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Oggi: 10 Gen, 2026

Chi è già in pensione a 67 anni di età può chiedere qualcosa in più all’INPS

Pensione a 67 anni, ecco il ricalcolo sterilizzando i contributi che danneggiano il calcolo della pensione anticipata.
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pensione a 67 anni
Foto © Investireoggi

Potrà sembrare strano, ma non lo è affatto. Chi è già andato in pensione prima di aver raggiunto l’età pensionabile può ottenere un vantaggio concreto sull’importo dell’assegno. In termini pratici, è possibile chiedere una sorta di ricalcolo della pensione una volta compiuti i 67 anni di età.

In effetti, chi è già in pensione a 67 anni può chiedere qualcosa in più all’INPS. Una possibilità oggi confermata non solo dalla normativa vigente, ma anche da recenti pronunce della giurisprudenza.

Non tutti i contributi sono uguali: ecco quelli che nuocciono alla pensione

Chi ritiene che tutti i contributi versati siano sempre positivi per la pensione ha quasi sempre ragione.

Quel “quasi”, però, fa tutta la differenza.

Esistono infatti situazioni in cui alcuni contributi possono avere un effetto negativo sull’importo dell’assegno pensionistico, finendo per ridurlo invece che aumentarlo.

Nel sistema contributivo puro, questo problema è stato superato: l’importo della pensione dipende esclusivamente dal montante contributivo, e tutto ciò che viene versato concorre sempre ad accrescere la prestazione finale.

Diverso è il discorso nel sistema retributivo, dove determinati periodi contributivi, soprattutto negli ultimi anni di carriera, possono incidere in senso sfavorevole.

Nel calcolo retributivo, infatti, contano le retribuzioni degli ultimi anni di lavoro. Se queste risultano più basse – per esempio a causa di una riduzione dell’orario, di un demansionamento o del ricorso ad ammortizzatori sociali – il risultato è una pensione più bassa, nonostante i contributi continuino a essere versati.

Bisogna ricordare che, sebbene oggi prevalga il sistema contributivo, il sistema misto è ancora ampiamente diffuso. Esso prevede:

  • calcolo retributivo per i periodi fino al 31 dicembre 1995 (o fino al 31 dicembre 2011 per chi aveva almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995);
  • calcolo contributivo per i periodi successivi.

Chi è già in pensione a 67 anni può chiedere qualcosa in più all’INPS

A fronte di questa criticità, esiste però una soluzione concreta. Riguarda chi è andato in pensione anticipata prima dei 67 anni, ad esempio:

  • con 42 anni e 10 mesi di contributi;
  • oppure attraverso altri canali di pensionamento anticipato previsti negli anni dal sistema previdenziale.

Per questi soggetti, anche nel 2026, una volta compiuti i 67 anni di età, è possibile chiedere all’INPS la neutralizzazione dei contributi dannosi.

Si tratta di una facoltà prevista da tempo dalla normativa, ma che oggi trova un rafforzamento decisivo nella giurisprudenza. In particolare, la sentenza della Corte di Cassazione n. 30803 del 2024, in continuità con precedenti interventi della Corte Costituzionale, ha ampliato e consolidato il diritto alla sterilizzazione dei periodi contributivi penalizzanti per chi è andato in pensione anticipata.

Neutralizzare questi contributi significa escludere dal calcolo pensionistico:

  • periodi di lavoro con retribuzioni sensibilmente ridotte negli ultimi anni di carriera;
  • periodi coperti da Naspi o altri ammortizzatori sociali, sempre collocati nella fase finale della vita lavorativa.

Il risultato è un incremento dell’importo della pensione, ottenuto eliminando dal calcolo quelle annualità che, pur essendo contributive, finiscono per abbassare la media retributiva utilizzata per la determinazione dell’assegno.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.