Bonus 600 euro Inps ai parlamentari, perché non se ne parla più?

La casta imbosca lo scandalo del bonus da 600 euro Inps richiesto da cinque parlamentari alla vigilia del referendum.

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La casta imbosca lo scandalo del bonus da 600 euro Inps richiesto da cinque parlamentari alla vigilia del referendum.

Del bonus Inps da 600 euro richiesto dai parlamentari non se ne parla più. L’opinione pubblica è stata abilmente distratta dai media verso altre preoccupazioni. Come sempre accade quando scoppia uno scandalo e in mezzo finiscono istituzioni e poteri forti.

La casta ha fatto quadrato in vista del referendum confermativo al taglio dei parlamentari e ha insabbiato tutto a livello mediatico. Eppure, solo un mese fa eravamo tutti indignati della richiesta avanzata da cinque deputati per la richiesta del bonus da 600 euro Inps destinato a partite iva colpite dalla crisi economica derivante dalla pandemia. Tre di loro non l’hanno ottenuto, altri due no per vizi di forma. Si tratta – lo ricordiamo – di parlamentari che fra indennità, diarie, rimborsi spese, ecc. percepiscono oltre 17.000 euro al mese. Stipendi da favola che non trovano paragoni, non solo in Europa, ma nel mondo interno.

Bonus 600 euro Inps ai parlamentari

L’indignazione popolare suscitata dall’evento ha messo in croce il Parlamento e i suoi 950 rappresentanti eletti dal popolo (630 deputati e 315 senatori + i senatori a vita) che, non sapendo più che pesci pigliare, ha chiamato in causa il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, nel velleitario tentativo di scaricare il barile al di fuori delle aule parlamentari in vista del referendum del 20-21 settembre. Ci si è poi attaccati ai nomi, ma come si suol dire, si dice del peccato ma non del peccatore. E così anche i nomi sono coperti da privacy, almeno fino a quando il Garante non si esprimerà in merito al termine dell’istruttoria avviata. Dopo il referendum naturalmente.

Coinvolti anche 2.000 politici locali

Ma al di là dei nomi, che poco importa conoscere, la cosa importante è il fatto.

Benché lecita, la richiesta del bonus da 600 euro avanzata dai parlamentari non è moralmente giusta. Non è possibile che tali soldi, prelevati dalla fiscalità generale dei contribuenti italiani, finiscano nelle tasche di chi già guadagna e si arricchisce con la politica. Chi ha sbagliato? Il governo ha fatto il decreto in maniera frettoloso perché c’era uno stato di emergenza, ma il Parlamento ha poi avuto 60 giorni di tempo per convertirlo in legge. Possibile che non si sia preoccupato di inserire una clausola che avrebbe limitato l’accesso al bonus Inps da 600 euro alle partite iva in difficoltà o mettendo un tetto al reddito? Quindi, delle due l’una: o i parlamentari sono incompetenti o gatta ci cova. Verrebbe da pensare la seconda ipotesi perché oltre ai cinque deputati finiti nell’occhio del ciclone, ci sono dentro anche oltre 2.000 politici, fra sindaci, consiglieri e amministratori locali dio ogni genere e grado.

Annullata anche la riforma sul taglio dei vitalizi

Ma non è solo lo scandalo del bonus da 600 euro richiesto dai parlamentari che ha fatto indignare i cittadini in questa strana estate dominata dalle preoccupazioni del Covid-19. A sollevare polemiche è stata anche al decisione della Commissione Contenziosa del Senato che ha bloccato la riforma del taglio dei vitalizi ai parlamentari. Una manovra fatta in piena estate, di notte, in perfetto stile italico in difesa di privilegi di altri tempi. E che anche gli stessi colleghi parlamentari di oggi hanno criticato. A fronte di chi ogni giorno lavora e suda per l’agognata pensione, c’è chi è disposto a pagare fior di avvocati e dare battaglia fino all’ultimo pur di difendere vitalizi e privilegi che non trovano la benché minima giustificazione di fronte alla crisi economica che ogni cittadino sta vivendo oggi.

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