Ecco quando la pensione può essere sospesa e come riattivarla all’INPS

Quando si rischia la sospensione della pensione o dell'assegno sociale e come si fa a recuperare la situazione con l'INPS.

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Parlare di esperienza drammatica non è certo una esagerazione se parliamo di pensioni sospese e bloccate all’INPS. Capita spesso che un pensionato vada allo sportello delle Poste per ritirare il proprio rateo di pensione e non lo trovi. Tornare a casa tra la disperazione e la delusione è prassi in questi casi. E chi crede che questa esperienza sia difficile, sbaglia, perché le regole dell’INPS sono talmente rigide che anche prestazioni tra il previdenziale e l’assistenziale come l’Ape sociale o anche l’assegno sociale o la pensione di invalidità possono essere sospese. Sembra strano che anche l’assegno sociale, che è una prestazione destinata a chi non vive in maniera agiata, che non è espropriabile, pignorabile e nemmeno tassabile, possa venire sospesa. Ma è esattamente così.

“Buonasera, mi chiama Luisa e sono una pensionata con assegno sociale dal 2015. Vivo con circa 500 euro al mese di assegno sociale e non ho altro da cui attingere.

Non ho case, non ho terreni, non ho altri redditi e altre rendite. A gennaio mi hanno bloccato l’assegno sociale. La motivazione è che non avrei presentato le dichiarazioni dei redditi del 2017 e del 2018. Io non sono tenuta a presentare le dichiarazioni dei redditi, e tra l’altro l’INPS non mi manda nemmeno la Certificazione Unica della mia pensione, visto che l’assegno sociale pensione non lo è. Avendo reddito zero, come l’INPS sa già dal momento che per godere del bonus sociale sulle bollette ogni anno faccio l’ISEE, non capisco come si arrivi a bloccare la pensione a chi non ha altro di cui vivere. Cosa posso fare adesso?”

Pensioni INPS tra dichiarazioni dei redditi all’Agenzia delle Entrate e modello RED

Il caso della nostra lettrice è di quelli che fatto scuola.

Si tratta del tipico esempio di sospensione della prestazione per mancata comunicazione dei redditi da parte del pensionato. Un pensionato che ha la prestazione o una parte della prestazione, collegata ai redditi infatti, deve obbligatoriamente comunicare all’INPS i redditi anno dopo anno. E in genere ogni febbraio scade la cosiddetta Campagna Red. Per esempio entro il prossimo 28 febbraio i pensionati dovranno presentare le dichiarazioni reddituali del 2021 o del 2020 nel caso di solleciti Red. Stessa scadenza e stesso adempimento per il modello ICRIC, che devono inviare i titolari di prestazioni per invalidi. In questo caso non sono i redditi da comunicare, quanto piuttosto eventuali periodi di ricoveri in strutture pubbliche o a convenzione pubblica.

Dal modello ICRIC al modello Red, ecco le differenze

I pratica, con il modello Red il pensionato comunica all’INPS i suoi redditi e quelli dei familiari. Redditi che l’INPS userà per ricalcolare la prestazione o per verificare la permanenza del diritto a percepire la pensione o la parte di pensione che dipende proprio dai redditi. Col modello ICRIC invece, il titolare di pensioni di invalidità o simili, deve comunicare se è stato ricoverato. Infatti se il pensionato sfrutta le strutture pubbliche o convenzionate con il Sistema Sanitario Nazionale, non ha diritto alla prestazione (ma solo per ricoveri superiori a 30 giorni).

Pensione sospesa dall’INPS, quando avviene?

nvalidità e assegno sociale: verifiche INPS e possibile revoca Inps specifica la procedura di verifica delle dichiarazioni reddituali dei percettori di assegni sociali e di invalidita civile. Possibili sospensioni per chi non adempie Verifiche e possibili sospensioni delle prestazioni assistenziali per i percettori di assegno sociale assegno di invalidità (cecita e sordita) che non hanno inviato le dovute dichiarazioni dei redditi a partire dal 2017. Inps spiega nel messaggio n. 2765 del 28 luglio 2021 l'iter che viene intrapreso prima della sospensione ed eventuale revoca . Si specifica innanzitutto che le prestazioni assistenziali che seguono:

Per esempio l’assegno di accompagnamento è una prestazione che  viene sospesa nel momento in cui il pensionato viene ricoverato. Il principio è semplice. Se il pensionato grava sulle casse statali con il ricovero, non deve gravare anche dal punto di vista della prestazione. Soprattutto dal momento che l’assegno di accompagnamento è una misura che viene erogata per permettere al contribuente di essere assistito a casa propria. Per i redditi e per il modello Red la situazione è praticamente la medesima.

