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Oggi: 05 Gen, 2026

Analisi geo-economica: perché la cattura di Maduro è disinflazionistica, ma i bond europei non ne approfitteranno

La cattura di Nicolas Maduro sembra prospettare una fase di disinflazione per le economie avanzate, ma i bond in Europa non ne approfitteranno.
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Dalla cattura di Maduro possibile disinflazione, ecco impatto per bond in Europa
Dalla cattura di Maduro possibile disinflazione, ecco impatto per bond in Europa © Investireoggi

La cattura di Nicolas Maduro è salutata positivamente dalle borse mondiali in queste ore. In Asia la chiusura è stata in rialzo e in Europa gli indici salgono, pur senza euforia. Positivo è anche l’impatto che la notizia sta avendo sui bond in Europa, i cui rendimenti ripiegano e gli spread stringono. Neanche in questo caso i movimenti sono bruschi, pur risentendo di una certa aria di disinflazione.

Disinflazione con cattura di Maduro benefica per bond in Europa

Non possiamo ancora parlare di “caduta del regime chavista”, visto che gli Stati Uniti vogliono evitare di ripetere l’errore di George W. Bush in Iraq nel 2003, quando sciolse il partito Baath di Saddam Hussein, portando ad un collasso delle istituzioni e dell’apparato militare e provocando così una fase di lunga anarchia nello stato arabo.

Vero è, però, che Washington ha annunciato che le compagnie petrolifere americane saranno coinvolte pienamente nelle estrazioni locali, un fatto che prospetta il loro aumento e, quindi, la crescita dell’offerta globale.

Pur non essendo tecnicamente possibile immaginare un boom immediato delle estrazioni, nel medio-lungo periodo le esportazioni dal Venezuela risaliranno quasi certamente. Le estrazioni giornaliere sono attualmente nell’ordine degli 8-900.000 barili, meno di un terzo del picco storico toccato tra fine anni Novanta e inizi Duemila. Questo significa che esisterebbe un potenziale di almeno 2-2,5 milioni di barili al giorno. Sebbene ciò potrebbe non portare automaticamente a una risalita a tali livelli, la sola “minaccia” ai concorrenti globali rimescola le carte sul mercato dell’energia. Si riduce il potere di ricatto dell’OPEC e le economie importatrici, tra cui gli stessi Stati Uniti, disporranno all’occorrenza di una maggiore offerta per allentare eventuali tensioni sui prezzi.

Il rischio geopolitico per loro si contrae.

Più vicino accordo di pace in Ucraina?

L’impatto sui bond sovrani e corporate emessi in Europa sarebbe positivo. Un tasso d’inflazione strutturalmente più basso porterebbe ad un abbassamento dei rendimenti, specie sul tratto medio-lungo della curva. Esso risente per l’appunto delle aspettative d’inflazione, oltre che del rischio sovrano. E non c’è dubbio che quanto accaduto a Caracas possa nel breve termine spingere la Banca Centrale Europea a valutare il mantenimento dei tassi di interesse ai livelli attuali per un periodo più prolungato, se non a tagliarli ulteriormente nel corso dell’anno.

C’è un’altra conseguenza dell’evento che andrebbe in tal senso. Gli USA di Donald Trump hanno mostrato i muscoli e ciò li rafforza nel negoziato sull’Ucraina. Le resistenze delle cancellerie europee ad un accordo di pace potrebbero essere così superate. Questo fatto contribuirebbe ad allentare le tensioni sul mercato petrolifero, ponendo fine alle sanzioni occidentali contro la Russia. Finita la guerra, i flussi di greggio da Mosca al Vecchio Continente tornerebbero, anche se verosimilmente non ai livelli pre-bellici. Un altro motivo dopo Maduro per credere alla disinflazione in Europa con relativo impatto positivo sui bond.

E’ geopolitica della forza

Ma non bisogna fermarsi a guardare il dito senza vedere la luna. L’azione americana a Caracas ha rilanciato la geopolitica della forza. Agli occhi dei governi europei è diventato ancora più palese che nel mondo le partite si giochino se si dispone di una credibile forza di deterrenza militare. Questo riporta in auge più che mai il piano sul riarmo dell’Unione Europea, annunciato meno di un anno fa. Lo stesso governo di Berlino ha mollato i freni al debito per incrementare le spese militari. Nel marzo del 2025, il solo annuncio provocò l’esplosione dei rendimenti tedeschi.

In effetti, per i bond in Europa la possibile disinflazione che arriverebbe dal Venezuela dopo la cattura di Maduro sarebbe solo una faccia della medaglia. L’altra riguarda la necessità di finanziare un costoso piano di riarmo per mettersi alla pari con le grandi potenze mondiali. E ciò avverrà aumentando i debiti, essendo impopolarissimo aumentare le tasse o tagliare i servizi per scopi bellici. Il rischio sovrano si accentua già persino per quegli emittenti un tempo considerati al riparo da qualsiasi tensione: Francia e Regno Unito in primis. Fuori dal continente, lo stesso dicasi per Giappone e Stati Uniti. La stessa Germania non è più quella dell’avanzo di bilancio.

Disinflazione dopo Maduro non basta ai bond in Europa

C’è, infine, un’altra ragione per credere che la possibile disinflazione grazie alla deposizione di Maduro in Venezuela non basterà ai bond in Europa. Se è vero che nel 2022 fu uno shock esterno a colpire la nostra economia tramite la crisi energetica, d’altra parte i problemi sono ben più strutturali e di natura interna. Il nostro continente cresce poco a causa di un eccesso di regolamentazione, alta imposizione fiscale specchio dell’incapacità di tagliare la spesa pubblica, nonché ai ritardi ormai forse incolmabili sul fronte dell’innovazione tecnologica come l’Intelligenza Artificiale. A crescere senza freno sono soltanto i debiti. E gli accadimenti di questi giorni non cambiano per noi lo scenario.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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