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Oggi: 08 Gen, 2026

Unicredit mette un piede in MPS? Il mercato scommette sulla quota Delfin

Il mercato scommette che Unicredit possa rilevare la quota Delfin in MPS per creare un grande gruppo bancario italiano.
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Unicredit entra in MPS tramite Delfin
Unicredit entra in MPS tramite Delfin © Investireoggi.it

Il 2026 si prospetta un altro anno scoppiettante per gli amanti del risiko bancario. E’ iniziato con i fuochi di artificio attorno a Monte Paschi di Siena (MPS) dopo le voci su un possibile interesse di Unicredit di entrare nel capitale attraverso Delfin. Gli eredi di Leonardo Del Vecchio ipotizzerebbero la dismissione delle partecipazioni di natura finanziaria per agevolare la suddivisione dell’eredità e concentrarsi sul core business. La holding possiede il 17,53% di Rocca Salimbeni dopo l’aggregazione tra quest’ultima e Mediobanca ed è primo azionista.

Unicredit in MPS tramite Delfin?

L’eventuale cessione consentirebbe ai Del Vecchio, ai prezzi di borsa attuali, di incassare qualcosa come 4,75 miliardi di euro e realizzare così forti plusvalenze. L’operazione potrebbe rivelarsi una mossa azzeccata anche dal punto di vista giudiziario.

Il presidente Francesco Milleri è indagato insieme al CEO di MPS, Luigi Lovaglio, e all’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone per un presunto concerto nel rilevare le quote vendute dal Tesoro e riguardo alla successiva OPA su Piazzetta Cuccia. La vendita smentirebbe l’intesa con l’imprenditore romano per il controllo della banca senese.

Boom azionario e maggiori dividendi in vista

Lunedì 5 gennaio, le azioni MPS avevano toccato un massimo di 9,45 euro. Stamattina, viaggiavano a 8,92 euro. Un ripiegamento che si spiega con l’assenza di ulteriori indiscrezioni e fatti a conferma dell’interesse di Unicredit. Nel frattempo, il CDA toscano ha varato alcune modifiche allo statuto da far approvare all’assemblea dei soci del 4 febbraio. Esse riguardano essenzialmente la composizione della lista del CDA, con l’assegnazione della maggioranza assoluta degli amministratori alla lista vincente; la riduzione degli utili da destinare alle riserve, così da aumentare la distribuzione dei dividendi.

Orcel deve rifarsi dal un 2025 deludente

Andrea Orcel, CEO di Unicredit, è reduce da un 2025 negativo sul fronte proprio del risiko bancario. Aveva tentato l’assalto a Banco BPM, fallito per l’opposizione del governo tramite il golden power. E la situazione non si smuove neanche in Germania, dove resta l’opposizione del governo, dei sindacati e della stessa Commerzbank alla scalata. Piazza Gae Aulenti ha capitale in eccesso da poter impiegare per accrescere la remuneratività del capitale e allo stesso tempo le dimensioni dell’istituto. Eppure, negli ultimi mesi tutto sembra fermo.

Delfin può essere la soluzione al problema. Orcel già disse di no al governo Draghi sull’acquisto di MPS, anche se era una fase completamente diversa da oggi. La banca toscana è risanata e adesso capeggia non soltanto un’altra banca storica italiana, ma indirettamente una delle principali compagnie assicurative d’Europa: Generali. Ed è qui che ad Unicredit può tornare l’appetito. Rilevando la quota dei Del Vecchio, diverrebbe il dominus del sistema bancario domestico e si approprierebbe del controllo anche dell’asset assicurativo.

Incognita Tesoro

Resta il problema fondamentale che ha impedito ad Orcel di allargarsi in Italia e in Germania: l’opposizione politica. Il Tesoro è ancora tra i principali azionisti di MPS con una quota del 4,86%. Nei fatti, continua a fare parte della governance senese insieme a Delfin, Caltagirone e Banco BPM. Si metterà di traverso a un eventuale ingresso di Unicredit? C’è da dire che lo stop su Banco BPM muoveva dal timore della Lega di perdere una banca di riferimento per le piccole e medie imprese nel Nord.

La situazione sarebbe diversa con MPS, che già lo stesso governo Meloni aveva tentato di vendere a Orcel negli anni scorsi.

Unicredit in MPS si limiterà alla quota Delfin o lancerà OPA?

Non si esclude neanche che il manager, dopo avere eventualmente rilevato il 17,53% di Delfin, lanci un’OPA sul capitale rimanente per prendersi il controllo della banca senza trattare con nessuno. Certo, l’operazione comporterebbe qualche rischio. Se finanziata interamente per cassa, ai prezzi attuali di borsa l’esborso arriverebbe fino a un massimo di 30 miliardi. Troppi anche per Unicredit. La sola acquisizione della quota Delfin, invece, sarebbe alla portata. Gli analisti di Equita hanno stimato che comporterebbe per Piazza Gae Aulenti un calo del CET1, il capitale primario, di 160 punti base al 13%.

A rigore, però, ad Orcel basterebbe anche cedere solo la metà del 26% attualmente detenuto in Commerzbank per finanziare l’ingresso di Unicredit nel capitale di MPS attraverso Delfin. Con una semplice mossa, si garantirebbe il controllo di altre tre realtà un tempo distanti da Siena, ovvero anche di Mediobanca, Generali e Banca Generali. Ma serve fare asse con il governo e Caltagirone. E chi conosce il manager, sa che non gradisce lacci e lacciuoli alle sue imprese. Rinuncia o OPA in vista? Lo scopriremo nel corso di questo 2026.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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