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Oggi: 17 Feb, 2026

Indagine penale sulla Fed: Powell sotto inchiesta, indipendenza monetaria in bilico

Il governatore Jerome Powell è sotto inchiesta da parte del Dipartimento della Giustizia per la ristrutturazione dell'edificio FED.
1 mese fa
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Indagine sulla FED di Powell per una ristrutturazione
Indagine sulla FED di Powell per una ristrutturazione © Investireoggi.it

Il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha avviato un’indagine penale a carico del governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, in relazione a sue presunte false dichiarazioni rese al Congresso sulla ristrutturazione dell’edificio storico della FED a Washington da 2,5 miliardi di dollari. Accertamenti sono in corso circa la natura e l’entità della ristrutturazione rispetto a quanto testimoniato dallo stesso governatore, il quale ha deciso di reagire con un video. Egli sostiene che in uno stato di diritto nessuno sia sopra le leggi, ma spiega che l’indagine a suo carico sarebbe solo un pretesto per intimidirlo e costringerlo a tagliare di nuovo i tassi di interesse.

Scontro sul taglio dei tassi FED
Scontro sul taglio dei tassi FED © License Creative Commons

Indagine su FED di Powell è bomba per mercati

La vicenda è una bomba per i mercati finanziari. Mai nella storia moderna c’era stato un governatore centrale di una grande economia sviluppata a finire sotto inchiesta. Tra i precedenti possiamo trovare quello che vide una ventina di anni fa indagato e successivamente condannato il governatore italiano Antonio Fazio. Tuttavia, già allora la Banca d’Italia non aveva più il potere autonomo di decidere la politica monetaria e l’inchiesta giudiziaria non era frutto di pressioni del governo.

L’indagine su Powell è solo l’ultimo capitolo dello scontro che da un anno va avanti tra Casa Bianca e FED. Da quando Donald Trump è tornato alla presidenza, reclama il taglio dei tassi di interesse per abbattere la spesa per interessi e finanziare così più facilmente il debito federale.

Il tycoon crede anche che la mossa giovi a stimolare l’economia americana, tra l’altro riducendo il costo dei mutui e contribuendo così a rilanciare i consumi e la crescita.

Powell non ha ceduto più di tanto alle pressanti richieste. Ha tagliato per tre volte i tassi agli ultimi appuntamenti di politica monetaria, ma si sta mostrando cauto circa la possibilità di fare lo stesso al prossimo board di fine gennaio. L’inflazione americana resta sopra il target del 2%, ancora al 2,7% a novembre. Pur essendo salita meno del previsto dopo i dazi, con un mercato del lavoro che resta in sostanziale piena occupazione, non ci sarebbero i presupposti per ridurre ulteriormente il costo del denaro.

Inflazione americana sopra il target del 2%
Inflazione americana sopra il target del 2% © License Creative Commons

Rischi per rendimenti a lungo termine

La FED è vincolata al doppio mandato: deve fissare i tassi in modo da perseguire la stabilità dei prezzi, intesa come inflazione a medio termine al 2%, compatibilmente con un mercato del lavoro in piena occupazione, inteso con un tasso di disoccupazione attorno al 4%. Le pressioni politiche dietro le quinte ci sono sempre state per ottenere una politica monetaria più espansiva. Con Trump, però, sono diventate palesi, per non dire plateali. E questo rischia di creare più danni che portare benefici per lo stesso governo.

I mercati temono per l’indipendenza della prima banca centrale del mondo. Questo può spingere i rendimenti a lungo termine più in alto per scontare maggiore inflazione e debiti nei prossimi anni.

Non a caso, i rendimenti americani in queste ore stanno salendo dopo la notizia sull’indagine a carico di Powell. Gli effetti potrebbero travalicare i confini della superpotenza, trascinando al rialzo tutti i rendimenti lunghi nel resto del pianeta. Il feticcio dell’indipendenza delle banche centrali è più in bilico che mai. La FED avrà un nuovo governatore già a maggio, essendo in scadenza quello di Powell. Questi fu nominato proprio da Trump nel 2018 e confermato da Joe Biden nel 2022. Al suo posto andrebbe Stephen Miran, attuale capo del Consiglio dei consulenti economici dalle vedute assai simili a quelle del presidente sui tassi di interesse.

Occhi puntati sul board di gennaio

Il video di Powell dopo la notizia dell’indagine allontanerebbe l’ipotesi di dimissioni da capo della FED. Gli occhi saranno tutti puntati sulla riunione del FOMC del 27-28 gennaio. Qualsiasi cosa verrà deciso, il rischio che si corre è che venga letta come frutto della politicizzazione dell’istituto. Se tagliasse i tassi, sarebbe percepito come un cedimento a Trump; se li tenesse invariati, come una reazione difensiva. In entrambi i casi, i mercati dubiterebbero della genuinità con cui l’istituto adotta le sue decisioni, i cui riflessi riguardano l’intera economia mondiale.

Powell ha acuito le tensioni con Trump con una decisione rivelatasi affrettata e poco ponderata: il maxi-taglio dei tassi nel settembre del 2024, a poche settimane dalle elezioni presidenziali. Una scelta percepita dai repubblicani come la volontà di sostenere l’amministrazione democratica in piena campagna elettorale. Col senno di poi, fu sbagliata sul piano strettamente macroeconomico. Tant’è che da allora i rendimenti stessi sono risaliti oltre all’inflazione, a conferma che il mercato fece bene a non fidarsi fin da subito.

Indagine su Powell frutto dello scontro tra FED e governo

Al di là della personalizzazione dello scontro, l’indagine a carico della FED di Powell segnala la crescente tensione tra governi e banche centrali dopo decenni di stamperie monetarie. I primi pensavano che avrebbero beneficiato sine die di tassi azzerati e acquisti massicci di bond, grazie ai quali poterono per anni fare debiti senza doversi curare dei costi. Non avevano immaginato il ritorno dell’inflazione, che ha posto fine all’idillio con i mercati finanziari.

Ora che ogni euro di debito in più pesa sui conti pubblici, i governi sono costretti a scegliere tra priorità di politica economica e per questo si stanno inimicando ampie fette degli elettori. Ecco perché le banche centrali sono finite nel loro mirino. Lo scontro Trump-Powell è la rappresentazione di un conflitto di interessi molto più vasto e dalle possibili conseguenze brutali per risparmiatori, lavoratori e consumatori.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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