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Oggi: 11 Gen, 2026

Pensioni INPS: ecco come anticipare da 2 a 3 anni e 7 mesi l’uscita e poi andare in pensione

Uscita dal mondo del lavoro in anticipo per poi andare in pensione, ecco come con tre diverse misure dell'INPS.
11 ore fa
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Foto © Pixabay

Ci sono alcune potenziali opportunità, per determinati contribuenti, di lasciare il lavoro con largo anticipo rispetto alla pensione. Di fatto, in alcuni casi è possibile smettere di lavorare subito e arrivare poi alla pensione attraverso periodi coperti da specifiche indennità di accompagnamento.

Questi strumenti consentono di anticipare l’uscita dal lavoro tra i 2 e i 3 anni e 7 mesi, grazie a una sorta di reddito ponte che accompagna il lavoratore fino al pensionamento vero e proprio. Le possibilità previste dalle normative in vigore sono tre: pensione dopo la Naspi, congedo straordinario e Anticipo Pensionistico Sociale (Ape sociale). Vediamo come funzionano queste indennità prima della pensione.

Pensioni INPS: ecco come anticipare da 2 a 3 anni e 7 mesi l’uscita e poi andare in pensione

Anche se non si tratta, tecnicamente, di un anticipo della pensione, alcuni strumenti consentono di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro, con un vantaggio che può arrivare fino a 3 anni e 7 mesi.

Un primo esempio è rappresentato dalla Naspi, l’indennità di disoccupazione. Chi ha maturato almeno 4 anni di lavoro consecutivi, anche presso datori di lavoro diversi, può percepire fino a 2 anni di indennità. La Naspi garantisce il 75% della retribuzione media utile ai fini previdenziali per i primi 6 mesi, salvo poi subire un déclage del 3% al mese per i periodi successivi.

In pratica, chi si trova a due anni dall’età pensionabile – ad esempio a 65 anni, considerando che oggi la pensione di vecchiaia si centra a 67 anni – può utilizzare la Naspi come strumento di accompagnamento alla pensione, purché arrivi al termine con almeno 20 anni di contributi.

Lo stesso meccanismo vale anche per chi è a due anni di distanza dai requisiti contributivi richiesti per la pensione anticipata ordinaria: 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

La Naspi, infatti, è coperta da contribuzione figurativa, che di norma è valida sia per il diritto sia per la misura della pensione, rendendola utilizzabile come ponte verso qualsiasi forma di pensionamento.

Congedo straordinario biennale, ecco 2 anni di stipendio pieno prima della pensione

Un altro strumento che consente di anticipare l’uscita dal lavoro di due anni è il congedo straordinario biennale. Si tratta di una misura riservata a chi assiste un familiare con disabilità grave, riconosciuta ai sensi della legge 104.

Durante il congedo, il lavoratore non presta attività lavorativa, ma percepisce la stessa retribuzione dell’ultimo mese precedente all’inizio del congedo, per tutta la durata dell’assenza. In pratica, è un periodo di assenza retribuita, perfettamente legittimo.

Oltre allo stipendio, è prevista anche la copertura contributiva figurativa, valida sia per il diritto sia per la misura della pensione. Di conseguenza, chi si trova a due anni dal pensionamento può sfruttare il congedo straordinario come anticipo dell’uscita dal lavoro.

Requisito fondamentale è la convivenza tra il lavoratore e il familiare disabile, anche se sono previste alcune deroghe, come nel caso dei figli disabili, che possono consentire l’accesso al congedo anche in assenza di convivenza.

Uscita in anticipo e poi la pensione, ecco l’Ape sociale

La terza possibilità per lasciare il lavoro in anticipo e arrivare poi alla pensione è rappresentata dall’Anticipo Pensionistico Sociale, meglio noto come Ape sociale.

In questo caso si tratta di una misura che somiglia molto a una pensione, pur non essendolo tecnicamente. L’Ape sociale consente di smettere di lavorare fino a 3 anni e 7 mesi prima dell’età pensionabile ordinaria.

A partire da 63 anni e 5 mesi di età, possono accedere alla misura quattro categorie di contribuenti. Con almeno 30 anni di contributi possono beneficiarne:

  • i caregiver che convivono da almeno 6 mesi con un familiare disabile grave;
  • i disoccupati che hanno terminato integralmente la Naspi;
  • gli invalidi civili con una percentuale pari o superiore al 74%.

Per la quarta categoria, cioè gli addetti ai lavori gravosi, sono invece richiesti 36 anni di contributi.

L’importo dell’Ape sociale è pari alla pensione maturata al momento dell’uscita, ma con un limite massimo di 1.500 euro mensili, senza rivalutazione e senza possibilità di cumulo con redditi da lavoro.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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