Bond Argentina, maxi-guadagni pia illusione: nuovo default dietro l’angolo

Lo spettro di un ennesimo default si aggira per le strade di Buenos Aires. I bond dell'Argentina recuperano, ma i rischi aumentano.

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Bond Argentina in recupero

Argentina sulle prime pagine di tutti i quotidiani del mondo. L’impresa storica della Seleccion in Qatar fa guadagnare ai ragazzi allenati da Lionel Scaloni le copertine meritate grazie alla terza Coppa del Mondo di calcio conquistata battendo la Francia ai rigori. Ma le buone notizie per il paese sudamericano si fermano qui, purtroppo. Negli ultimi due mesi, i bond dell’Argentina hanno sì recuperato la media del 50% di valore, ma portandosi su quotazioni all’incirca sui 25 centesimi. Praticamente, tu compri un bond che sarà rimborsato per 1.000 dollari o euro ad un quarto, cioè per 250 dollari o euro.

Il maxi-sconto si deve all’altissimo rischio di default che l’obbligazionista corre. Le agenzie di rating classificano i bond dell’Argentina molto in basso nelle rispettive scale dei giudizi: CCC+ per S&P, CCC- per Fitch e Ca per Moody’s. Esse temono nella sostanza che il paese si avvii al decimo default della sua storia, a distanza di appena un paio di anni dal nono.

Il bond Argentina in dollari con scadenza 9 luglio 2029 e cedola 1% (ISIN: US040114HX11) è salito dai 17 centesimi a cui era sprofondato a metà ottobre ai 26 di ieri. Il rendimento lordo è sceso così a poco più del 25% all’anno. Analogo l’andamento per il bond in euro “callable” sink e scadenza 9 luglio 2041 (ISIN: XS2177365363). E’ rimbalzato da un minimo di 16,60 a 25 centesimi tondi. Rende sopra il 23%. Infine, il bond in euro “callable” sink con scadenza 9 gennaio 2038 (ISIN: XS2177365017) è salito nello stesso periodo da 17 a 26,50 centesimi per un rendimento attuale vicino al 27%.

Bond Argentina, rimbalzo e spettro default

A cos’è dovuto il rimbalzo? Diversi i fattori. Il primo è stato il tendenziale recupero dell’obbligazionario globale.

Secondariamente, i bond dell’Argentina erano scesi a livelli di default conclamato e, pertanto, gli investitori si sono resi conto che vi fossero margini di recupero. Terzo, la Cina ha di recente prestato alla Banca Centrale dell’Argentina 5 miliardi di dollari attraverso uno swap. Denaro che servirà all’istituto per difendere il cambio. A inizio anno, invece, il Fondo Monetario Internazionale aveva concesso la dilazione dei tempi di pagamento dei 44 miliardi di dollari di prestiti erogati tra il 2018 e il 2019 di 30 mesi. Infine, la sconfitta dei peronisti alle elezioni primarie per il Congresso fa sperare il mercato in un cambio di presidenza tra un anno.

La storia dimostra che alle quotazioni a cui i bond dell’Argentina sono crollati, le opportunità per il mercato esistono persino nel caso di default. Ma non è il caso di tentare la sorte per gli investitori individuali. Il principale rischio non riguarderebbe il prezzo di recupero dell’investimento, quanto i tempi. Dopo il default di inizio 2002, la prima ristrutturazione dei titoli di stato avvenne solo nel 2005 ad un terzo del loro valore nominale e l’allungamento delle scadenze. Nel frattempo, molti obbligazionisti erano usciti dal mercato vendendo ai cosiddetti “fondi avvoltoi” per pochi spiccioli. Una lezione che non va dimenticata.

Quanto al soccorso “rosso” della Cina, sappiate che i 35 miliardi di yuan elargiti a novembre sono stati nei fatti gettati nel pozzo senza più fondo della svalutazione inarrestabile. Serviranno a guadagnare tempo, non certo a ristabilire condizioni finanziarie stabili per scansare il default sul debito estero. Soltanto quello a breve termine ammonta a due volte e mezzo le riserve valutarie. In sintesi, il governo non ha dollari per ripagare i bond dell’Argentina denominati in valute straniere.

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