Obbligazioni sovrane ultra-lunghe a rendimenti ultra-bassi e gli spread con le scadenze brevi stringono

Rendimenti sovrani in picchiata sulle scadenze ultra-lunghe e quest'anno riducono anche notevolmente le distanze rispetto alle scadenze medio-brevi per la fame di "yield" sul mercato obbligazionario.

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Rendimenti sovrani in picchiata sulle scadenze ultra-lunghe e quest'anno riducono anche notevolmente le distanze rispetto alle scadenze medio-brevi per la fame di

Se vogliamo avere un’idea di cosa sia accaduto negli ultimi mesi sul mercato delle obbligazioni, dobbiamo guardare, anzitutto, ai titoli più longevi emessi dai principali stati avanzati nel mondo. La quarta tranche del BTp 2067 l’altro ieri è andata a ruba, con il rendimento esitato sostanzialmente tornato ai livelli della prima emissione dell’ottobre 2016. Tra ieri e oggi si aggirava al 2,85%, giù dal 3,60% di inizio anno e di 12 mesi fa.

Ma i bond ultra-lunghi non stanno andando bene solo in Italia. Anzi, si tratta di un fenomeno generalizzato e frutto della disperata fame di “yield” tra gli investitori istituzionali e non. Il Bund a 30 anni è sceso in area 0,30%, ma apriva il 2019 allo 0,85%. Dunque, in circa sei mesi ha visto scendere il rendimento di oltre mezzo punto percentuale, oltre il 15% cumulato in meno alla scadenza. Simile l’andamento del quarantennale in Giappone, dimezzatosi nello stesso arco di tempo dallo 0,78% allo 0,40%. E il titolo della Svizzera a 50 anni ha perso 30 punti base, crollando a un miserrimo 0,14%.

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Rendimenti lunghi in picchiata ovunque, stringono sulle scadenze brevi

Più generosi restano i rendimenti di Francia, Regno Unito e USA. Parigi oggi offre per il suo bond a mezzo secolo l’1,125%, circa 75 bp in meno dall’inizio dell’anno. Londra è scesa dall’1,73% all’1,31% sulla medesima scadenza, mentre il Treasury a 30 anni è l’unico nel mondo avanzato a somigliare per rendimento al nostro BTp, offrendo il 2,56% contro poco più del 3% a inizio anno. Certo, la somiglianza non è dettata dalla stessa valutazione che il mercato opera nei confronti dei titoli del debito USA, quanto a un diverso ciclo economico e monetario, con la Federal Reserve ad avere alzato i tassi al 2,25-2,50%, mentre la BCE li terrà almeno azzerati fino a tutta la prima metà dell’anno prossimo.

E se i rendimenti delle obbligazioni ultra-lunghe sono crollati, gli spread con i titoli corti si sono ovunque ridotti. Prendendo a riferimento i bond a 2 anni, in Italia i rendimenti su questa scadenza quest’anno sono passati dallo 0,49% allo 0,10% attuale, per cui il BTp 2067 offre un premio di 275 bp contro gli oltre 310 di apertura a gennaio.

In Germania, si è passati dal -0,60 al -0,73%, per cui il trentennale ha ridotto il suo rendimento extra da 145 a 105 bp. In Francia, il differenziale con il 50 anni è sceso da oltre 230 a 177 bp, in Svizzera da 122 a 105, nel Regno Unito da quasi 250 a meno di 190 e in Giappone da 96 a meno di 60. Infine, negli USA le distanze si sono ampliate da una cinquantina a 75 punti base, perché qui a crollare di più è stato il rendimento biennale, scontando un allentamento monetario, contrariamente alle attese precedenti del mercato. E, in generale, spread stringenti indicano lo spostamento di capitali verso scadenze più lunghe, al fine di ottenere quel rendimento che sulle brevi è diventato un miraggio.

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