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Oggi: 09 Gen, 2026

Pensioni 2026: l’aumento lordo c’è, ma quanto resta davvero in tasca dopo tasse e Irpef?

Degli aumenti pensione 2026 di cui tanto si parla quanto resta veramente in tasca? Perché è con il netto che fai la spesa e sopravvivi!
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aumento pensioni
Foto © Investireoggi

Nel 2026 molte pensioni aumenteranno sulla carta, ma il vero nodo resta il netto mensile. Tra Irpef, addizionali regionali e comunali e conguagli fiscali, l’assegno che arriva sul conto potrebbe crescere molto meno di quanto ci si aspetta, e in alcuni casi restare praticamente invariato.

Capire la differenza tra aumento lordo e pensione netta è fondamentale per evitare illusioni e pianificare con maggiore consapevolezza le proprie spese.

Pensioni 2026: cosa prevede la legge di Bilancio

La legge di Bilancio 2026 interviene sul sistema previdenziale soprattutto sul fronte dei requisiti e della sostenibilità, ma ha anche effetti indiretti sul trattamento fiscale delle pensioni.

In sintesi:

  • non vengono prorogate Quota 103 e Opzione Donna;
  • resta in vigore l’Ape Sociale per alcune categorie;
  • la pensione di vecchiaia resta fissata a 67 anni nel 2026;
  • dal 2027 tornerà l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita.

Dal punto di vista fiscale, però, il vero impatto per i pensionati si gioca sul fronte delle imposte e delle trattenute.

Perché l’aumento lordo non coincide con più soldi in tasca

Quando si parla di aumenti delle pensioni, spesso si fa riferimento all’importo lordo. Tuttavia, ciò che conta davvero è quanto resta dopo le tasse.

Nel 2026 il netto può essere eroso da diversi fattori:

  • applicazione degli scaglioni Irpef;
  • addizionali regionali e comunali;
  • riduzione delle detrazioni al crescere del reddito;
  • conguagli fiscali a fine anno.

Anche un aumento minimo del lordo può far scattare una tassazione più elevata, annullando in parte il beneficio.

Irpef sulle pensioni: cosa incide di più nel 2026

L’Irpef resta la principale voce di prelievo fiscale sulle pensioni. Le aliquote si applicano per scaglioni e il peso effettivo dipende dal reddito complessivo annuo.

In particolare:

  • le pensioni più basse beneficiano di detrazioni più elevate;
  • all’aumentare del reddito, le detrazioni si riducono progressivamente;
  • superate alcune soglie, l’aumento lordo viene assorbito quasi interamente dalle imposte.

È per questo che molti pensionati, pur vedendo un incremento sulla carta, non percepiscono un reale miglioramento del netto mensile.

Addizionali regionali e comunali: la differenza la fa la residenza

Un aspetto spesso sottovalutato è il peso delle addizionali Irpef regionali e comunali. Queste imposte variano in base al territorio e incidono direttamente sull’assegno.

Due pensionati con lo stesso importo lordo possono ricevere un netto molto diverso solo perché vivono in Regioni o Comuni con aliquote differenti.

Nel 2026, in alcune aree del Paese, l’effetto combinato delle addizionali può ridurre sensibilmente l’aumento netto della pensione.

Conguagli fiscali: quando la sorpresa arriva dopo

Un altro elemento critico è rappresentato dai conguagli fiscali applicati dall’INPS a fine anno.

Se durante l’anno le imposte trattenute non sono state sufficienti, il pensionato può trovarsi di fronte a:

  • trattenute extra nei mesi successivi;
  • riduzione temporanea dell’assegno;
  • recupero di somme percepite in eccesso.

Nel 2026 questo rischio riguarda soprattutto chi ha più fonti di reddito oltre alla pensione.

Esempi pratici: chi guadagna davvero e chi no

In linea generale:

  • le pensioni basse possono beneficiare di un aumento netto più visibile;
  • le pensioni medio-alte rischiano di vedere l’aumento assorbito dalle tasse;
  • chi supera determinate soglie di reddito può addirittura non percepire alcun vantaggio reale.

Il risultato è che l’aumento lordo della pensione nel 2026 non produce lo stesso effetto per tutti.

Cosa conviene controllare prima del 2026

Per capire quanto resterà davvero in tasca, è consigliabile:

  • analizzare il cedolino della pensione;
  • verificare le addizionali applicate dal proprio Comune e dalla Regione;
  • valutare il reddito complessivo, includendo eventuali entrate extra;
  • richiedere una simulazione del netto annuale.

Un controllo preventivo aiuta a evitare brutte sorprese e a pianificare meglio le spese future.

Riassumendo

  • Nel 2026 l’aumento delle pensioni potrebbe esserci, ma non per tutti.
  • Tasse, Irpef e addizionali incidono sul netto e in alcuni casi annullano l’effetto dell’aumento.
  • Per i pensionati, oggi più che mai, guardare solo al lordo non basta.

Alessandra De Angelis

In InvestireOggi.it sin dal 2010, svolge il ruolo di Caporedattrice e titolista, e si occupa della programmazione e selezione degli argomenti per lo staff di redazione.
Classe 1982, dopo una laurea in giurisprudenza lavora all’estero per poi tornare in Italia. Cultrice dell'arte della scrittura nelle sue diverse declinazioni, per alcuni anni si è anche occupata di Content Seo per alcune aziende del milanese.