Perché i rendimenti USA non salgono con l’atteso rialzo dei tassi?

Il rialzo dei tassi USA sarà probabilmente più veloce delle precedenti attese e ciononostante i rendimenti americani non decollano

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Il rialzo dei tassi USA sarà probabilmente più veloce delle precedenti attese e ciononostante i rendimenti americani non decollano

E’ stato l’ultimo board dell’anno e il primo per Jerome Powell dopo avere ottenuto la nomina presidenziale per un secondo mandato. La Federal Reserve ha annunciato ieri che da gennaio ridurrà gli acquisti di bond al ritmo di 30 miliardi di dollari al mese, il doppio di quanto deciso a novembre. Di fatto, a marzo saranno azzerati. Nessun rialzo dei tassi USA per il momento, ma i “dot plots” dell’istituto segnalano tre aumenti in vista da 0,25% ciascuno, tale per cui il costo del denaro a fine 2022 salirebbe a 0,75-1%. Per fine 2023, si prevede l’1,5-1,75%, mentre a fine 2024 arriveremmo al 2-2,25%.

In sostanza, la lotta all’inflazione inizia a farsi seria. Per quanto la stretta monetaria sarà graduale, rispetto a poche settimane fa il quadro è mutato radicalmente. Ciononostante, i rendimenti americani non decollano. Stamattina, il Treasury a 10 anni offre l’1,45%, quello a 30 anni intorno all’1,85%. L’apparente paradosso si spiegherebbe con il fatto che il rialzo dei tassi USA sarebbe percepito efficace per contrastare l’inflazione. Pertanto, le aspettative d’inflazione non solo non si surriscalderebbero ulteriormente, ma stanno persino raffreddandosi.

Rendimenti stabili con tassi USA in rialzo

Monitorando il “breakeven” a 5 anni tra i Treasuries con cedola fissa e i TIPS, notiamo che nell’ultimo mese è sceso dal 3,17%, massimo da almeno un paio di decenni a questa parte, al 2,67%. Guarda caso, il calo è avvenuto nelle settimane in cui il mercato ha iniziato a scontare il rialzo dei tassi USA più velocemente delle precedenti attese. E questa non sarebbe l’unica spiegazione possibile. Con la stretta, i rendimenti americani saliranno in termini reali. Ciò farebbe male al mercato azionario, le cui quotazioni già si aggirano a circa 30 volte gli utili per l’indice S&P 500.

Parliamo di un livello del 20% superiore a quello vigente durante il precedente ciclo restrittivo tra il 2018 e il 2019.

Il ripiegamento possibile delle borse spingerebbe gli investitori a preferire le obbligazioni. E quali migliori asset di quelli sicuri stampati da Zio Sam? Peraltro, la pandemia non è finita e neppure la paura sui mercati. La variante Omicron sta provocando nuove restrizioni anti-Covid, specie in Europa. L’America resta destinazione ideale per i capitali di tutto il mondo, come dimostra il “super” dollaro di questi mesi.

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