Siamo ai primissimi scambi di bond del Venezuela sul mercato secondario dopo la cattura di Nicolas Maduro da parte delle forze militari degli Stati Uniti e il rischio speculativo si è subito impennato. I prezzi stanno esplodendo per le emissioni in dollari, segno che gli investitori si attendano la fine del lunghissimo default iniziato nel novembre del 2017 con l’apertura di Caracas alla rinegoziazione del debito. La scadenza del 2027 (ISIN: US922646AS37) segna attualmente un boom del 27,4% a più di 40 centesimi. La scadenza del 2031 (ISIN: USP17625AD98) sale del 32,4% a 40 centesimi tondi. Ancora nessuno scambio per la scadenza del 2038 (ISIN: USP97475AJ95), che al termine della seduta di venerdì scorso prezzava a 27,50 centesimi.
Bond del Venezuela ad alto rischio speculativo
Movimenti attesi e che hanno un fondamento. Come dicevamo, la caduta di Maduro apre uno scenario del tutto nuovo per Caracas. Il regime “chavista” in questi oltre 8 anni non ha neanche avviato veri colloqui con i creditori internazionali per rinegoziare oltre 60 miliardi di dollari di debito emesso dallo stato e dalla compagnia petrolifera statale PDVSA. Anche le obbligazioni di quest’ultima stanno impennandosi sul mercato: +39,5% per la scadenza del 2037 (ISIN: XS0294367205), che sale così a 32 centesimi. Questo è per darvi il senso delle variazioni in corso.
Vogliamo essere sinceri con chi di voi detenesse bond del Venezuela: il rischio speculativo c’è e le prospettive sono migliorate con la cattura di Maduro. Attenzione, però, a immaginare un’imminente fine del default. Al di là della volontà del governo, non esistono le condizioni macro-economiche per soddisfare le richieste dei creditori. La banca centrale è a corto di riserve valutarie, indispensabili per procedere ai pagamenti in valuta estera.
L’economia venezuelana versa in condizioni catastrofiche e il primo pensiero del successore di Maduro, chiunque fosse, sarà di rimetterla in sesto e non certo di pagare decine di miliardi ai creditori esteri.
Possibili miglioramenti macroeconomici
E’ anche vero, però, che la cattura di Maduro può favorire il netto miglioramento dell’economia, condizione imprescindibile per porre fine al default. E’ molto probabile che gli Stati Uniti allenteranno o cancelleranno del tutto l’embargo contro il Venezuela. Le estrazioni petrolifere torneranno a salire nel medio termine e la fine dell’isolamento finanziario internazionale farà affluire dollari. Non meno importante, i bond del Venezuela potranno beneficiare di una maggiore liquidità degli scambi sul mercato secondario dopo che per anni le stesse contrattazioni erano state impedite dalle sanzioni.
Verso una rinegoziazione del debito dura per i creditori
Da quando Donald Trump è stato rieletto presidente, i prezzi dei bond del Venezuela sono mediamente raddoppiati e nel caso di PDVSA finanche triplicati fino allo scorso venerdì. Adesso, i primi si sono portati in area 40 centesimi e i secondi attorno ad un terzo del valore nominale. Quotazioni relativamente elevate per un Paese in default da così tanti anni. Il rischio speculativo torna a farsi interessante, ma bisogna considerare alcuni aspetti essenziali.
La rinegoziazione porterebbe inevitabilmente ad un “haircut” sostanzioso, oltre ad un probabile allungamento delle scadenze (“roll over”) e un abbassamento delle cedole. Gli stessi pagamenti degli arretrati accumulati dal 2017 e stimati ad oltre 15 miliardi di dollari sarebbero difficili da effettuare. Oltre i livelli già raggiunti, quindi, i prezzi diverrebbero obiettivamente poco sostenibili.
giuseppe.timpone@investireoggi.it