Il 2026 è iniziato come il 2025, vale a dire all’insegna del risiko bancario italiano. Si fanno sempre più insistenti le voci di un possibile interesse di Unicredit per MPS (Banca Monte Paschi di Siena). L’ingresso nel capitale avverrebbe rilevando la quota di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio. Questa possiede il 17,5% dell’istituto senese al termine della fusione con Mediobanca. Agli attuali prezzi di borsa, poco meno di 5 miliardi di euro.
Unicredit in MPS?
Una cifra alla portata di Andrea Orcel, che guida Piazza Gae Aulenti da quasi 5 anni e che da quando è stato nominato dal CDA di questi nel gennaio 2021, ha fatto salire le azioni dell’840%. Con una capitalizzazione di mercato sopra di 112,5 miliardi e capitale in eccesso stimato in diversi miliardi, non farebbe fatica a prendersi MPS. L’operazione avrebbe persino un senso industriale e convenienza per gli azionisti.
Creerebbe il primo polo bancario italiano, davanti alla stessa Intesa Sanpaolo. E con un CET1 al 30 settembre scorso al 16,9% per MPS, Unicredit rafforzerebbe il suo già forte capitale primario al 14,76%.
Incognita governo Meloni
Tra le possibili criticità, l’incognita del governo Meloni. Il decreto sul “golden power“ impedì l’anno scorso ad Orcel di prendersi Banco BPM. Palazzo Chigi avrà lo stesso atteggiamento nel caso di ingresso in MPS, di cui lo stato detiene ancora il 4,8%. La premier Giorgia Meloni ha dichiarato in conferenza stampa di valutare l’uscita definitiva del capitale, seppure “senza fretta”. Il suo esecutivo ha nei fatti orchestrato la scalata di Mediobanca per prendere il controllo di Generali e impedire che la finanza francese allungasse le mani sui risparmi italiani con l’operazione Natixis.
Possibile uscita da Commerzbank
In verità, sarebbe stato proprio questo l’obiettivo del governo: costringere Unicredit a deviare le attenzioni su MPS. La banca italiana ha nel frattempo rilevato il 26% della tedesca Commerzbank, scontrandosi con il governo federale di Berlino, i sindacati e la finanza teutonica. Se questa strada si rivelasse senza sbocchi, non potremmo escludere che Orcel decida di disinvestire. Otterrebbe una plusvalenza miliardaria e, ai prezzi di borsa correnti, circa 10,6 miliardi con cui rilevare non solo la quota Delfin in MPS, ma anche il suo 10% in Generali e che vale oggi 5,4 miliardi. La compagnia vanta un CET1 al 17,4%, anche in questo caso migliorativo dell’istituto milanese.
Unicredit con MPS padrone del sistema bancario-assicurativo
In pratica, Unicredit riuscirebbe a diventare padrone del sistema bancario-assicurativo italiano senza spendere un centesimo. Un’ipotesi che per il momento resta tale, ma che con il passare delle settimane prende quota. MPS è stata snobbata per tanti anni da Orcel, ma oggi è una banca risanata che produce utili e che controlla asset prestigiosi e ad alto potenziale come Mediobanca-Generali-Banca Generali. Resterebbe solo da valutare se accordarsi con gli altri grandi soci come Francesco Gaetano Caltagirone (10,26% di MPS e 6,28% di Generali) per garantirsi il controllo, oppure salire nel capitale senese per non trattare di volta in volta con nessuno. Sul punto saranno determinanti le trattative sotterranee con il Tesoro. Chissà che non decida di rilevare anche la quota di questi con la definitiva privatizzazione nell’aria.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
