La manovra di Bilancio non ha introdotto alcuna novità per le pensioni di vecchiaia nel 2026. E questa può essere considerata una buona notizia, visto che dal 2027 è stato confermato, nella stessa legge, un primo scatto in avanti dell’età pensionabile.
Nessun cambiamento, dunque, e quindi età e contributi invariati, con le consuete differenze tra retributivi, misti e contributivi, che consentiranno il pensionamento ai nati nel 1959. L’aumento dell’età pensionabile scatterà solo dal 2027; nel 2026 resta salvaguardato il diritto al compimento dei 67 anni di età.
Bisogna dire che c’è anche chi potrà uscire prima. Ad esempio alcuni nati nel 1960 o addirittura nei primi mesi del 1961.
Se la pensione di vecchiaia arriva a 67 anni, come fanno ad uscire nel 2026 quelli nati nel 1960?
Partiamo da una premessa: la pensione di vecchiaia è oggi la principale misura di quiescenza. Possono accedervi tutti i lavoratori che, oltre ad aver compiuto 67 anni, abbiano maturato almeno 20 anni di contributi e, nel caso dei soggetti privi di anzianità al 31 dicembre 1995, raggiungano un importo di pensione almeno pari all’assegno sociale vigente.
Ecco perché non tutti i nati nel 1959 potranno andare in pensione. Se dal calcolo del trattamento emerge una pensione di importo inferiore all’assegno sociale, il diritto viene meno.
Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: se qualcuno nato nel 1959 rischia di restare escluso, c’è invece chi, pur essendo nato nel 1960, può accedere alla pensione di vecchiaia nel 2026.
Le donne in pensione di vecchiaia in anticipo nel 2026 in alcune circostanze
Alcuni contributivi puri, cioè lavoratori privi di anzianità al 31 dicembre 1995, possono anticipare l’uscita rispetto ai 67 anni. Si tratta, in particolare, di lavoratrici madri.
La riforma contributiva del 1996 ha introdotto infatti uno sconto di quattro mesi per ogni figlio avuto. Dal 2025 lo sconto massimo è stato elevato fino a 16 mesi per chi ha avuto almeno quattro figli. In precedenza il limite era di 12 mesi per almeno tre figli.
Sono proprio queste lavoratrici che, pur essendo nate nel 1960 o addirittura nei primi quattro mesi del 1961, possono accedere alla pensione di vecchiaia nel 2026 senza aver ancora compiuto 67 anni.
Resta però fermo un requisito essenziale: trattandosi di contributive pure, devono comunque maturare una pensione di importo almeno pari all’assegno sociale.
Anche i lavori gravosi salutano in anticipo
Discorso diverso per gli addetti ai lavori gravosi o usuranti. Per loro, l’età di accesso alla pensione di vecchiaia è rimasta fissata a 66 anni e 7 mesi, come avveniva fino al 2019. Si tratta di un’agevolazione che consente di anticipare di cinque mesi l’uscita rispetto alla soglia ordinaria dei 67 anni nel 2026.
Questo sarà però l’ultimo anno di applicazione della salvaguardia, salvo ulteriori interventi normativi.
Cambia invece il requisito contributivo: per beneficiare dell’anticipo occorrono almeno 30 anni di contributi effettivi, cioè senza periodi figurativi, volontari o da riscatto. Una condizione stringente che limita la platea dei beneficiari, ma che rappresenta pur sempre una via d’uscita anticipata rispetto alla regola generale.