Una novità rilevante in materia di ISEE è stata introdotta lo scorso anno e continua a produrre effetti anche nel 2026. Si tratta dell’esclusione dal calcolo della componente patrimoniale, e quindi dall’ISEE, dei titoli di Stato e, più in generale, di tutte le forme di risparmio assistite da garanzia statale.
Tra i prodotti più diffusi che rientrano in questa novità ci sono i buoni fruttiferi postali, spesso presenti nella componente patrimoniale mobiliare delle famiglie italiane.
La norma è pienamente in vigore e rappresenta per i nuclei familiari un vantaggio significativo, perché consente di abbassare l’ISEE escludendo una parte rilevante dei risparmi.
Nonostante ciò, i dubbi restano numerosi, come dimostra il quesito di una nostra lettrice.
“Salve, mi chiamo Stefania e sono una madre di famiglia con due figli minorenni per i quali percepisco l’Assegno Unico. Stavo per presentare la DSU per l’ISEE. Ho richiesto alle Poste saldo e giacenza media dei conti e delle altre forme di risparmio di famiglia. So che i buoni fruttiferi postali sono stati esclusi dal calcolo dell’ISEE. Io e mio marito possediamo complessivamente 60.000 euro in buoni fruttiferi postali. Perché questi importi compaiono ancora nel documento rilasciato dalle Poste, se non devono più essere inseriti nell’ISEE?”
ISEE 2026: buoni fruttiferi postali, quando si escludono e quando no
Il quesito della lettrice è molto comune tra le famiglie che possiedono buoni fruttiferi postali o altri strumenti finanziari con garanzia statale. È vero che la normativa ha previsto la loro esclusione dal calcolo dell’ISEE, ma questa esclusione non è totale e indiscriminata.
La legge stabilisce infatti una franchigia massima di 50.000 euro per nucleo familiare.
Ciò significa che ciascun nucleo può scorporare dall’ISEE fino a 50.000 euro complessivi di titoli di Stato, buoni fruttiferi postali e strumenti analoghi.
Nel caso specifico della lettrice, avendo 60.000 euro complessivi investiti in buoni fruttiferi postali, solo 50.000 euro possono essere esclusi. I restanti 10.000 euro devono invece essere inseriti nel patrimonio mobiliare e concorrono al calcolo dell’ISEE.
Come per tutte le altre attività finanziarie, questi 10.000 euro incidono per il 20% del loro valore, importo che sarà poi adeguato alla scala di equivalenza in base al numero e alla tipologia dei componenti del nucleo familiare.
Perché i buoni compaiono comunque nei documenti di Poste e banche
Il fatto che i buoni fruttiferi postali compaiano ancora nei documenti rilasciati da Poste Italiane o dagli istituti bancari non è un errore. Dipende dal fatto che non tutti gli importi possono essere automaticamente esclusi.
Le banche e le Poste non possono sapere se una famiglia ha già raggiunto o meno la franchigia dei 50.000 euro con altri strumenti a garanzia statale detenuti presso istituti diversi. Per questo motivo, tutte le dotazioni comunque si indicano nelle attestazioni di saldo e giacenza media: spetta poi al contribuente o al CAF applicare correttamente l’esclusione in sede di DSU.
Resta il fatto che l’esclusione fino a 50.000 euro di patrimonio mobiliare garantito rappresenta un’opportunità concreta da sfruttare, perché consente di ridurre sensibilmente l’ISEE.
Un ISEE più basso può infatti:
- aprire l’accesso a prestazioni e agevolazioni che altrimenti sarebbero precluse;
- aumentare l’importo di benefici già in corso, come l’Assegno Unico per i figli, proprio come nel caso della lettrice.