Negli ultimi anni sono state introdotte più volte misure di pensionamento anticipato che fanno riferimento, come platea di beneficiari, ai soggetti portatori di handicap e ai loro familiari. Si tratta di canali di uscita dal lavoro anticipati rispetto ai requisiti ordinari, che anche nel 2026 potranno essere sfruttati, purché i requisiti richiesti siano mantenuti dal richiedente.
La figura dell’invalido, quindi, assume un ruolo centrale nell’anticipazione dell’uscita dal mondo del lavoro. Lo è quando il richiedente è lo stesso invalido, ma lo è anche quando il richiedente è chi presta assistenza all’invalido, ovvero il caregiver.
Pensioni anticipate 2026 per invalidi e caregiver: il quadro generale
L’invalido, per accedere alle misure di pensionamento anticipato, deve avere un grado di invalidità pari almeno al 74%.
Non parliamo di pensioni di invalidità civile, ma di trattamenti previdenziali anticipati, basati sui contributi versati nel corso della carriera lavorativa.
Con un’invalidità almeno del 74%, e al ricorrere di ulteriori condizioni, è possibile accedere all’Ape sociale. In questo caso servono almeno 30 anni di contributi e un’età anagrafica non inferiore a 63 anni e 5 mesi.
Occorre però prestare molta attenzione alla natura della misura. L’Ape sociale è infatti un reddito ponte, non una pensione definitiva. Prevede un tetto massimo di 1.500 euro mensili, non consente di percepire assegni familiari, maggiorazioni sociali né tredicesima e non è rivalutata all’inflazione per tutto il periodo che intercorre fino al compimento dei 67 anni di età.
Inoltre, chi beneficia dell’Ape sociale non può svolgere attività lavorative, salvo il lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro annui.
Ape sociale per caregiver: come funziona nel 2026
L’Ape sociale non è riservata esclusivamente agli invalidi, ma può essere richiesta anche dal caregiver, ossia da chi presta assistenza a un disabile grave.
Per essere riconosciuto come caregiver ai fini dell’Ape sociale, il richiedente deve risultare convivente con il familiare disabile da almeno sei mesi prima della presentazione della domanda. Il soggetto assistito può essere il coniuge, un parente di primo grado e, in alcuni casi specifici, anche un parente o affine di secondo grado.
Questa estensione vale quando il disabile è privo di genitori o coniuge, oppure quando questi ultimi risultano a loro volta invalidi o di età avanzata. La convivenza deve essere intesa in senso stretto. Ovvero sotto lo stesso tetto, con lo stesso numero civico, anche se in appartamenti distinti all’interno di uno stesso stabile.
Pensioni anticipate senza limiti di età per invalidi e caregiver
Sia l’invalido sia il caregiver, purché rientrino nelle categorie previste dalla normativa, possono accedere anche alla quota 41 per i lavoratori precoci. In questo caso parliamo di una pensione vera e propria, molto più vantaggiosa rispetto all’Ape sociale.
La quota 41 non cessa al compimento dei 67 anni, ma accompagna il beneficiario per tutta la vita. Non prevede limiti di importo, include tredicesima, eventuali assegni familiari e maggiorazioni, e non impone alcun divieto di cumulo con redditi da lavoro.
Si tratta inoltre di una misura senza limiti anagrafici, ma esclusivamente contributivi.
Per accedervi è necessario aver maturato almeno 41 anni di contributi, di cui almeno 12 mesi versati prima del compimento dei 19 anni di età, anche in modo non continuativo.
Una differenza sostanziale che rende la quota 41 uno dei canali di pensionamento anticipato più solidi e meno penalizzanti per invalidi e caregiver anche nel 2026.