Il BTp 2067 riesce ancora a salvaguardare il potere di acquisto del capitale investito

Il bond "Matusalemme" protegge contro l'inflazione in uno scenario di surriscaldamento dei prezzi contenuto.

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BTp 2067, rendimento in calo nelle ultime sedute

Reflazione è una parola che sta facendo fin troppa paura sui mercati finanziari. Gli investitori negli ultimi anni avevano acquistato bond senza quasi alcun ritegno, accettandone i rendimenti finanche rendimenti nel lungo termine, confidando nella permanenza dei tassi d’interesse a livelli bassissimi, grazie a un’inflazione altrettanto infima. Con la pandemia, lo shopping obbligazionario si è acuito e nel mondo si è arrivati a 18.000 miliardi di dollari di bond con rendimenti negativi. L’intera curva sovrana tedesca ne è stata riguardata, mentre adesso “già” sopra la scadenza a 20 anni i Bund offrono rendimenti positivi.

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In Italia, al massimo ci siamo potuti permettere BTp con rendimenti negativi fino ai 5 anni. In un certo senso, gli obbligazionisti di casa nostra sono stati un po’ più fortunati, sebbene in qualità di contribuenti debbano sostenere una spesa per interessi sensibilmente maggiore a quella vigente in altri stati dell’Eurozona. Il bond più appetibile per rendimento resta senza dubbio il BTp marzo 2067 e cedola 2,8% (ISIN: IT0005217390). Subito ribattezzato “Matusalemme” per via della sua longevità, venne emesso per la prima volta nell’ottobre 2016, quando esibiva una scadenza superiore ai 50 anni.

Questo titolo è salito fino al massimo storico di 135,4 a febbraio, ripiegando nelle settimane successive a una quotazione minima di poco superiore a 124. Ma in poco più di una settimana, essa si è impennata del 3,8%, contestualmente alla discesa del rendimento lordo di 15 punti base. Oggi, la quotazione si attesta esattamente a 129. Significa che per acquistarne un valore nominale di 1.000 euro, bisogna spendere 1.290 euro. Rapportata all’investimento, la cedola lorda scende al 2,17% (2,8/1.290). Al netto dell’imposizione fiscale, del 12,5%, sarebbe dell’1,90%. Questo sarebbe il tasso di remunerazione annuo percepito dall’obbligazionista fino alla scadenza.

Poiché a febbraio l’inflazione è salita allo 0,6%, di fatto il bond attualmente garantisce un rendimento immediato più che triplo.

Rendimento reale già al limite

Ma ci sono due osservazioni sul punto. La prima ha a che fare con l’orizzonte temporale a cui guardiamo per l’investimento. La BCE si pone come obiettivo di fare salire l’inflazione nell’Eurozona “vicino, ma di poco inferiore al 2%”. Secondo le ultime stime diramate dall’istituto, già a fine anno l’indice dei prezzi nell’area salirebbe del 2% tendenziale, pur in via transitoria. Non è detto che l’Italia segua con lo stesso ritmo, anche perché al momento la sua inflazione si attesta di 3 decimi di punto in meno della media. Ad ogni modo, probabile che nei prossimi mesi il rendimento reale immediato offertoci dal BTp 2067 si riduca e quasi si azzeri.

E non è finita. Come avrete notato, abbiamo definito “immediato” il rendimento della cedola. In effetti, nel momento in cui il BTp scadrà o all’atto del disinvestimento anticipato avremo a che fare con il fattore prezzo. Poiché abbiamo acquistato il bond sopra la pari, lo abbiamo pagato più di quanto ci verrà restituito il capitale. Alla scadenza, quest’ultimo ci verrà corrisposto al 100% del suo valore nominale, per cui subiremo una perdita del 22,5% (29/129). Spalmata per i quasi 46 anni di detenzione del titolo da oggi, la minusvalenza media annua sarebbe pari allo 0,49%. Ed ecco che il rendimento scenderebbe dal 2,17% lordo di cui sopra all’1,68%. Al netto della tassazione, farebbe l’1,47%. E già siamo a un livello molto dubbio per la protezione del capitale dalla perdita del potere di acquisto nel lungo periodo.

Per i BTp Italia l’inflazione non sarà un problema per noi

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