovalute investite o trasferite sulla propria piattaforma si deve considerare non soltanto come un risparmio di denaro e tempo, ma anche un modo più sicuro di gestire la situazione fiscale con l’Agenzia delle Entrate.

 

 

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