Tassa sulla casa, così la Cina vuole combattere la bolla immobiliare

Il presidente cinese Xi Jinping invoca progressi per imporre una tassa anche sulla casa nel tentativo di arrestare la bolla immobiliare.

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Bolla immobiliare in Cina

Mentre in Italia si discute e ci si divide sulla riforma del catasto, anche la Cina vuole stangare la casa con un’apposita tassa. Il presidente Xi Jinping ha invocato progressi sul fronte fiscale per espandere la tassazione anche alla proprietà privata. L’obiettivo non esplicitamente dichiarato consiste nel combattere così la potente e pericolosissima bolla immobiliare, che ormai sta facendo tremare l’intera economia domestica. Essa è cresciuta solamente del 4,9% nel terzo trimestre dal +7,9% del secondo e sotto le attese degli analisti. E proprio quanto sta succedendo in questo settore ha inciso sul rallentamento in corso.

In Cina, una tassa sulla casa non esiste, se non dal 2011 per certe proprietà nelle città di Shanghai e Chongqing. Qui, i proprietari pagano un’imposta commisurata al prezzo di acquisto dell’immobile. L’idea del governo sarebbe di estenderla a tutte le città di primo livello, tra cui Pechino. Ma non sarà facile arrivare a una misura del genere. Per quanto la bolla immobiliare faccia paura, è pur vero che il settore incide per ben il 28% del PIL.

In calo i prezzi delle case in Cina

Decenni di sovrainvestimenti alimentanti dallo stesso stato hanno dato vita a un settore ipertrofico. Tuttavia, ad agosto i prezzi delle case sono diminuiti in 16 delle 31 province in cui è amministrativamente suddivisa la Cina. Il calo medio su base annua è stato del 2,7%. Sta succedendo che i colossi immobiliari non stiano più riuscendo ad accedere alla liquidità sui mercati, vuoi perché le autorità finanziarie hanno chiuso loro i rubinetti, vuoi anche per la paura degli investitori istituzionali a prestare loro denaro.

E così, alcune società stanno rivendendo le loro proprietà a sconto per avere il cash sufficiente con cui pagare i debiti.

Tuttavia, le province di Yueyang e Zhangjiakou hanno vietato gli sconti superiori al 15%. In alcune aree di Wuxi è fatto persino divieto di rivendere le proprietà sottocosto, mentre il distretto industriale di Harbin eroga 100.000 yuan (circa 13.360 euro) agli acquirenti di prime case. E i mutui agevolati sono adesso offerti fino a 30 anni, anziché a 20.

Insomma, la legislazione resta confusa. Da un lato, i governatori cercano di “sgonfiare” la bolla immobiliare, dall’altro continuano ad alimentare la domanda di case e a frenare il calo dei prezzi. Il punto è che non possono permettersi che i terreni si svalutino troppo, essendo divenuti fonte principale di entrata. In Cina, tutte le terre appartengono allo stato, che le vende alle società per consentire loro di costruire. In teoria, se queste vanno a gambe per aria, lo stato può riprendersi le terre e recuperare così a favore delle famiglie clienti un asset fondamentale per il settore.

La bolla immobiliare minaccia l’economia cinese

Evergrande, gigante con 305 miliardi di dollari di debiti, ha saltato diversi pagamenti relativi ad obbligazioni tra settembre e ottobre. Tra pochi giorni rischia formalmente di andare in default. Il caso ben segnala quanto la bolla immobiliare rischi di travolgere buona parte dell’economia cinese. Si calcola che i debiti ad essa legati ammontino ad almeno 5.000 miliardi di dollari. La tassa sulla casa sarebbe un modo per Pechino di ottenere anche in futuro una fonte di entrata stabile nel tempo, ma indipendente dalla vendita di nuove terre per costruirvi sopra ancora più case.

Inoltre, la misura s’insinua in un contesto ben preciso. Il presidente Xi ha fatto presente che entro il 2050 la Cina debba centrare l’obiettivo della “prosperità comune”, un modo come un altro per dire che i beneficiari del boom economico debbano condividere parte delle loro fortune con chi è rimasto indietro. La tassa sulla casa stangherebbe gli immobili di lusso e quelli appartenenti alle famiglie più agiate e residenti nelle aree più ricche. Ma i governatori potrebbero storcere il naso. Negli ultimi anni, la competizione tra di loro per mostrarsi capaci agli occhi della dirigenza di Pechino ha scatenato una corsa agli investimenti immobiliari a dir poco insostenibile, con città fantasma costruite e mai abitate.

Ma la minaccia della bolla immobiliare potrebbe cambiare i piani.

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