La legge di bilancio per il 2026 contiene un intervento mirato a sostenere l’occupazione femminile, con un’attenzione particolare alle madri con carichi familiari rilevanti. La misura nasce con l’obiettivo di favorire il rientro nel mercato del lavoro di donne che da tempo non percepiscono una retribuzione regolare, offrendo alle imprese un incentivo economico significativo. Il fulcro dell’intervento è rappresentato dall’esonero contributi., che riduce in modo consistente il costo del lavoro per i datori di lavoro privati.
Esonero contributi: una misura per rilanciare il lavoro delle madri
Dal primo gennaio 2026, i datori di lavoro del settore privato possono beneficiare dell’esonero contributi nel caso in cui assumano donne madri di almeno tre figli, tutti con età inferiore ai 18 anni.
Un requisito essenziale riguarda la situazione lavorativa precedente: le lavoratrici devono risultare prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.
In presenza di queste condizioni, l’azienda ottiene l’azzeramento dei contributi previdenziali a proprio carico, con l’esclusione dei premi e dei contributi dovuti all’Inail.
Il vantaggio economico è rilevante, poiché l’esonero contributi. è riconosciuto fino a un limite massimo di 8.000 euro su base annua. Nonostante la riduzione dei versamenti, resta invariata l’aliquota utile per il calcolo delle prestazioni pensionistiche della lavoratrice. Questo aspetto garantisce che il beneficio per il datore di lavoro non si traduca in un danno futuro per la posizione previdenziale della madre assunta.
Requisiti soggettivi e condizioni per accedere al beneficio
L’accesso all’esonero contributi è subordinato a condizioni precise, pensate per indirizzare l’agevolazione verso situazioni di maggiore fragilità occupazionale.
La presenza di almeno tre figli minori di 18 anni rappresenta il primo elemento qualificante. A questo si aggiunge la necessità che la donna non abbia avuto un lavoro regolarmente retribuito nei sei mesi precedenti l’assunzione.
La misura è riservata esclusivamente ai datori di lavoro privati. Non rientrano, quindi, nel perimetro dell’esonero contributi le assunzioni effettuate da soggetti pubblici. Inoltre, l’agevolazione riguarda esclusivamente i contributi previdenziali a carico del datore, lasciando invariati gli altri obblighi contributivi non espressamente inclusi nella norma. Questo impianto normativo mira a garantire un equilibrio tra incentivo economico e tutela del sistema previdenziale.
Il beneficio in esame non deve essere confuso con il bonus mamme 2026, che invece è diretto alla lavoratrice stessa.
Durata dell’agevolazione in base al tipo di contratto
La durata dell’esonero contributi in esame varia in funzione della tipologia contrattuale scelta dall’azienda. Nel caso di assunzione con contratto a tempo determinato, anche se effettuata tramite somministrazione, l’agevolazione è riconosciuta per un periodo massimo di 12 mesi a partire dalla data di assunzione.
Qualora invece il rapporto di lavoro venga instaurato fin dall’inizio a tempo indeterminato, l’esonero contributi si estende fino a 24 mesi. È prevista anche una terza ipotesi: se un contratto a termine viene successivamente trasformato in rapporto stabile, il beneficio spetta per 18 mesi decorrenti dall’assunzione originaria. Questa articolazione temporale è pensata per favorire, in modo particolare, la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e la continuità occupazionale delle madri.
Esonero contributi: esclusioni, limiti e compatibilità fiscali
Non tutte le forme di lavoro rientrano nell’ambito applicativo dell’esonero contributi. La normativa esclude espressamente i rapporti di lavoro domestico e quelli di apprendistato. Inoltre, l’agevolazione non può essere sommata ad altri esoneri o riduzioni delle aliquote contributive previste dalla legislazione vigente. Questo significa che il datore di lavoro deve scegliere quale beneficio applicare, senza possibilità di cumulo.
Resta però una compatibilità importante: l’esonero contributi in questione può essere utilizzato insieme alla maggiorazione del costo del lavoro ammesso in deduzione in caso di nuove assunzioni, nota come maxi-deduzione. In questo caso, non è prevista alcuna riduzione del vantaggio fiscale. La combinazione tra incentivo contributivo e beneficio fiscale rende l’esonero contributi. uno strumento particolarmente interessante per le imprese che intendono investire sull’occupazione femminile e sulla stabilità lavorativa delle madri.
Riassumendo
- La legge di bilancio 2026 (legge n. 199/2025) prevede l’esonero contributi per favorire l’occupazione delle madri lavoratrici.
- L’esonero contributi riguarda madri con almeno tre figli minori, senza lavoro retribuito da sei mesi.
- Il beneficio azzera i contributi previdenziali datoriali fino a 8.000 euro annui.
- La durata varia secondo il tipo di contratto di assunzione.
- Sono esclusi lavoro domestico, apprendistato e cumulo con altri sgravi contributivi.
- L’esonero contributi è compatibile con la maxi-deduzione fiscale per nuove assunzioni.