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Oggi: 11 Gen, 2026

Inflazione e slot machine: perché il gioco d’azzardo entra nell’IPCA e cosa cambia per le famiglie

Il gioco d'azzardo entra a far parte dell'indice IPCA dell'ISTAT per misurare l'inflazione italiana e segnala consolidate abitudini di consumo.
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Il gioco d'azzardo per misurare l'inflazione
Il gioco d'azzardo per misurare l'inflazione © Investireoggi.it

L’inflazione a dicembre accelera all’1,2% su base annua, con la crescita dei prezzi al consumo dello 0,2% rispetto a novembre. Nell’intero 2025, invece, si è attesta all’1,5% secondo la stima dell’ISTAT, che dovrà essere confermata nei prossimi giorni. E c’è una novità che riguarda proprio la misurazione dell’inflazione italiana: il gioco d’azzardo entrerà a far parte dal prossimo 4 febbraio dell’indice IPCA, che per intenderci è quello utilizzato per effettuare le comparazioni con gli altri stati dell’Eurozona. Una novità solamente all’apparenza dirompente, in quanto già questa voce veniva rilevata per il calcolo di altri due indici: il NIC e il FOI, rispettivamente per i prezzi al consumo dell’intera collettività e quello per le famiglie di operai e impiegati.

Azzardo nell’inflazione segno dei tempi

E’ comprensibile la confusione che può generare la diversità degli indici esistenti. Ad esempio, il FOI è utilizzato per calcolare gli adeguamenti delle pensioni, dei canoni di locazione e la rivalutazione del capitale per i BTp Italia. L’IPCA si usa per i contratti di lavoro. Perché il gioco d’azzardo entra a far parte del paniere ISTAT anche con questo terzo indice? I numeri parlano da soli: nel 2024 le famiglie italiane hanno scommesso in tutto 157,4 miliardi di euro, mentre per il 2025 potrebbero avere toccato i 170 miliardi. Più del 7% del Pil se ne va ogni anno per gratta e vinci, lotterie, slot machine e scommesse di vario genere.

Rispetto ai consumi complessivi, questa voce pesa intorno al 12%. Il dato che si considera a tale fine, però, è la differenza tra le giocate e le vincite: 21,5 miliardi nel 2024.

Da questo punto di vista, l’incidenza sul Pil risulta contenuta all’1% e sui consumi attorno all’1,6%. Resta il fatto che in media ciascun abitante nel Bel Paese spenda quasi 2.900 euro all’anno per il gioco d’azzardo, compresi i neonati. Numeri in forte crescita di anno in anno e che ci raccontano di milioni di famiglie che preferiscono tentare la fortuna, anziché investire sul proprio futuro. La ludopatia è il male dilagante degli ultimi decenni.

IPCA recepisce nuova classificazione ECOICOP v2

Nel dettaglio, il gioco d’azzardo sarà inserito alla voce “Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona”, che l’anno scorso incideva per il 16,3665% dell’intero paniere. E come mai l’ISTAT non ci aveva pensato prima? In verità, come vi abbiamo anticipato, già aveva preso in considerazione questo tipo di spesa per gli altri indici principali. L’inserimento tardivo nell’IPCA si deve al fatto che fino ad ora era mancato un parametro omogeneo per la misurazione tra i vari stati, problema superato con la nuova classificazione ECOICOP v2 allineata alle Nazioni Unite.

L’IPCA è quell’indice che esita la cosiddetta “inflazione armonizzata”. Quando leggiamo che nell’Eurozona il tasso d’inflazione di un dato mese sia x o y, facciamo riferimento ai dati armonizzati dei 20 stati dell’area (21 da gennaio con l’ingresso della Bulgaria nell’euro). Le differenze con i dati non armonizzati, tuttavia, sono quasi sempre molto contenuti e nell’ordine di qualche decimale di punto percentuale al massimo.

Investiamo nella fortuna 10 volte i fondi pensione

Tornando al gioco d’azzardo, la rilevazione di questa voce di spesa potrà incidere in un senso o nell’altro sul dato complessivo dell’inflazione, sebbene il basso peso che verrà ad esso assegnato difficilmente si tradurrà in un impatto percettibile. Tale inserimento, comunque, testimonia un’abitudine di consumo consolidata tra le famiglie italiane. Chi pensava che le scommesse interessassero pochi ludopatici senza alcun giro d’affari rilevante, è tenuto a ricredersi. Piaccia o meno, noi italiani spendiamo per tentare la fortuna più di quanto lo stato destini alla sanità, circa il doppio dell’istruzione e dieci volte i premi assicurativi versati per aderire a un qualche fondo pensione privato. Gli investimenti nella fortuna al Sud doppiano quelli al Nord. Cifre, che trasmettono il senso dello smarrimento dinnanzi a così scarsa lungimiranza.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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