Corporate Italia batte BTp, se aziende e banche s’indebitano a costi più bassi dello stato

Rendimenti in calo per i BTp, ma a beneficiarne sono anche, se non soprattutto, gli emittenti corporate. In questi giorni, diversi privati sono riusciti a rifinanziarsi sul mercato a costi inferiori a quelli sostenuti dal Tesoro.

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Rendimenti in calo per i BTp, ma a beneficiarne sono anche, se non soprattutto, gli emittenti corporate. In questi giorni, diversi privati sono riusciti a rifinanziarsi sul mercato a costi inferiori a quelli sostenuti dal Tesoro.

Continua il buon momento per i nostri BTp. Quella che si conclude oggi sui mercati sarà la settima settimana consecutiva con rendimenti italiani in calo. Il decennale è passato dal 2,70% di fine maggio a meno dell’1,60% attuale. Tutta la curva delle scadenze si è sgonfiata parecchio nelle ultime settimane, essenzialmente grazie ai segnali ultra-accomodanti della BCE, ma anche per effetto della mancata procedura d’infrazione contro l’Italia sui conti pubblici.

Ma se i BTp stanno andando molto bene, non sono da meno le emissioni corporate italiane. Anzi, a dire il vero sembra persino che il mercato le prediliga a quelle sovrane.

Nei giorni scorsi, MPS ha emesso il suo primo bond subordinato Tier 2 a 10 anni dopo 18 mesi, ma al rendimento del 10,50%, tale per cui il successo segnalato dalla stampa ne esce fortemente ridimensionato sul piano degli alti costi sostenuti da Siena per attirare capitali. Esistono, però, altri casi molto più fortunati e tutti verificatisi in questi giorni. Niente di meno che il Financial Times ha posto l’attenzione sull’ottimo riscontro che “una banca italiana semi-sconosciuta” ha ottenuto con l’emissione di obbligazioni garantite a 7 anni. Il rendimento esitato dal bond è stato di appena lo 0,439%, grazie a ordini per 2 miliardi di euro, 4 volte l’importo offerto dall’istituto lombardo.

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Le emissioni corporate a basso costo

Cosa ancora più interessante, il rendimento è stato di circa 77 punti base inferiore a quello del BTp di pari durata. Il settennale sovrano italiano, infatti, rende oggi l’1,10%. Certo, c’è una differenza non di poco conto tra i due titoli: quello bancario è coperto da assets, essenzialmente mutui residenziali di qualità, mentre quello del Tesoro, per quanto sicuro possa considerarsi, non risulta formalmente garantito da assets sottostanti. E lo stesso FT spiega il successo dell’emissione con la fame di rendimento in giro per l’Europa, dove la gran parte dei covered bond esita ormai rendimenti negativi.

Non solo banche. Due utilities hanno collocato debito sul mercato a costi inferiori a quelli segnalati dai BTp sul secondario.

Terna ha emesso obbligazioni con scadenza luglio 2025 per 500 milioni di euro, offrendo una cedola misera dello 0,125%, la più bassa vigente oggi per un corporate in Italia. Il prezzo esitato è stato di 99,245, per un rendimento complessivo dello 0,25%, solamente 45 punti base sopra il “midswap”. Sulla stessa scadenza, il BTp offre oggi intorno all’1%, per cui Terna è riuscita a rifinanziarsi allo 0,75% in meno all’anno rispetto allo stato, grazie a ordini per 2,1 miliardi, che hanno ridimensionato di molto il tasso inizialmente atteso dalla “guidance” a +70 bp rispetto al “midswap”.

E anche Italgas ce l’ha fatta a battere i BTp, emettendo obbligazioni ben più longeve per 600 milioni, scadenza aprile 2030, offrendo una cedola dello 0,875% e attirando oltre 3 miliardi di euro in richieste. Il rendimento è risultato di circa lo 0,70% più basso di quello sovrano. Per concludere, tre emittenti privati in poche ore hanno raccolto sul mercato capitali per 1,6 miliardi, raccogliendo ordini per oltre 7 miliardi, 4,5 volte tanto, potendo così abbattere il costo dell’indebitamento, portandolo sotto quello della curva dei BTp. E pensare che parliamo di società con rating poco brillanti. La caccia al rendimento premia tutti in questa fase, ma che i titoli di stato non ne fossero nemmeno i principali beneficiari non l’avevamo considerato.

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