C’è stata oggi l’emissione in asta del nuovo Bot a 12 mesi (ISIN: IT0005603342) per un importo di 8 miliardi di euro. La domanda è stata di 10,95 miliardi, pari ad un rapporto di copertura di 1,37. Il nuovo bond del Tesoro con scadenza del 14 luglio 2025 ha spuntato un prezzo di aggiudicazione di 96,571 centesimi, corrispondente a un rendimento lordo del 3,483%. Considerate che all’asta di giugno il rendimento era stato del 3,584%. Dunque, un calo dello 0,10% pieno.

Governo sorride, risparmiatori meno felici

Per il governo si tratta senz’altro di una buona notizia.

Rendimenti più bassi implicano una minore spesa per interessi. Nello specifico, a fronte degli 8 miliardi nominali emessi, il Tesoro ha potuto incassare un po’ di più rispetto a quanto fosse prevedibile sulla base dei prezzi di giugno. Ricordiamo, infatti, che il nuovo Bot a 12 mesi non staccherà cedola alla scadenza o da qui ad allora. Esso riconoscerà all’investitore il rimborso del capitale alla pari, cioè a 100 e sopra il prezzo di acquisto. La differenza tra i due valori rappresenta il rendimento.

Che il nuovo Bot a 12 mesi offra meno del 3,50% è una notizia, invece, sgradita al popolo dei risparmiatori. La loro liquidità impiegata a breve termine tende già da mesi a rendere di meno. A titolo di confronto, i nuovi conti deposito delle banche italiane a maggio offrivano in media un tasso del 3,51% ai clienti dal 3,82% del novembre scorso. In attesa di conoscere dati più aggiornati, sembra che i titoli di stato inizino a diventare meno generosi dei conti bancari. Tuttavia, la differenza la fa l’imposizione fiscale: al 12,50% sui rendimenti dei bond del Tesoro, al 26% sugli interessi corrisposti dalle banche.

Nuovo Bot 12 mesi risente del taglio dei tassi BCE

Ancora oggi, quindi, il nuovo Bot a 12 mesi si confermerebbe più allettante della generalità dei conti deposito. Il calo dei rendimenti, comunque, segnala che il mercato si aspetta che il taglio dei tassi di interesse prosegua.

A giugno la Banca Centrale Europea li ha ridotti dello 0,25%. Lo stesso farebbe a settembre, sempre che i dati sull’inflazione nell’Eurozona lo consentiranno. E il tratto breve della curva si mostra fortemente influenzato dalla politica monetaria.

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