Tra le prestazioni erogate dall’INPS che hanno una loro parte collegata ai redditi del beneficiario ci sono la pensione di inabilità, l’assegno mensile di assistenza, la pensione ai ciechi civili, la pensione per i sordi e anche l’assegno sociale.

Tutti i titolari di queste prestazioni sono tenuti a comunicare all’INPS la loro situazione reddituale. Un obbligo che diventa fondamentale soprattutto per quanti non sono obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle Entrate (modello 730 o modello Redditi PF).

Cosa succede a chi non si attiene alle regole e non presenta il modello Red

Dal punto di vista sociale potrà sembrare una cosa poco ligia ma le regole del sistema INPS non sempre sono eque. La nostra lettrice dal punto di vista morale ha ragione, anche se ha commesso un errore come cittadina a non assecondare una richiesta dell’INPS basata su una legge dello Stato e quindi che andava seguita. Il modello Red o il modello ICRIC sono obbligatori. Purtroppo spesso le lettere con le stringhe non arrivano a casa dei pensionati e questo mette a rischio errore quanti non le ricevono. Perché c’è il concreto rischio di fare la fine della nostra lettrice che ha ricevuto di fatto la sospensione della pensione.

In genere però, non si può addebitare la sospensione di una prestazione, alla mancata lettera dell’INPS. Infatti in genere l’Istituto Previdenziale invia al contribuente la nota di preavviso di sospensione. E si tratta di una lettera inviata tramite raccomandata A/R in cui l’INPS chiede in 60 giorni, di mettersi in regola con le comunicazioni Red o ICRIC.

L’ISEE non serve come alternativa al modello Red

A poco serve il fatto che il pensionato ogni anno produca l’ISEE. Anche se dentro la DSU per l’ISEE ci sono i dati reddituali e patrimoniali di un nucleo familiare questo non basta per considerare completato l’obbligo Red. Anche se logica vorrebbe che nel regime di semplificazione, questa cosa fosse ammessa. Infatti se un titolare di assegno sociale presenta la DSU all’INPS che avvia i controlli sulla veridicità dei dati, nel momento che rilascia l’ISEE, dovrebbe aver confermato che il titolare di assegno sociale ha questi redditi.

Ma spesso la semplificazione, con l’INPS ma non solo, è tutto fuorché un fattore che esiste.

La ricostituzione della pensione è fondamentale

Decorsi 60 giorni dalla nota dell’INPS senza che il contribuente ha risposto, ecco che la sospensione si materializza. Ed a partire dalla data di sospensione se decorrono ulteriori 120 giorni senza riscontro da parte del pensionato, ecco che dalla sospensione si può passare alla revoca della prestazione. Revoca che apre ad un altro aspetto che è quello della restituzione delle somme ricevute come assegno sociale o simile, per tutto il periodo di mancata comunicazione dei redditi. Per evitare la sospensione basta presentare i modelli richiesti dall’INPS entro i termini prima citati. A sospensione o revoca sopraggiunta, l’interessato deve produrre domanda di ricostituzione della pensione.

In questo modo comunicherà tutti i redditi degli ultimi anni, andando più indietro possibile e magari fin dalla data di decorrenza della prestazione. Infatti è probabile che l’INPS abbia erogato ad un cittadino per la prima volta l’assegno sociale, usando dei redditi presunti. Ipotizzando la decorrenza di un trattamento il 31 gennaio 2023 infatti, l’INPS non può che erogare la prestazione in base a redditi 2023 non ufficiali (si avrà conferma di questi redditi solo a fine 2023).

 

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