Nel 2027 è previsto un aumento dei requisiti di accesso alla pensione per i contribuenti italiani. Nulla di realmente nuovo, perché questo scenario era già noto da tempo. La legge di Bilancio ha infatti confermato gli incrementi a partire dal 2027, ma con una postilla politica rilevante.
In extremis, la Lega, che puntava a cancellare l’aumento dei requisiti legato all’aspettativa di vita, è riuscita a far inserire nero su bianco l’impegno a intervenire nel corso del 2026, se possibile, per bloccare o sterilizzare questi aumenti. Al momento, però, l’unica certezza normativa resta quella scritta nella legge di Bilancio: i requisiti aumenteranno.
A rendere lo scenario ancora più critico è un rapporto della Ragioneria Generale dello Stato di dicembre, che evidenzia come gli aumenti del 2027 e del 2028 non saranno gli ultimi. Anzi, dal biennio successivo i requisiti saliranno ancora, e in misura maggiore rispetto alle previsioni iniziali.
Pensioni: come salgono i requisiti di accesso e perché
Come ormai noto, ogni due anni i requisiti pensionistici vengono adeguati alle aspettative di vita della popolazione italiana. Se la vita media cresce, aumentano automaticamente:
- l’età pensionabile per la pensione di vecchiaia;
- i requisiti contributivi per la pensione anticipata.
L’ultimo aumento risale al 2019, quando un incremento di 5 mesi portò l’età pensionabile da 66 anni e 7 mesi a 67 anni. Da allora, e fino al 31 dicembre 2026, tutto è rimasto invariato. Questo congelamento è stato possibile grazie al calo dell’aspettativa di vita dovuto alla pandemia, che ha bloccato gli adeguamenti per circa otto anni.
Dal 2027, però, con la ripresa della crescita della vita media, la situazione cambia. Il governo ha confermato gli aumenti, ma ha deciso di spalmare i 3 mesi complessivi nel biennio 2027-2028, secondo questo schema:
- 2027:
+1 mese
Età pensionabile: 67 anni e 1 mese
Pensione anticipata: 42 anni e 11 mesi per gli uomini, 41 anni e 11 mesi per le donne - 2028:
+2 mesi
Età pensionabile: 67 anni e 3 mesi
Pensione anticipata: 43 anni e 1 mese per gli uomini, 42 anni e 1 mese per le donne
Pensioni: verso quota 67,6 e anzianità a 43,4
Ribadiamo che la Lega ha ottenuto l’apertura a un possibile ripensamento nel corso del 2026.
Tuttavia, allo stato attuale, la normativa vigente è quella appena descritta.
Gli ultimi lavoratori che potranno andare in pensione con i requisiti introdotti nel 2019 saranno coloro che riusciranno a centrare l’uscita entro il 2026. Dal 2027, il sistema cambierà.
Secondo il rapporto della Ragioneria Generale dello Stato, però, non finisce qui. Le previsioni aggiornate indicano che dal 2029 i requisiti torneranno a salire, e più di quanto inizialmente previsto. In origine si parlava di un incremento di 2 mesi nel biennio 2029-2030. Ora lo scenario cambia.
Requisiti pensioni: dal 2029 un nuovo salasso
Secondo i tecnici della Ragioneria, dal 2029 l’aumento sarà di 3 mesi, non di due. Questo comporta conseguenze molto concrete.
Ad esempio, un lavoratore nato nel 1962, che compie 67 anni nel 2029, potrà accedere alla pensione di vecchiaia solo a:
- 67 anni e 6 mesi.
Per la pensione anticipata, invece, serviranno:
- 43 anni e 4 mesi di contributi per gli uomini;
- 42 anni e 4 mesi per le donne.
A questi requisiti andranno sempre aggiunti i 3 mesi di finestra per la decorrenza del primo assegno.
Resta da capire quali decisioni prenderanno i legislatori nei prossimi anni. Anche perché nel 2027 si tornerà alle urne e il governo potrebbe essere diverso dall’attuale, anche nel caso di vittoria della stessa coalizione.
Non si possono escludere deroghe o correttivi, come accadde nel 2019 per i lavori gravosi e usuranti. Tuttavia, allo stato attuale, lo scenario è fortemente penalizzante: un lavoratore nato nel 1962, rispetto a uno nato nel 1959, rischia di perdere fino a 6 mesi di pensione.